Walter Verini, deputato al cubo, è il responsabile Giustizia del Pd. Ma non è un giurista. Per 23 anni consigliere comunale nella sua Città di Castello, da dirigente Pci, poi Pds e da uomo di comunicazione, «riformista ma non migliorista, vicino a Veltroni ma fuori da ogni corrente», è un tessitore paziente. «Da sempre cerco di lavorare su quel che unisce, più che su quanto divide».

Oggi la magistratura e la giustizia sono sotto accusa. Come porre rimedio?
Con quattro grandi architravi: riforma del Csm, del processo penale, civile, dell’ordinamento penitenziario. Con un approccio radicalmente diverso da quello che ha dominato gli ultimi vent’anni di dibattito parlamentare. Lontano dai due opposti estremismi: il populismo giustizialista e il garantismo usa-e-getta.

Con quale garantista ce l’ha?
Si chiama garantista anche Salvini, che poi va a suonare i citofoni. Questo garantismo a due volti, quello garantista con gli amici e giustizialista con gli ultimi della terra, non mi piace. Marginalizziamo il populismo penale che ha fatto tanti danni. Proviamo a stabilire un terreno che non sia tossico, un terreno delle garanzie, sapendo che per gli imputati si deve assicurare serenità di giudizio fino all’ultimo grado.

Come riformerebbe il processo penale?
Il procedimento penale deve portare a un tetto di cinque/sei anni massimo la durata massimo del processo. Dopodiché finisce il procedimento. È una proposta già scritta dal Cdm, incardinata in Commissione giustizia, che la prossima settimana inizia il suo iter parlamentare. E anche il tema vero, reale della prescrizione diventa marginale. Perché la prescrizione è una tutela dell’imputato, ma se il processo penale dura 6 anni massimo, il problema è superato.

Rimane un iter sballato, prima fate saltare la prescrizione e poi si corre ai ripari con il tetto.
Concentriamoci sulle strade che ci uniscono. Gli avvocati dicono che è una ottima base di riforma. Faremo audizioni, ascolteremo le opposizioni. Vorremmo riprendere il tema che un relatore dei due da nominare sia della minoranza. Se invece si vuole usare la prescrizione come totem da agitare, non si rende un gran servizio.

Divisione delle carriere: la sua posizione, che è anche quella del Pd, è contraria.
Non mi convince. Vedo dei rischi: siamo molto più d’accordo nella previsione di rafforzare nel rito accusatorio le funzioni della difesa rispetto a quelle dell’accusa, che possono oggettivamente avere uno sbilanciamento. Va riequilibrato il peso dell’accusa e dunque quello delle Procure. Penso anche a un rafforzamento della distinzione delle funzioni tra magistratura giudicante e magistratura requirente. Nella riforma del Csm si prevede anche di dimezzare la possibilità di passare tra una carriera all’altra. Ma la separazione delle carriere contiene due rischi.

Quali?
Vedo la tentazione in qualcuno di dare un colpo all’indipendenza della magistratura. La politica non deve cogliere l’occasione per dare un colpo all’autorevolezza e alla credibilità della magistratura, con provvedimenti che rischiano di rallentare la possibilità di arrivare a conclusione delle riforme che dicevo: il penale, il civile, il Csm e l’ordinamento penitenziario. Quella che noi non riuscimmo, malgrado l’impegno di Orlando, a portare a termine.

Poteri in conflitto. I magistrati hanno provato a sostituirsi al decisore politico?
Non c’è dubbio che nel momento in cui la politica si è indebolita, e le forze politiche hanno perso peso presso l’opinione pubblica, la magistratura ha occupato uno spazio. E non è solo per una loro iniziativa. È che per il gioco delle parti, da un certo punto in poi, l’avviso di garanzia è diventato lo strumento di lotta politica contro gli avversari, come dicevamo.

Lo dice a noi? Va detto a Bonafede.
A Bonafede dico: sei il ministro della Giustizia, non sei il ministro dei Cinque Stelle. Proviamo a vedere se insieme riusciamo a fare una riforma seria che aiuti l’Italia a crescere.

Come si cambia il Csm?
Iniettando nella magistratura gli anticorpi per reagire. Rivediamo i collegi. Più avvocati nei consigli giudiziari, più donne, con una parità di genere obbligatoria. E la proposta di avocare all’ufficio del Csm la nomina di un posto vacante, se non si fornisce entro un mese il nominativo giusto. Tutta una serie di strumenti per cui la riforma del Csm darà alla magistratura la forza per sviluppare le sue difese immunitarie.

Riforme ordinarie, senza toccare la Costituzione?
L’unica cosa su cui vogliamo invece toccarla, come Pd, è un percorso parallelo per istituire un’Alta Corte, nominata dal Presidente della Repubblica, che tolga dal Csm il giudizio sui magistrati, sollevando la disciplinare come già Violante aveva ipotizzato.