Per la corsa al vertice della Regione, sondaggi alla mano, è il grande favorito. E sul Comune di Napoli ha già lanciato una “offerta pubblica d’acquisto” attraverso le 10+1 idee per la città. Se dovesse centrare entrambi gli obiettivi, cioè la conferma a Palazzo Santa Lucia e l’indicazione del prossimo inquilino di Palazzo San Giacomo, De Luca potrebbe puntare alla segreteria nazionale del Partito democratico? Sebbene non abbia ancora fatto breccia nel dibattito interno al centrosinistra, l’ipotesi non è peregrina. Anzi, potrebbe ben presto catalizzare l’attenzione di analisti e addetti ai lavori, soprattutto nel caso in cui il Pd dovesse rimediare una sonora sconfitta alle prossime regionali. Proprio così: se De Luca fosse l’unico candidato dei dem a vincere le elezioni e gli altri cinque fossero più o meno clamorosamente sconfitti, allora il governatore campano si rafforzerebbe al punto da essere proiettato al vertice del partito. Per ora sono due i nomi che circolano per la segreteria dem.

Il primo è quello di Giorgio Gori, sindaco di Bergamo dal 2014, che un recente sondaggio realizzato da Ipr marketing per il Sole 24 Ore colloca al terzo posto della classifica dei primi cittadini più apprezzati nel nostro Paese. L’altra ipotesi ha le sembianze di Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna che spesso e volentieri funge da pungolo per il suo partito: l’ha fatto a proposito del referendum sul taglio dei parlamentari, manifestando l’intenzione di votare sì ben prima che si esprimesse la direzione del Pd, e si è ripetuto nelle scorse ore, quando ha chiarito che il 20 per cento dei consensi non basterebbe ai dem per proclamarsi vincitori della prossima tornata elettorale. Entrambe le candidature alla successione di Nicola Zingaretti hanno un senso.

Il profilo di Gori, espressione del “profondo Nord”, è quello di un esponente di area liberal-riformista che, tra l’altro, ha saputo “sfruttare” l’emergenza sanitaria per rinsaldare ulteriormente il legame con il suo territorio e accrescere la sua fama di sindaco illuminato. Tanto è vero che ora, sempre secondo i sondaggi, quasi il 70 per cento degli intervistati sarebbe pronto ad accordargli fiducia. L’ipotesi-Bonaccini, invece, risponde a una logica inclusiva, cioè all’obiettivo di estendere il più possibile il fronte di sinistra. D’altra parte, in occasione della tornata elettorale che a gennaio scorso l’ha confermato alla guida dell’Emilia-Romagna, Bonaccini è riuscito a incassare l’appoggio delle Sardine, particolarmente forti nella sua regione. In questa sfida potrebbe inserirsi De Luca per svariate ragioni.

La prima? Rappresenterebbe la classe democratica del Sud, altrimenti esclusa dalla partita. E, cosa ben più importante, porterebbe con sé un modello politico che ha il pregio di attrarre il centro moderato anche in virtù di capacità amministrative consolidate prima durante l’esperienza da sindaco di Salerno e poi nel corso di quella da presidente di una regione difficile come la Campania. De Luca non parte avvantaggiato nella corsa per la successione a Zingaretti, ma il risultato elettorale potrebbe aiutarlo.

Se il centrosinistra perdesse in cinque delle sei regioni dove domenica e lunedì prossimi si voterà e se i dem dovessero riportare l’unico successo in Campania proprio grazie a De Luca, quest’ultimo si accrediterebbe anche come possibile segretario nazionale. Certo, sarebbe un paradosso: quanto più sonora dovesse essere la sconfitta del Pd, tanto più forte potrebbe rivelarsi la spinta per il governatore campano verso Roma. E non è da escludere che qualcuno, dalle parti di Palazzo Santa Lucia, ci stia pensando.