«Napoli deve diventare una città europea, una città simbolo della ricerca scientifica che incrocia le competenze di imprese e università, una città modello dell’incontro tra cluster scientifici e tecnologici»: ecco il futuro che l’imprenditore Marco Zigon, numero uno di Getra, immagina per il capoluogo campano. La priorità? «In questa fase è indispensabile sciogliere una volta e per tutto il nodo di Bagnoli, al palo da trent’anni – dice Zigon – e intervenire sul porto che rappresenta una risorsa straordinaria. Perciò, prima di esprimermi sui candidati, aspetto di conoscere i vari programmi».

Ingegnere, come giudica l’attuale situazione sociale e politica della città?
«Sono cautamente ottimista. Siamo giunti alla fine di una esperienza amministrativa che non ha dato grandi prove di sé nella capacità progettuale e nella concretezza del fare. Da Bagnoli a Napoli Est, la qualità della vita e la sensazione di disordine e approssimazione destano preoccupazione. Ma Napoli è ricca di straordinarie risorse umane, imprenditoriali, intellettuali e scientifiche. E ha un patrimonio singolare di bellezze paesaggistiche, culturali e architettoniche, una leva sempre disponibile per chi sarà capace di utilizzarla impegnandosi in un’opera seria di rilancio».

Cosa bisognerebbe fare per rendere Napoli attrattiva agli occhi degli imprenditori esteri?
«Tutto il possibile per agganciarla alla grande fase di ammodernamento a cui è chiamato l’intero Paese per uscire dalla emergenza pandemica. Mi riferisco al Piano nazionale di ripresa e resilienza che si basa su tre linee strategiche: transizione ecologica, innovazione digitale, dotazioni infrastrutturali. Sono gli assi che possono conferire alla nostra città un posizionamento nuovo nel quadrante euro-mediterraneo, uno spazio destinato a svolgere il ruolo di giunzione tra Europa continentale e i mercati del Nord Africa e del Medio Oriente. Nelle funzioni di piattaforma portuale e logistica non meno che come grande hub delle energie rinnovabili. Ma non dobbiamo perdere l’occasione di attrezzare Napoli e la sua periferia con le infrastrutture e i servizi adeguati agli standard che caratterizzano le metropoli europee».

Di recente ha indicato le priorità per una Napoli europea. Le vuole riassumere?
«In premessa ritengo che vada dato un segnale di inversione di tendenza in tema di rispetto delle norme e del senso civico, con condotte e comportamenti positivi in particolare nei quartieri che sono più al centro dell’attenzione dei flussi turistici. Pensiamo al centro antico che può tornare auspicabilmente a essere, con il recupero della normalità dopo la pandemia, un simbolo della lotta al degrado, presupposto per una la definitiva collocazione della città nel novero delle capitali europee. Poi occorre convergere sui passaggi obbligati del grande tema della riqualificazione urbana».

Parliamone…
«Oltre che capitale dell’arte e grande set cinematografico, credo che Napoli abbia tutto da guadagnare se sviluppa il richiamo di città simbolo della ricerca scientifica che incrocia le competenze di imprese e università. Vedo Napoli come un modello di incontro tra cluster scientifici e tecnologici attirando in città la classe dei creativi, insediando campus universitari per i giovani e le residenze per le risorse più qualificate, magari proprio nei quartieri colpiti dalle dismissioni. Secondo punto: la riqualificazione del rapporto tra città e risorsa mare. Va sciolto definitivamente il nodo di Bagnoli che rischia seriamente di diventare il simbolo di una riconversione incompiuta. Passando poi alla zona portuale, qui è fondamentale ridurre l’impatto ambientale delle navi all’ormeggio trasformando le banchine in aree attrezzate per fornire energia elettrica sostituendo l’impiego altamente inquinante dei motori per alimentare i servizi a bordo».

Quindi lei non crede in una prospettiva di rilancio della nostra città basata sul turismo?
«Credo che le attività ricettive e i servizi per l’ospitalità possano essere una leva importante se Napoli diviene una città più ordinata e risanata dal punto di vista urbanistico. Ma penso soprattutto a un turismo come sistema basato su servizi avanzati e innovativi. Per ottenere questo occorre che l’offerta ricettiva sia fortemente integrata con le piattaforme abilitanti e le tecnologie di rete tipiche delle smart city, gli unici strumenti che possono assicurare una gestione intelligente dei flussi, grazie allo sviluppo dei sistemi digitali che combinano video-sicurezza e il wifi per tutti con l’illuminazione intelligente e servizi avanzati di prenotazione e informazione online».

La campagna elettorale per le elezioni comunali è entrata nel vivo: tra i candidati, chi le piacerebbe vedere alla guida della città? E perché?
«Ho apprezzato l’iniziativa di Gaetano Manfredi che ha ottenuto la disponibilità a supportare il risanamento, almeno parziale, della situazione debitoria del Comune, dando la possibilità a chiunque dovsse essere eletto sindaco di sviluppare i propri programmi senza condizionamenti. Ed è proprio sui programmi che mi riservo, immagino come molti cittadini, di fare la mia scelta».

Quale, tra le iniziative della sua Fondazione, ritiene utile come contributo al programma di governo del nuovo sindaco?
«Dal punto di vista della visione, credo che resti molto attuale il Manifesto per un nuovo Mezzogiorno da cui partimmo. Si tratta di un documento basato sui tre pilastri per il rilancio di Napoli e del Sud che chiamammo “le tre E”: economia, etica, estetica. L’evento che considero più indicato da considerare è Scommettere su Napoli che organizzammo nel giugno del 2016 a Villa Pignatelli con la partecipazione di tre giornalisti di testate straniere. Il sottotitolo lo trovo ancora assolutamente attuale: “È possibile un nuovo racconto della città simbolo del Sud?”. Per il futuro continueremo a impegnarci sui temi della crescita sostenibile e sul progetto di Napoli capitale del Mezzogiorno, fulcro dello sviluppo del nostro Paese in un contesto euro mediterraneo».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.