Dalle minacce di morte allo scontro tra sindacati militari. È questa l’ultima polemica dell’estate 2026. Nel mirino è finita la scorta assegnata al sindaco di Bologna Matteo Lepore, disposta dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica dopo gli insulti e le intimidazioni ricevute sui social. A contestare la decisione sono state le rappresentanze sindacali dell’Arma. Non è il diritto del primo cittadino a essere tutelato, ma il modo in cui quella tutela viene garantita, hanno fatto sapere. Il caso esplode in un momento delicato. Bologna è ancora attraversata dalle tensioni seguite alla morte di Abderrahim Fakir e ai violenti scontri che hanno devastato il centro storico, provocando decine di feriti tra gli appartenenti alle Forze dell’ordine. Lepore, dopo aver chiamato a raccolta i bolognesi, aveva immediatamente assunto una posizione molto critica nei confronti della gestione dell’ordine pubblico, attirandosi gli strali dei sindacati di polizia e dei carabinieri che sono ora, ironia della sorte, chiamati a garantirne la sicurezza.

Il primo a rompere il silenzio è stato il sindacato italiano militari carabinieri (Sim cc). Il sindacato ha premesso di condannare senza esitazioni le minacce rivolte al sindaco, ma ha osservato che, se davvero è necessario un dispositivo di tutela, questo potrebbe essere assicurato dalla polizia locale. Una soluzione che, secondo il Sim, consentirebbe a carabinieri e poliziotti di continuare a presidiare il territorio, evitando di sottrarre personale già insufficiente. Ma non solo. Se il rischio derivante dalle minacce sui social giustifica una scorta per il sindaco, perché lo stesso criterio non viene applicato agli agenti di polizia che, dopo gli scontri, sono diventati bersaglio di campagne di odio e intimidazioni sul web? Ancora più duro il comunicato diffuso da Unarma. Per il sindacato guidato da Antonio Nicolosi, le scorte “non sono un privilegio”, ma una risorsa limitata da destinare esclusivamente alle situazioni di effettivo e concreto pericolo. Anche in questo caso la proposta è la stessa: valutare l’impiego della polizia locale, lasciando alle Forze di polizia il compito di contrastare la criminalità e garantire la sicurezza dei cittadini. Lepore ha cercato di smorzare le polemiche, chiarendo di non aver mai chiesto alcuna scorta che gli è stata comunicata come una decisione assunta dal prefetto dopo la valutazione del rischio. “Sono nelle mani dello Stato”, ha dichiarato il sindaco dem, ringraziando gli uomini incaricati da adesso della sua protezione.

Ma la vicenda non si è fermata qui. Nel giro di poche ore la polemica ha finito per spaccare anche l’effervescente mondo del sindacalismo militare. A intervenire è stato il sindacato dei militari, che ha accusato apertamente il Sim cc di aver trasformato una questione di sicurezza pubblica in un caso politico. “Un’associazione professionale a carattere sindacale tra militari non può indicare pubblicamente quale Forza di polizia debba essere impiegata per una scorta né interferire con valutazioni che spettano esclusivamente alle autorità di pubblica sicurezza”, ha commentato il segretario generale Luca Marco Comellini. Il sindacato dei militari ha quindi richiamato il codice dell’ordinamento militare e una recente pronuncia del Consiglio di Stato, ricordando che le associazioni sindacali devono mantenersi estranee al confronto politico e concentrarsi sulle materie di loro competenza: stipendi, condizioni di lavoro, organici, sicurezza del personale e tutele previdenziali. Da qui l’affondo finale contro il Sim cc, accusato di inseguire la “visibilità mediatica” anziché battersi per i problemi quotidiani dei militari dell’Arma alle dipendenze del generale Salvatore Luongo. Così quella che era nata come una misura di protezione personale si è trasformata nell’ennesimo terreno di scontro. Non soltanto tra il sindaco di Bologna e le rappresentanze delle Forze dell’ordine, ma perfino tra gli stessi sindacati militari. Nell’Italia del 2026 capita anche questo.

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Giornalista professionista, romano, scrive di giustizia e carcere