Sono giornate febbrili in via di Torre Argentina. Il Partito Radicale è il centralone del comitato per i sei quesiti in cui si articola il referendum per la Giustizia giusta e sui quali inizia oggi la raccolta firme. Nel salone istoriato con le gigantografie di Marco Pannella risuonano i telefoni. Su cinque tavoli – ma soprattutto a terra – cataste di moduli, quelli da compilare, firmare e autenticare. Siamo nel cuore pulsante del comitato referendario dove Maurizio Turco e Irene Testa animano e coordinano decine di volontari. È qui che l’Anm sognerebbe una immaginifca irruzione, forse. Ma non può, finché la Costituzione garantisce l’istituto del referendum. E il via vai cui assistiamo ci dice che qualcosa nell’aria sta cambiando. Ce ne parla la Tesoriera del Partito Radicale Irene Testa, la pasionaria di questa campagna referendaria.

Come è nato questo referendum per la riforma della giustizia?
Con il Segretario Maurizio Turco ne discutiamo da oltre un anno. Avevamo intuito che i nodi stavano venendo al pettine e che l’unico modo per aiutare il Paese e la stessa magistratura fosse la via referendaria. Oggi tocchiamo con mano quello che Pannella andava dicendo da decenni: la giustizia rappresenta la più grande ed importante questione sociale del nostro Paese. La leva di tutte le leve.

Una grande questione sociale, perché con Salvini?
Avevamo bisogno da subito di compagni di strada con cui costruire la campagna referendaria: ho semplicemente scritto un messaggio a Matteo Salvini, chiedendogli un incontro e il pomeriggio stavamo già nel suo ufficio in Senato a discuterne.

Sulla scia di Pannella. Quella sulla giustizia giusta era una sua pietra miliare.
Certamente sì. La madre di tutte le battaglie. Pensare che la prima manifestazione per la giustizia giusta fu nel 1967. Da allora il Partito Radicale ha promosso a più riprese diversi referendum. Solo un dato: quello sulla responsabilità civile fu votato da più dell’80% degli elettori ma venne successivamente stravolto in Parlamento. Ora però la situazione, se possibile, è addirittura peggiore perché sta montando nel Paese una sfiducia nella magistratura mai vista prima e questo rappresenta il dato più preoccupante.

Preoccupa anche loro. Sorpresi dalla reazione dell’Anm?
A memoria mia non credo sia mai accaduto che un Presidente dell’Anm si rivolga ai magistrati chiedendo di “reagire” contro il metodo e lo strumento referendario che, è bene ricordarlo, è previsto dalla Costituzione. Questo ci dà una indicazione chiara della condizione in cui versa la magistratura ora. I cittadini hanno solo due “armi” in mano. La scheda elettorale per eleggere i propri rappresentanti e quella referendaria. C’è chi sta lavorando da tempo per sfilare loro la seconda.

Chi sta aderendo al comitato promotore?
Il Comitato promotore è composto dal Partito Radicale e dalla Lega di Matteo Salvini. Stiamo incontrando poi diversi esponenti politici, come il Psi, il Partito Liberale Europeo; se ne stanno aggiungendo anche altri: chiunque si metterà in piazza con i tavoli e autenticatori per raccogliere le firme sarà il benvenuto.

Salvini e pezzi di sinistra insieme?
Questo inedito ticket tra due forze politiche storicamente diverse come Lega e Partito Radicale dimostra come sia possibile, anzi doveroso, lavorare cercando un terreno comune su temi concreti e specifici, in modo da realizzare quella piattaforma riformatrice che permetta di dare una stabilità al Paese nel medio e lungo periodo.

Si devono impegnare a fare i banchetti, adesso. Quante firme vanno raccolte, e da quando?
Abbiamo tre mesi per vincere questa sfida, anche se la raccolta firme si svolgerà in piena estate, con la campagna vaccinale in corso e con poca informazione. L’obiettivo che vorremmo raggiungere è di un milione di firme per ciascun quesito.

Un obiettivo realistico?
Assolutamente sì. Noi ne siamo convinti.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.