Allarme rosso nella Lega. Anzi: allarme russo. Il precipitare delle relazioni diplomatiche con Mosca e l’inasprimento delle sanzioni scardinano un sistema finora tenuto in perfetto equilibrio, con Gianluca Savoini che a lungo è stato, se non il ministro degli Esteri di via Bellerio, almeno il ministro dell’Est. Adesso la Lega è decisa (e forse costretta) a darsi una ripulita e chiede a Savoini di liberare lo strapuntino del Corecom Lombardia – l’AgCom regionale – di cui era consigliere. Lui punta i piedi, non vuole saperne. Ma la mozione approvata martedì scorso da Palazzo Lombardia lo mette con le spalle al muro, come gli fa gentilmente notare il governatore Fontana: «Queste sono cose che sono state decise dal Consiglio regionale che è autonomo e libero di decidere come ritiene più opportuno».

E il Consiglio regionale lombardo lo ha scaricato. Le inchieste giornalistiche sui rapporti tra Mosca e via Bellerio si moltiplicano. “Report” nell’ultima puntata ha messo in luce il tifo trascinante dell’oligarca russo Konstantin Malofeev per il leader leghista. In Francia, dove si vota domani, analoghe inchieste fotografano la generosità degli stessi oligarchi verso Marine Le Pen. E anche a Montecitorio si preannunciano tempi duri per le matrioske. Sinistra italiana sta preparando una proposta di legge per l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sui finanziamenti da parte di Stati esteri nei confronti di partiti ed esponenti politici italiani. «I leghisti farebbero una figura migliore a dire la verità: e dire, in passato abbiamo investito in relazioni privilegiate sul piano politico con la Russia di Putin. Negare la realtà oltre il ragionevole è ridicolo», affonda Nicola Fratoianni. Sulla stessa falsariga il membro dem del Copasir, Enrico Borghi: «Pensiamo sia giunta l’ora che Salvini abbandoni ogni ambiguità sui suoi rapporti con Putin».

Matteo Salvini inizia a capire l’antifona. In casa gli stanno facendo una guerra senza precedenti, e non si tratta dei soli parlamentari vicini a Giorgetti. Le turbolenze del leader leghista sul tema fiscale indispettiscono i suoi stessi ministri. Salvini ha chiesto un incontro con Draghi, per ora in agenda senza data. Il segretario del Carroccio vuole intestarsi una campagna di primavera: «Nella norma sulla delega fiscale c’è scritto che le aliquote fiscali aumentano, quindi aumenta anche la tassa sui bot, sulla cedolare secca, sugli affitti. La riforma del catasto vuol dire che se le case valgono di più, paghi più tasse su quella casa. E tra pandemia e guerra, l’aumentare delle tasse non è utile». Argomenti strumentali, dicono dal Pd e fa filtrare lo stesso Mario Draghi, ma che possono tornare utili anche per le campagne elettorali che lo vedranno nelle piazze di mezza Italia, da qui a giugno. Il leader in piazza potrebbe recuperare quello smalto perso per le vicende internazionali.

Ma la leadership indebolita di Salvini sembra creare qualche imbarazzo ai candidati sindaco. Da Sud a Nord, sono in tanti a far capire di cavarsela benissimo senza di lui. «All’interno della Lega ci sono dissapori forti, Salvini si è sovraesposto e pagherà questi errori», ci dice una fonte autorevole di via Bellerio. In vista di una verifica interna solo tatticamente rimandata, la cerchia di Giorgetti si rafforza a piè sospinto. Avanza Massimiliano Fedriga, il governatore del Friuli Venezia Giulia, così come Edoardo Rixi a Genova. E poi c’è quel gioiellino emergente di Giacomo Cosentino, personaggio in forte ascesa che piace un po’ a tutti. Consigliere regionale classe 1987, è l’anima di Lombardia Ideale, lista civica associata con la Lega di tendenza centrista. Ha dodici anni meno di Salvini e molti più amici americani che russi. Ai margini del partito torna a farsi sentire Flavio Tosi, che si ricandida sindaco di Verona.

A conti fatti, sa già di andare al ballottaggio. E per Salvini – di cui Tosi è avversario storico – non è neanche questa una buona notizia. Boccone amaro come quello arrivatogli dal Lazio: ha lasciato ieri il gruppo leghista la consigliera regionale Laura Corrotti. Prima donna della Lega eletta alle regionali del 2018 nel consiglio di via della Pisana è passata ufficialmente a FdI. Un addio con la porta sbattuta in faccia a chi, si sfoga l’ormai ex salviniana, «non mi ha lasciato lavorare».

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.