Grida al pericolo fascista, post-fascista, autoritario verso il quale starebbe scivolando l’Italia il nuovo numero della rivista tedesca Stern, di orientamento progressista. E il volto in prima pagina è quello di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, data in netto vantaggio su tutti gli altri partiti in corsa, favoritissima a diventare Presidente del Consiglio, sarebbe la prima premier donna per l’Italia. Non abbastanza però per addolcire la pillola, almeno secondo il settimanale tedesco che titola: “La donna più pericolosa d’Europa”.

Il reportage appare a pagina 22, a firma di Luisa Brandl e Andrea Ritter. Il sottotitolo della prima pagina è altrettanto eloquente: “La postfascista Giorgia Meloni può vincere le elezioni in Italia con l’aiuto degli amici di Putin – Questo avrebbe conseguenze estreme per noi”. E quel noi fa riferimento all’Unione, ai movimenti sovranisti, ai contatti con il presidente ungherese Viktor Orbán. La rivista esce oggi in edicola.

Veleno biondo – Si presenta come cristiana, moderna e innocua. Allo stesso tempo Giorgia Meloni vuole trasformare l’Italia in uno stato autoritario, se vincerà le elezioni”, si legge nelle pagine interne. L’articolo ricorda la promessa del blocco navale per contrastare l’immigrazione, la promozione dell’“Europa delle patrie che vuole promuovere con il suo grande modello di riferimento Orbán”, “le tirate contro la lobby LGBT”, la fede cristiana che non significa necessariamente che le piaccia andare in chiesa”, il sostegno a “gruppi ultraconservatori che, in nome di Dio, si mobilitano contro il diritto all’aborto e le famiglie ‘non naturali’”.

Sulla Russia, si legge ancora su Stern, “sia Berlusconi che Salvini curano legami con il Cremlino. Attraverso di loro, Putin avrebbe per la prima volta alleati nel governo di un Paese dell’Europa occidentale e con il loro aiuto potrebbe destabilizzare l’Unione”. Anche se poi sul piano della politica estera, si legge anche di un “approccio pragmatico a livello europeo” ma infine solo per garantire che Bruxelles continui a inviare denaro a Roma”. I problemi per l’Ue e l’euro sarebbero in agguato e “la paura per l’Italia ‘bambino speciale’ è tornata”, anche a causa dei piani del segretario della Lega Matteo Salvini.

È articolo senza mezzi termini quello del settimanale, che accusa inoltre Meloni di aver “diffuso false notizie sul coronavirus e ha twittato che l’Ue beneficerebbe dalla pandemia, senza spiegare esattamente come”. La voce che compare nell’articolo della rivista tedesca è quella del deputato di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli: “Sapevo che se avessimo portato avanti questa donna, sarebbe stato chiaro che la destra italiana non ha più nulla a che fare con il fascismo degli anni ‘20”. Il parlamentare ha difeso Meloni anche rispetto al video in cui, da giovane, parlava di Mussolini, dicendo che “è una campagna mediatica. Nessuno conosce il contesto” di quelle parole.

“Nel dna di Fratelli d’Italia non ci sono nostalgie fasciste, razziste, antisemite. Non c’è posto per nulla di tutto questo. Nel nostro dna c’è il rifiuto per ogni regime, passato, presente e futuro. E non c’è niente nella mia vita, come nella storia della destra che rappresento, di cui mi debba vergognare o per cui debba chiedere scusa. Tantomeno a chi i conti con il proprio passato, a differenza di noi, non li ha mai fatti e non ha la dignità per darmi lezioni”, si era difesa l’anno scorso Meloni in un’intervista a Il Corriere della Sera, quando, poco prima delle elezioni amministrative, esplose il caso dell’inchiesta sull’eurodeputato Carlo Fidanza su presunti finanziamenti illeciti e legami con gruppi di estrema destra realizzata da Fanpage, Lobby Nera, e mandata in onda dalla trasmissione di Corrado Formigli sul La7 Piazza Pulita.

“Possibile che la destra italiana, ciclicamente, debba tornare al punto di partenza? – si chiedeva su questo giornale in un editoriale il direttore Piero Sansonetti – Almirante sicuramente guidò un partito democratico, e inventò quella formula del ‘né restaurare né rinnegare’ che ebbe successo, ma certo non fu una rottura col fascismo. Era molto ambigua. Fini andò oltre, prima divise in due la storia del fascismo, disse che c’era una storia buona fino all’entrata in guerra (in quel periodo Mussolini fece uccidere Matteotti, arrestare Gramsci e Terracini, spedire in esilio Sturzo, Nenni, Rosselli, Saragat, De Gasperi, e alcune altre migliaia di esponenti democratici) e poi una storia cattiva con le leggi razziali e la guerra. Qualche anno dopo andò oltre e parlò di ‘male assoluto’: ma si riferiva ad Hitler e non a Mussolini. Ecco, onorevole Meloni, ora tocca a lei. Ha l’occasione per fare chiarezza assoluta. Pronunciare quella frase che assomiglia al Rubicone: ‘Sono Giorgia e sono antifascista’. Perderà il 2 per cento dei voti? Può darsi. Però avrà trasferito in modo definitivo e irreversibile la destra italiana nel campo della democrazia. Non le sembra che valga la pena?”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.