Su 31 punti monitorati lungo le coste della Campania, quasi la metà risulta inquinata o fortemente inquinata. È un quadro a tinte fosche quello offerto da Goletta Verde, la campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio e all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque. Insomma, i dati e le esperienze dimostrano quanto la tutela e la valorizzazione delle risorse ambientali, soprattutto nell’ambito di parchi naturali e aree marine protette, possano contribuire allo sviluppo economico e sociale.

La Campania è sulla buona strada, ma deve comunque fare i conti con casi di inquinamento-record alla cui origine restano problemi mai risolti: canali e foci non controllati, i principali veicoli con cui l’inquinamento microbiologico causato da cattiva depurazione o scarichi illegali arriva in mare. Tredici i punti della costa napoletana attenzionati, quattro dei quali in pessime condizioni: la foce del canale Licola a Pozzuoli e quella dell’aveo Volla a San Giovanni a Teduccio, il lungomare Marconi a Torre Annunziata e lo sbocco del fiume Sarno a Castellammare.

Sui cinque punti di costa monitorati in provincia di Caserta, è risultato fortemente inquinato quello alla foce del fiume Savone, a Mondragone. Situazione assai critica anche per la foce del torrente Dragone ad Atrani, quella del fiume Irno sul lungomare Tafuri di Salerno, quella del fiume Picentino fra Salerno e Pontecagnano, quella del torrente Asa sul lungomare Magazzeno a Pontecagnano e quella del canale di scarico alla Marina di Eboli.