Spettabile direttore,
mi chiamo Luigi Leonardi sono un imprenditore napoletano. Nell’aprile del prossimo anno compirò 49 anni e a febbraio 2023 gli anni che avrò trascorso a combattere le ingiustizie saranno esattamente 20, una generazione. Venti anni passati a combattere contro la camorra e purtroppo contro parte dello Stato. Venti anni trascorsi tra tribunali, questure, caserme, prefetture… Venti anni di sacrifici per guadagnare pane quotidiano e soldi per gli avvocati. Venti anni di onorata fede verso la giustizia. Caro direttore questa fede ormai vacilla.

Vacilla da circa sette anni, da quando questo Stato per “imminenti pericoli di vita” mi ha messo sotto scorta, ed inserito in un programma di protezione come testimone di giustizia.
Questo stesso Stato però dopo circa sette mesi, in base a una sentenza di primo grado, mi reputava inattendibile per aver fatto condannare dopo denunce per estorsione e sequestro di persona solo tre persone su dodici, tutti soggetti attivi della famosa e sanguinaria faida di Secondigliano. Questo processo contro Secondigliano è il secondo, il primo nell’aula bunker di Poggioreale, l’ho portato avanti 11 anni fa con la Cassazione che ha confermato condanne nei confronti di 81 persone. Ma di questo processo, nessuno ne ha tenuto conto. Lo stato che mi ritiene inattendibile, ha posto l’accento sui sette assolti del secondo processo. Assolti perché, recita la sentenza “non c’erano movimentazioni bancarie che attestassero il pagamento delle estorsioni”. Assolti perché “le armi con le quali venivo minacciato, non essendo un esperto delle stesse potevano essere finte”.

Assolti perché il cugino di secondo grado di mio padre è un delinquente, e molto probabilmente, io potrei essere un delinquente, così il mio status è passato da testimone di giustizia a collaboratore di giustizia. Un imprenditore che ha avuto il coraggio, mettendosi contro la famiglia, i collaboratori e la compagna, di denunciare la camorra, etichettato come pentito. Io che mi sono costituito ai carabinieri per cercare risposte a questa accusa a cui lo Stato, la procura, la prefettura, il ministero degli Interni, non mi danno risposte da 7 anni. Non sono servite interrogazioni, richieste di incontri, lettere, opposizioni… Non è servito a nulla nessun mio tentativo di avere risposte a questo attacco alla mia dignità. Non è servito nemmeno lo sciopero della fame. Nulla.

E mi creda direttore, io le voci di chi mi parla alle spalle le sento. Le diffamazioni di politici, di giornalisti le conosco perché le persone che mi vogliono bene me le riportano. Ho chiesto a chiunque abbia un minimo potere di risposta che mi fosse detta la verità ma nulla signor direttore. Nulla. Da imprenditore con questa etichetta perdo lavori, perdo premi. Perdo ogni giorno energie alla ricerca di giustizia, di verità, ma nulla. Non ho mai ricevuto un avviso di garanzia, non ho mai commesso reati, mai processi a mio carico, nulla di nulla, sono costretto a passare la notte insonne. Una persona annientata senza causa. Io sono pentito caro direttore, si, sono pentito, ma di aver creduto nella giustizia, nella magistratura, nello Stato.

E c’è un’altra cosa che mi fa arrabbiare tantissimo, da tanti anni combatto questa mia battaglia per la verità è per gli ultimi, con accanto Don Maurizio Patriciello, notoriamente impegnato nella lotta alla camorra. Ci lega un’amicizia sincera, profonda, lunga, eppure questo non vuol dire niente. Non vuol dire niente che un prete di frontiera si sia schierato dalla mia parte a tal punto da creare presidi di legalità e creazione di lavoro per gli ultimi, bambini e giovani in primis. Quindi, seguendo la logica: Don Maurizio sarebbe amico di un delinquente? Siede a tavola con un suo nemico giurato, un camorrista. Vorrei risposte anche su questo punto. Scrivo a lei come ultima speranza. Sono una persona per bene signor direttore, e se così non fosse, esigo che mi venga tolta la scorta: è impensabile uno Stato che protegge un delinquente. Esigo risposte signor direttore. Io come uomo, come imprenditore, come napoletano che ha scelto di restare e cambiare il destino scritto della sua terra, ho diritto alla verità che mi restituisca il diritto di camminare a testa alta e non di essere paragonato ad assassini senza scrupoli.