Andare in aula serve a Meloni e al cdx
Il centrodestra e il corpo del capo
Giorgia Meloni in aula, ci vada spesso. È ciò che serve a lei e al centrodestra. A proposito: meglio la leader-premier ragioni più da cdx che da FdI che qualche problemino lo ha. Non crederà il suo vertice di cavarsela con un’altra Atreju: si dovrà ripensare da partito del primo ministro con responsabilità erga omnes. L’ultima: il duello Buttafuoco-Giuli ha oscurato la sinistra su un oggetto, la Biennale, che un tempo era roba “gauche”; ma che due “gabinettisti” Mic, per quanto ragguardevoli, finiscano sulle prime pagine, non ha precedenti; colpa meno di chi li mette (o tempora o mores “quotidiani”) e più chi li fa finire lì. Dubito lo capiscano: ancora gli uomini d’ordine della “droite” non sono usciti dal “male oscuro” referendario da cui la leader si mostra non (più) ammalorata, come si è visto in aula a Palazzo Madama. Dove lo scenario, guidato da La Russa, in cui gli interroganti di sua maestà si alternavano ai signornò dell’opposizione (dò un pareggio), ha visto prevalere, sopra tutto e tutti, la presidente del Consiglio. Annoto tre dati.
La prima: non è vero che Meloni fa bene solo in arene internazionali; riesce anche meglio nelle aule parlamentari. La dialettica è pane per i suoi denti, per chi è cresciuta nella ventennale “politique politicienne” e nei confronti, lei – lei in prima persona – svetta, c’è poco da fare; anche col “senatore Renzi” che tira fendenti alla famiglia Addams meloniana – ma era da meno la sua family, dalle signore Mogherini e Bellanova, al commendatore Gozi “des Palmes” ? – senza farcela a tangere lei. Ne ha fatto le spese Boccia, trafitto dalla inaspettata “spesa del sabato” della premier in stile tatcheriano.
Il secondo dato è da psicosfera: la premier in aula, fa molto aria Westminster, alza l’istituzione politica dalle bassure della caccia alle amanti governative, delle grazie date e ricevute, del rovistare i cassonetti della politica, in cui si può trovare tutto, di tutti: trasmette serietà. E dirige lo spartito politico del suo schieramento che ascolta dal “corpo del capo” le sue ragioni: riprende comune scopo ed energia.
Terzo: la politica è confronto tra “relatività”, non tra il “relativo” che c’è di qua e l’“assoluto” che si promette di là (su cui Calenda, non pare scommettere). Le cifre sciorinate – dal superbonus edilizio a quelle di occupazione, tasse e spread – nel confronto con i governi passati, danno qualche vantaggio alla “rive droite” e per le Politiche del 2027 offrono una partita apertissima: i leader saranno decisivi. Ma di qua hanno la “presidenta” in campo; di là si discute ancora, come e chi.
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