Nel territorio che attende da trent’anni la ri-generazione, il Circolo Ilva Bagnoli chiede di essere ascoltato in ragione dei suoi 113 anni di attività nel promuovere coesione e inclusione sociale. Lo chiede in forza dei suoi 2.000 associati, delle 284.000 presenze l’anno di persone di tutte le età e condizioni (sociali e fisiche), trovano in questo luogo l’opportunità di incontrarsi, fare sport – amatoriale e competitivo- in diverse discipline, di accrescere nel concreto la qualità della vita in una dimensione collettiva. Lo chiede anche in ragione del Bando Capitale Sociale e Territorio a Bagnoli con cui, a proprie spese, ha raccolto idee-progetto per la ri-generazione di questo luogo, proprio per contribuire a rendere sostenibile e inclusivo lo sviluppo di questo territorio. I sette lavori di progettazione hanno adottato un approccio multidisciplinare, proponendo soluzioni innovative che concorrono ai medesimi obiettivi di rigenerazione urbana enunciati nel “Piano per Bagnoli” e contemperano: sostenibilità dei costi pubblici di intervento; incremento dei benefici sociali; tempi ragionevoli di realizzazione.

Non è ben chiaro perché, a tutt’oggi, continuano ad essere profilate progettazioni che prevedono: interventi inutilmente costosi; nessuna certezza sulla continuità delle attività sociali; tempi indefiniti di realizzazione. C’è una evidente sottovalutazione del ruolo propulsivo del Capitale Sociale. Un vuoto di attenzione che genera palesi inadeguatezze nella formazione delle decisioni pubbliche. È pur vero che prendere decisioni, a Napoli, è un’impresa complessa. Il Sindaco Manfredi lo ha ripetuto recentemente al convegno di presentazione del volume “Napoli 1990-2050”. Lo so e ne convengo, ma proprio l’infinita storia di Bagnoli dimostra la scarsa efficacia di scelte che vengono adottate in circuiti autoreferenziali, in un clima di conflitti, veti e contrattazioni. In tali casi è utile ascoltare il territorio, per intercettare i filamenti propulsivi che vengono dalle energie sociali che lo abitano, lo vivono e ci lavorano.

Un modo per trattare la complessità è concepirla come risorsa; esplorarla a dimensioni più prossime al territorio e alla società; ricercare gli elementi e i fattori che possono contribuire a superare i conflitti. Ciò serve ad accompagnare la Società e la Politica verso scelte condivise che propizino esiti coesivi, orientati allo Sviluppo sostenibile e inclusivo, come raccomandato da tempo dalle politiche comunitarie. Il Circolo Ilva Bagnoli chiede di colmare questi vuoti di attenzione. La cultura del fare è sedimentata nella sua storia, ma vi è piena consapevolezza dei fallimenti a cui si va incontro con i deficit di visione, di pensiero e di condivisione. Per queste ragioni, promuove un ciclo di Convers- Azioni sul tema Territorio e Comunità: la Coesione sociale per lo sviluppo. Il primo appuntamento è il 25 marzo. Prenderemo spunto dal lascito culturale di Giorgio Ceriani Sebregondi, sulle cui tracce riteniamo che possa progredire lo sviluppo inclusivo. Ce ne parlerà Carlo Borgomeo che ha curato la ripubblicazione dei suoi scritti ed è artefice del suo pensiero alla guida della Fondazione con il Sud. Raccoglieremo e sintetizzeremo i contributi di Luigi Carrino, Michelangelo Russo, Massimo Clemente, sperando in tal modo di dare un aiuto a formare quel “pensiero condiviso” necessario per agire con tempestività, giustizia ed efficacia.