Il dibattito politico si occupa da mesi del “caso Vannacci” e di Futuro Nazionale, il partito lanciato lo scorso febbraio. Le previsioni di crescita della nuova formazione sono consistenti e lasciano prevedere inevitabili trattative a ridosso della prossima scadenza elettorale. Ciò non esime però dal fare qualche considerazione sulla natura programmatica del nuovo partito. La nascita di Futuro Nazionale, senza dubbio, modifica la geografia del centrodestra, che ha mosso a Vannacci accuse di ingratitudine dopo aver ricevuto anatemi di lassismo. Ma altera anche il posizionamento delle opposizioni, invitate a usare la nascita di Futuro Nazionale come una irresistibile contraddizione interna al centrodestra. Vannacci, dal canto suo, sembra puntare a due aree elettorali: quella degli scontenti del centrodestra, che giudicano negativamente l’ammorbidimento istituzionale della destra storica, e quelli del non-voto di protesta tra gli ex elettori dello stesso centrodestra.

Il piano di Vannacci: gli scontenti e gli astenuti

Per comprendere meglio le ragioni che accompagnano la crescita di Futuro Nazionale, occorre considerare se gli aspetti apparentemente di forza non mascherino debolezze strutturali che potrebbero non tardare a emergere. Ciò di cui parliamo è, in una immagine, un croissant fumante appena sfornato o pane duro rimasto a lungo al chiuso? L’impressione è che le azioni di Futuro Nazionale, nonostante le previsioni, siano deboli sia nel merito che nel metodo. Nel programma emergono molte, troppe cose del passato, però ben vestite e apparentemente attualizzate. Buona parte delle dichiarazioni programmatiche di Vannacci sembra un album di foto ricordo, non solo per i riferimenti alla X-Mas o alla RSI, ma anche per la dichiarata volontà di ripristinare un presunto passato glorioso nazionale indebitamente messo in soffitta. Alcuni di questi temi sono stati prepotentemente inseriti nel programma di Futuro Nazionale, come l’ingresso nel mondo del lavoro a 14 anni (dimenticando che in Italia la scuola dell’obbligo è sino a 16 anni) o il limite all’immigrazione al 4% (in contrasto con regole europee e con accordi internazionali) o l’idea che le mogli-fattrici debbano stare a casa in cucina e ad allevare figli (un’idea ormai da molto tempo in contrasto con il comune sentire).

Tutto ciò pone una domanda semplice. Dov’è il futuro evocato nella denominazione del partito? E a quale futuro dovrebbe propendere, quando tutto ciò che propone, o quasi, è fatto di quella nostalgia canaglia che fa riaprire con non poca tristezza gli album delle foto di famiglia? È vero che il richiamo al futuro deve avere delle radici antiche per poter scattare in avanti. Ma l’idea del futuro presuppone innanzitutto la volontà di ricercare soluzioni nuove a vecchi problemi. È porsi di fronte a una lavagna per scrivere cose nuove attraverso il confronto con gli altri e non in solitudine da puri e duri. Il futuro sollecita la curiosità e deve indicare punti di arrivo che consentano di scrutare l’orizzonte. Il futuro è un moto e una spinta che sostiene per andare sempre in avanti e mai indietro.

Futuro Nazionale rischia, in questo, di essere un ossimoro programmatico, come qualcuno ha osservato. Appare come una promessa del domani che si esprime con il culto di ieri. Si presenta come un’operazione di riesumazione, più che una spinta all’innovazione. Da qui il paradosso: come si può andare verso il futuro attraverso un’evocazione del passato e una riorganizzazione del rimpianto e dei suoi riti? Tutto appare francamente inconciliabile e appesantito ulteriormente dall’uso della nostalgia come collante ideologico. Come guardare allora al futuro senza considerare le profonde trasformazioni indotte dal digitale? E che dire dell’Intelligenza Artificiale che permea ormai ogni nostra attività, dalle industrie alle professioni? Da qui una inevitabile considerazione. La politica non è altra cosa rispetto al mondo che cambia a una velocità pazzesca, né è un retaggio del passato. La politica deve comprendere, leggere e decidere in base a tutti i nuovi strumenti di cui la società dispone, dalla PA alla mobilità e alla logistica, dalle reti e infrastrutture all’energia, dalla sicurezza al fintech.

Il futuro è altro, ed è qualcosa di molto diverso dal quadro tracciato da Vannacci. Digitale e tecnologia vanno coniugate con tutti gli aspetti organizzativi della società, e questo farà la differenza tra la società di oggi e quella di domani, e determinerà il futuro che costruiremo, in famiglia, nel lavoro, nella produzione, nei sistemi educativi, nella crescita economica e sociale. Naturalmente assieme a tutto ciò occorrono valori, convinzioni profonde sul senso etico della società, sostegno alle imprese, valorizzazione dei territori ed esaltazione delle competenze. Per far questo occorre guardare avanti, con coraggio e competenza. Guardare avanti e non indietro.

Giuseppe Galati

Autore