Il 2 febbraio, incontrando Matteo Salvini per proporgli di promuovere insieme una campagna sulla giustizia giusta, lo mettemmo in guardia ricordandogli quanto accadde a seguito del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati nel 1987. La storia si ripete. Da alcune settimane notiamo da Radio radicale come i media si stiano accanendo a sollecitare tra i dirigenti della Lega una alternativa a Matteo Salvini. Il bombardamento mediatico delle ultime settimane non va confuso con la cronaca di un dibattito interno, a quel momento inesistente.

Poi è arrivata la vicenda di Luca Morisi. Sul lato personale non abbiamo nulla da dire: sono scelte personali e i protagonisti sono maggiorenni. Se ci sono risvolti penali sarà un giudice a decidere. Dal punto di vista politico è evidente la contraddizione tra la sua attività pubblica e la sua vita privata. Attività che non condividiamo nel merito e nei toni. Detto questo, sarebbe una novità se la vita privata di una persona esposta come Luca Morisi non fosse nota, se non attenzionata, da qualche istituzione. Ormai è certo che si sta usando la vicenda Morisi per colpire Matteo Salvini e la Lega nel momento in cui il loro massimo impegno è sulla campagna elettorale e sui referendum giustizia. Non ci stupisce: è la reazione del regime italiano che non tollera sbavature democratiche.

Avevamo salutato la decisione di Matteo Salvini di promuovere i referendum sulla giustizia come una evoluzione, e salutiamo positivamente la sua decisione di abbracciare anziché abbandonare Luca Morisi. C’è chi vuole che Matteo Salvini sia condannato al suo passato e marginalizzato, noi lo ringraziamo per aver rimesso al centro del dibattito pubblico la questione giustizia “la più grande e grave questione sociale di questo paese” e gli chiediamo di non mollare quello che può rappresentare l’inizio di un processo riformatore.

Maurizio Turco, Irene Testa