I virologi sapevano tutto da tempo. “Spillover” è – letteralmente – il “salto di specie” di un agente patogeno dall’animale all’uomo. Un romanzo distopico con questo titolo di David Quammen, pubblicato in traduzione italiana da Adelphi nel 2004, raccontava che una nuova pandemia – per lo scrittore The Next Big – sarebbe stata causata da un virus zoonotico proveniente da un pipistrello e attraverso la mediazione di un altro animale sarebbe passato agli uomini, venuti a contatto con esso in un mercato cinese promiscuo. La fotografia è impressionante per verosimiglianza e capacità predittiva, specialmente considerando che era stata scattata più di sedici anni fa.

Malefico germe, il Coronavirus di malattie non ne porta tuttavia una sola, essendo lo specchio della nostra malattia sociale e cattiva coscienza. Caduto il socialismo reale, travolto da discredito e insostenibilità, la globalizzazione neoliberista impadronitasi del mondo aveva alimentato una narrazione a senso unico. Ricordate Francis Fukuyama e la fine della storia? Si riteneva che il capitalismo avesse vinto e si trattasse solo di amministrarne i conflitti locali, sciogliendosi nel vasto mare della globalizzazione economica e culturale.

Individualismo spinto, elogi per chi aveva vinto la gara del darwinismo sociale, “magnifiche sorti e progressive”, ma certo non più all’insegna della lotta di classe, brutta espressione del passato. La crisi dei mutui subprime, propagatasi dagli Stati Uniti, diede un primo scossone a questa rappresentazione di artificiale ottimismo, poi sono venute le migrazioni, che hanno determinato la chiusura in se stessi di molti Paesi occidentali. Altro sintomo che qualcosa si stava sgretolando le tendenze secessioniste in molti Stati e dall’Unione Europea, con l’emblematica Brexit. La pandemia ci ha dato dunque solo la mazzata finale. Adesso ci dicono di “aumentare le distanze sociali”, per rallentare l’onda degli ospedalizzati.

Curioso: non era forse giusto diminuire il costo della sanità pubblica? Controllano che si vada al lavoro mantenendoci a distanza di sicurezza dai più vicini. Finora però anche i trasporti pubblici erano stati tagliati. Ci raccomandano di tapparci in casa. Giusto, ma chi non ha un’abitazione dignitosa? Il Governo promette di soccorrere chi perde il lavoro per la crisi economica innescata. Ottimo, ma in molti casi il lavoro “non si vede”. Per il 60%, ad esempio, in Campania, è sommerso, alla giornata, non permette a chi ci vive di fermarsi ad attendere che passi ‘a nuttata.

Quando tutto sarà alle nostre spalle, bisognerà ricostruire lo Stato sociale e anche uno Stato che progetti lavoro e infrastrutture. Che metta anche chi non ha le carte in regola nella condizione di produrre legalmente per contribuire al rilancio della domanda interna. Un piano Marshall per il Sud, dunque. E anche i sindaci dovranno fare la loro parte. Qui però casca l’asino, per chi da due mandati sta combattendo battaglie ideologiche, trascurando il fatto che una città si giudica dai servizi che fornisce a chi ci abita e da una finora negletta (perché ritenuta cosa vile e di minore rilievo) buona amministrazione, da pratiche di rientro dall’enorme debito locale e dall’illegalità diffusa. A Napoli, allora, occorreranno meno bandane e più visione e spirito d’impresa.