Nell’aprile di tre anni attaccava i giovani, colpevoli di rinunciare alle offerte di lavoro della sua azienda “per via dei turni. ‘Troppo pesante con i turni’, dicono. Su cinque assunti uno solo è un ventenne, gli altri sono trenta-quarantenni”, raccontava in una intervista al Corriere della Sera.

Oggi Fabio Franceschi, numero uno di Grafica Veneta, tipografia diventata nota per aver stampato con processi di stampa blindatissimi i libri di Harry Potter, deve fare i conti con l’arresto di due suoi manager, ai domiciliari con l’accusa di sfruttamento del lavoro.

Giorgio Bertan, 43 anni, e Giampaolo Pinton, 59 anni, sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare assieme a nove cittadini pakistani, accusati di lesioni, rapina, sequestro di persona, estorsione e sfruttamento del lavoro.

Secondo i carabinieri di Cittadella (Padova) che hanno condotto le indagini, la dirigenza di Grafica Veneta era “perfettamente a conoscenza dello sfruttamento dei lavoratori stranieri, sia per quanto riguarda gli incessanti turni di lavoro, che per la sorveglianza a vista a cui erano sottoposti. Erano, inoltre, ben consapevoli delle degradanti condizioni di lavoro, della mancata fornitura dei Dpi (protezioni da rumori, scarpe antinfortunistiche, ecc.). Tale situazione ha comportato un tentativo di elusione dei controlli, edulcorando e/o eliminando dai server informatici gran parte dell’archivio gestionale che registra gli ingressi e le uscite dei lavoratori”.

L’INCHIESTA SU GRAFICA VENETA – L’indagine ha inizio nel maggio 2020 quando, a Piove di Sacco, in provincia di Padova, lungo la Strada statale 16 al km 0+700, è stato trovato un cittadino pakistano legato con le mani dietro la schiena, che presentava lesioni sul corpo, chiaramente derivanti da percosse subite. Successive segnalazioni giunte alle centrali operative dell’Arma di Padova e Mestre (Venezia) indicavano la presenza di altri stranieri provenienti dallo stesso paese, che chiedevano aiuto raccontando di essere stati percossi, derubati dei documenti e dei loro averi, per essere quindi abbandonati per strada. Infine, altri cinque pakistani si erano presentati all’ospedale di Padova, riferendo una analoga situazione. Gli accertamenti avviati nell’immediatezza dal Nucleo operativo e radiomobile della compagnia carabinieri di Cittadella hanno consentito di appurare che le situazioni in questione facevano capo ad un unico evento che si era consumato tra i Comuni di Trebaseleghe e Loreggia, nella giornata del 25 maggio 2020.

Le vittime erano tutte dipendenti di una società trentina attiva nel campo del confezionamento e finissaggio di prodotti per l’editoria, di proprietà di due cittadini (padre e figlio) pakistani con cittadinanza italiana, che fornisce manodopera ad alcune aziende di grosse dimensioni del nord Italia. Le vittime durante quel periodo lavoravano alla società ‘Grafica Veneta’ di Trebaseleghe. Il proseguimento delle investigazioni ha permesso di accertare la concordanza delle testimonianze fornite dalle vittime, fornendo lo spunto per richiedere alla procura della Repubblica di Padova l’avvio di un’attività investigativa di carattere tecnico, con il coordinamento del pubblico ministero Andrea Girlando. Da subito è emerso come i titolari della ‘B.M. Services Sas’ con sede a Lavis, in provincia di Trento, assumessero connazionali per brevi periodi, stipulando regolari contratti di lavoro (part-time e full-time).

In realtà, però, questi operai venivano sfruttati per molte ore al giorno (anche 12), senza alcuna pausa per riposarsi, senza ferie, né alcuna tutela rientrante nel pacchetto dei diritti del lavoratore. Inoltre, stando a quanto emerso, era stato avviato un articolato “sistema estorsivo” finalizzato al recupero di una gran parte dello stipendio che veniva versato, ma di fatto riacquisito con prelievi agli sportelli Atm eseguiti personalmente dai due titolari o da persone di loro fiducia attraverso le carte di debito intestate ai lavoratori, che si facevano consegnare all’occorrenza per riacquisire il denaro, così come la tredicesima. Come se non bastasse, secondo quanto ricostruito, i lavoratori erano costretti a pagarsi l’affitto per un posto letto ricavato all’interno di abitazioni dove vivevano anche in più di 20 persone ammassate, messe a disposizione dall’organizzazione che si avvaleva di connazionali di fiducia per gestire il tutto.

Per non destare sospetti, la società trentina assumeva lavoratori provenienti dal Pakistan per un periodo di pochi mesi. Questi ultimi non erano a conoscenza dei basilari diritti riconosciuti ai lavoratori nel nostro Paese. Il protrarsi delle assunzioni, però, ha comportato che gli operai avevano iniziato a capire di essere oggetto di sfruttamento e di abusi. Pertanto si erano rivolti ad un sindacato di categoria.

I titolari della società di Lavis e i loro fedelissimi che gestivano questa organizzazione illecita, dopo aver scoperto quanto era accaduto, stando a quanto accertato, hanno organizzato un’azione punitiva che potesse anche costituire da esempio per gli altri lavoratori “ribelli” che intendessero seguire questa strada. Il 25 maggio, al ritorno nelle loro abitazioni di Trebaseleghe e Loreggia, gli operai hanno trovato ad attenderli le squadre di picchiatori che li hanno aggrediti e, dopo averli legati mani e piedi, percossi per derubarli dei soldi, dei documenti e di ogni altro avere, compresi i telefoni cellulari per impedire loro di chiedere aiuto. Infine, li hanno costretti a salire a bordo di tre veicoli, per abbandonarli a Trebaseleghe e Loreggia.

LA DIFESA DELLA SOCIETÀ – Un quadro indiziario pesante, ma Grafica Veneta respinge le accuse prendendo atto “con rammarico e sorpresa” sul suo coinvolgimento nel blitz anticaporalato condotto dai carabinieri.

Il patron Fabio Franceschi (che non è coinvolto nell’inchiesta, ndr) in una nota ha espresso infatti “la solidarietà ai collaboratori citati in questa vicenda e ne sottolineo -la piena stima e il completo supporto”. Nella nota Franceschi precisa che “la società che gestiva l’appalto è interessata di altri analoghi appalti non solo in Veneto, ma anche in altre Regioni del Nord Italia; infatti le prestazioni di BM in favore di Grafica Veneta rappresentano una modestissima parte del totale dell’attività svolta proprio nel settore grafico, da questa società”.

Grafica Veneta, sottolinea quindi il presidente, “era del tutto all’oscuro di quanto sembrerebbe emergere dall’inchiesta, e del resto l’oggetto della contestazione ai suoi funzionari riguarda solo ed esclusivamente un asserito ostacolo all’indagine, ostacolo che non è mai stato posto dalla società, che intende invece collaborare con le forze dell’ordine e la magistratura per il ripristino della legalità in primis e quindi della verità”. Franceschi infine ribadisce che “Grafica Veneta ha sempre onorato con puntualità agli accordi economici con tutti i propri fornitori e così anche con gli appaltatori, mettendoli in grado a loro volta di onorare gli impegni che questi hanno con le loro maestranze, e di questo – conclude Franceschi – ne ha sempre fatto un vanto”.

L’INTERVISTA ‘CONTRO’ I GIOVANI – Come già accennato, gli arresti che coinvolgono Grafica Veneta ‘ironicamente’ rimandano ad una intervista concessa nell’aprile del 2018 dallo stesso Franceschi al Corriere della Sera.

Il patron della tipografia lamentava che, a fronte di 25 posizioni aperte, erano stati assunti in tre mesi solo 5 operai. La lettura di Franceschi rimandava quindi alla mancanza di intraprendenza tra i giovani, non disposti a lavorare su turni, compresi sabati e domeniche a volte: “La situazione è particolarmente critica nella fascia d’età dei ragazzi giovani: qualche ragazzotto che dà la disponibilità c’è ma poco dopo rinunciano per via dei turni. “Troppo pesante con i turni”, dicono. Su cinque assunti uno solo è un ventenne, gli altri sono trenta-quarantenni”, diceva tre anni fa Franceschi.

 

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.