Andrà a processo il 27 aprile con rito abbreviato Walter De Benedetto, il malato di artrite reumatoide finito sotto inchiesta per aver coltivato in casa cannabis a scopo terapeutico. Aveva optato per l’autoproduzione perché rimasto senza terapia a causa delle carenze del sistema sanitario: per questo è stato imputato di coltivazione di sostanza stupefacente in concorso. L’uomo, assistito dagli avvocati Claudio Miglio e Lorenzo Simonetti, è arrivato al Tribunale di Arezzo accompagnato in ambulanza a causa delle sue gravissime condizioni: «mi assumo la mia responsabilità, ho fatto di tutto per essere in aula oggi per andare fino in fondo. Questa è una battaglia in cui non ci sono solo io, credo nella giustizia e nella legge, mi sento a posto con la mia coscienza».

Walter si era appellato anche al Presidente della Repubblica Mattarella per chiedere il rispetto del diritto alle cure. «Da 14 anni – si legge in una nota di Meglio Legale, ponte tra istituzioni e cittadini per discutere i temi riguardanti la legalizzazione della cannabis – nel nostro Paese è consentito il ricorso alla Cannabis Terapeutica, ma il fabbisogno è superiore alla produzione e all’importazione del farmaco. Un fenomeno che, legato alla poca informazione in merito, rende farraginoso e complesso l’approvvigionamento della terapia da parte dei pazienti che molto spesso sono costretti a misure come l’autoproduzione».

“IL DOLORE NON ASPETTA”

Walter è arrivato in tribunale «con coraggio, quel coraggio che manca alle istituzioni per approvare riforme di buon senso come quella della coltivazione domestica – ha detto la coordinatrice di Meglio Legale Antonella Soldo – Rilanceremo la nostra iniziativa per sollevare l’attenzione sul Disegno di Legge presentato in Commissione Giustizia che chiede di affrontare questo aspetto».

Presenti ad Arezzo anche Michele Sodano, Parlamentare appartenente al Gruppo Misto, l’attivista Matteo Mainardi dell’Associazione Luca Coscioni, e Riccardo Magi, Deputato di +Europa/Radicali. Quest’ultimo, lo scorso novembre, dopo aver consegnato a De Benedetto un barattolo di cannabis da lui stesso coltivata, aveva depositato la sua autodenuncia al commissariato Trevi di Roma, chiedendo che gli atti fossero immediatamente trasmessi alla competente procura di Arezzo: «Con l’inizio del processo a De Benedetto – ha dichiarato il parlamentare – a giudizio non va una persona che da anni lotta contro una forma terribile di artrite reumatoide, ma l’intero sistema sanitario e le nostre norme e politiche sulle droghe. Quello iniziato al Tribunale di Arezzo mette sotto accusa una persona che non ricevendo la giusta dose di cannabis terapeutica ha deciso di coltivarsela da solo. Un paradosso incredibile perché sul banco degli imputati dovrebbero finire tutte le istituzioni che hanno il potere di agire affinché queste ingiustizie non avvengano mai più e invece si voltano dall’altra parte».

RISCHIA FINO A 20 ANNI DI CARCERE