L’accerchiamento da parte delle autorità russe nei confronti dell’oppositore di Vladimir Putin Alexei Navalny continua. Mercoledì sera il tribunale di Mosca ha dichiarato formalmente illegali ed “estremiste” le organizzazioni fondate dal leader dell’opposizione.

Secondo la procura moscovita le organizzazioni di Navalny erano “impegnate a realizzare le condizioni per destabilizzare la situazione sociale e politica del paese con la scusa dei loro slogan liberali”.

Si tratta dell’ultima mossa per silenziare le voci critiche interne in vista delle cruciali elezioni politiche di settembre. Ad essere colpita dalla sentenza del tribunale di Mosca è in particolare la Fondazione anticorruzione FBK, la più nota tra le organizzazioni fondate da Navalny, che ha pubblicato le note inchieste sulla corruzione della classe dirigente russa.

La sentenza, con effetto immediato, vieta alle persone collegate alla Fondazione anticorruzione e alla rete di sedi regionali di candidarsi a incarichi pubblici. Apre inoltre a lunghe pene carcerarie per chi abbia lavorato con le organizzazioni, abbia fatto loro donazioni, o ne abbia condiviso materiali.

Un processo che somiglia ad una farsa, almeno a giudizio di molti osservatori stranieri: le prove che hanno portato alla decisione finale del tribunale della capitale non sono state rese pubbliche in quanto considerate “segreto di stato”, mentre il tribunale non ha accettato gran parte delle richieste avanzate dalla difesa, tra cui la testimonianza dello stesso Navalny.

L’oppositore russo, attualmente in carcere, ha commentato su Instagram la sentenza che ha messo fuori gioco le sue organizzazioni: “Ci stiamo evolvendo. Ci adatteremo. Ma non ci ritireremo rispetto ai nostri obiettivi e alle nostre idee”.

Ma reazioni forti sono arrivate anche dall’occidente. Per il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab la sentenza del tribunale di Mosca è “perversa. È un altro attacco kafkiano a coloro che si battono contro la corruzione e per società aperte, ed è un tentativo deliberato di mettere fuori legge in modo efficace la vera opposizione politica in Russia”.

Anche il Dipartimento di Stato americano ha condannato la sentenza: “La Russia ha effettivamente criminalizzato uno dei pochi movimenti politici indipendenti rimasti nel paese. Il popolo russo, come tutti, ha il diritto di parlare liberamente, formare associazioni pacifiche per fini comuni, esercitare la libertà religiosa e far sentire la propria voce attraverso elezioni libere ed eque“, ha affermato il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price in una nota.

Alexei Navalny era stato arrestato all’aeroporto di Mosca lo scorso gennaio, di ritorno dalla Germania: lì si trovava per curarsi dopo un tentativo di avvelenamento che, secondo molteplici ricostruzioni, sarebbe stato tentato dai servizi di sicurezza russi.

Redazione