Da circa vent’anni nessun investimento strategico e innovativo è stato fatto nel Mezzogiorno in materia di reti di trasporto e logistica. L’Alta velocità ferroviaria (300/500 km orari) si è estesa esclusivamente nel Centro-Nord. E nel Sud si ferma alla Napoli-Salerno, non a caso il confine Nord della autostrada Salerno-Reggio Calabria. La Sicilia, seconda regione più popolata d’Italia dopo la Lombardia, è pressoché priva di collegamenti ferroviari. La rete meridionale è sostanzialmente rimasta quella ottocentesca, solo parzialmente ammodernata, con molte tratte ancora non elettrificate e a doppio binario usate soprattutto da viaggiatori pendolari.

Per qualsiasi collegamento dominano i trasporti su strada, con larghissimo uso del mezzo individuale. Ma il sistema autostradale meridionale presenta gravissime carenze e non solo di manutenzione. Il tratto tra Villa San Giovanni e Reggio Calabria non è stato mai adeguato, né sono state adeguate le connessioni dell’autostrada con i centri urbani calabresi. Allo stesso modo le autostrade siciliane mancano delle tangenziali intorno ai grandi centri urbani così come restano scandalosamente incompiute o prive di manutenzione molte autostrade siciliane. I collegamenti con gli aeroporti sono ovunque affidati prevalentemente a mezzi individuali.

È questo lo scenario della mobilità e dei trasporti al Sud secondo Leandra D’Antone, storica dell’economia dell’Università La Sapienza, curatrice del quaderno della Fondazione Per dedicato allo sviluppo dei trasporti e della mobilità al Sud nel quadro del Next Generation EU. Il paper della Fondazione propone diverse linee d’intervento: la valorizzazione dei porti meridionali, una linea “mediterranea” preziosa per i trasporti energetici; le zone economiche speciali strettamente legate alla portualità, sulle quali insiste da tempo lo Svimez; il Ponte fra la Sicilia e la Calabria, opera già valutata, progettata e cantierata; la vera Alta Velocità, uguale a quella del resto della rete ferroviaria italiana, già in gran parte realizzata con una notevolissima spesa di oltre 100 miliardi di euro, distribuita tra tutte le regioni italiane; l’Alta velocità di rete, con limite a 200 km orari; gli interventi essenziali per gli aeroporti meridionali e per il trasporto aereo. Un pacchetto di interventi indispensabili per il Mezzogiorno. Ai quali dovrebbe aggiungersi un deciso passo in avanti sul fronte della digitalizzazione e della sostenibilità.

Così, in attesa di un piano sensato per lo sviluppo dei trasporti nel Mezzogiorno, ispirato dall’occasione offerta dal Pnrr, il mondo delle imprese e delle università lavora in partenariato per la mobilità integrata e sostenibile. Tra i progetti in campo, per esempio, c’è Smart Mobility and Logistics, il nuovo Polo di eccellenza e innovazione nato dalla collaborazione tra l’Università degli Studi di Napoli Federico II, punto di riferimento in Italia per l’ingegneria dei trasporti, e Almaviva, azienda italiana leader nell’innovazione digitale. Gli obiettivi? Dare slancio concreto alla trasformazione digitale del mondo dei trasporti, delle infrastrutture e dei servizi. Disegnare la mobilità del futuro – di terra, mare e aria, di persone e merci – in chiave di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Orientare la mobilità alla sicurezza e all’accessibilità, alla centralità dell’utente e dell’esperienza di viaggio, all’efficienza della gestione.

L’accordo, fondato sulle eccellenze del Mezzogiorno, parte dalla convinzione che l’ecosistema della mobilità e delle attività turistiche, duramente penalizzato dalla pandemia, può rappresentare un fondamentale motore di crescita e una leva di ripresa del sistema Paese. «È un’occasione per contribuire alla rivoluzione della mobilità utilizzando il patrimonio di conoscenza dell’Ateneo e la sua capacità di creare innovazione, sviluppo economico e formazione di alto livello nei settori tecnologici e manageriali associati alla sostenibilità», spiega Matteo Lorito, Rettore dell’Università Federico II.

Diversi i filoni di ricerca e sviluppo al centro dell’accordo. In primo luogo, le soluzioni di mobilità connessa che garantiscano una migliore gestione delle strade e del traffico, garantendo sicurezza e confort. C’è poi la trasformazione digitale di porti, aeroporti e stazioni, secondo requisiti di sicurezza, efficienza e sostenibilità ambientale. Ancora, la ricerca della qualità dei servizi durante il viaggio e le esperienze a bordo di vettori ferroviari di lunga percorrenza, sistemi di metropolitana, Tpl e micromobilità. In più, l’integrazione tra mobilità privata e collettiva in ecosistemi assistiti dalla tecnologia capaci di creare nuovi modelli di business.

Infine, una serie di soluzioni per favorire la logistica delle imprese. Come sottolinea Alberto Tripi, Presidente di Almaviva, «l’accordo inaugura un percorso di innovazione e crescita per lo sviluppo di un nuovo modello di mobilità e, in prospettiva, di turismo. Vogliamo alimentare un polo di aggregazione, aperto alla partecipazione di realtà pubbliche e private, impegnato a valorizzare investimenti e perseguire obiettivi di modernizzazione». Una collaborazione tra accademia e industria, ricerca scientifica e competenze tecnologiche: così la condivisione della conoscenza può favorire la trasformazione digitale della mobilità e della logistica. Nel Sud e nell’intero paese.