La legge elettorale viene incardinata in Senato e anche nella maggioranza si riaccende il dibattito interno: Udc, Noi Moderati e Fratelli d’Italia premono per le preferenze e il ballottaggio. Ne parliamo con il segretario Udc, senatore Antonio De Poli.

Senatore De Poli, qual è il suo giudizio complessivo sulla nuova legge elettorale?
«Il giudizio è positivo. Il passaggio al Senato sarà l’occasione per perfezionare una riforma che deve tenere insieme governabilità e partecipazione, rafforzando la stabilità delle istituzioni e il rapporto di fiducia tra cittadini ed eletti. È con questo spirito che si muoverà l’UDC, che nella maggioranza ha svolto un ruolo attivo, a partire dalla battaglia sulle preferenze».

Al Senato c’è ancora il tempo per introdurre il ballottaggio e correggere il nodo delle preferenze?
«Al Senato ci sono sicuramente i margini per migliorare ulteriormente questa legge elettorale. Come UDC auspichiamo con forza che possa essere recuperato il tema delle preferenze, bocciate alla Camera con il voto compatto della sinistra e con qualcuno nel centrodestra che ha scelto di sfilarsi. Per noi resta una battaglia di principio: restituire ai cittadini il diritto di scegliere direttamente i propri rappresentanti significa rafforzare il rapporto tra eletti e territori e riavvicinare le persone alla politica».

Rappresentanza e governabilità restano i due poli del confronto: quale principio deve prevalere e fino a che punto?
«Governabilità e rappresentanza sono due facce della stessa medaglia. Una buona legge elettorale deve consentire ai cittadini di scegliere e mettere chi vince nelle condizioni di governare con stabilità. Il Governo Meloni nasce da un mandato politico chiaro espresso dagli elettori: dobbiamo consolidare questo principio, evitando incertezze e trattative successive al voto».

Futuro Nazionale può diventare un alleato del centrodestra oppure rischia di spostare la coalizione su posizioni troppo radicali?
«Il modo stesso in cui è nato Futuro Nazionale segnala una scelta di rottura rispetto al centrodestra. Una coalizione vive di fiducia, lealtà e valori condivisi. Su diversi temi le posizioni di Vannacci sono per noi difficilmente condivisibili: penso alle classi separate per gli alunni con disabilità, alle affermazioni sul femminicidio e alla “remigrazione”, che rischia di ridurre a slogan questioni molto diverse. La legislazione italiana è già intervenuta su espulsioni e rimpatri e oggi il Senato è impegnato sul ddl n. 1939 relativo anche al Patto europeo su migrazione e asilo. La linea è chiara: chi rispetta le leggi, lavora e contribuisce alla comunità non è un problema; chi delinque deve rispondere delle proprie azioni e, quando ricorrono le condizioni di legge, essere espulso e rimpatriato. Governare significa trovare soluzioni concrete, non affidarsi a slogan difficilmente attuabili».

Spazio Pubblico, Europeisti, Azione e Partito Liberaldemocratico provano a costruire un’area esterna ai due poli: esiste ancora uno spazio elettorale autonomo per il centro?
«Uno spazio politico di centro esiste ed è vitale ma ha valore quando si colloca all’interno delle coalizioni di centrodestra o di centrosinistra, dando equilibrio e pluralismo all’interno di una visione condivisa ed evitando polarizzazioni. Questo rappresenta il principio di governabilità, altrimenti rischia solo di essere l’ennesimo spazio che crea confusione nei riguardi dell’elettorato. Il centro non può essere un contenitore nel quale sommare sigle diverse per mero tornaconto politico. Per essere credibile deve avere identità, valori, cultura di governo e una visione comune dell’Italia e dell’Europa; altrimenti aumenta la frammentazione e la distanza dei cittadini dalla politica».

In questo scenario, quale ruolo può svolgere l’Udc?
«La nostra storia e la nostra cultura politica ci collocano saldamente nel centrodestra. Condividiamo valori precisi: legalità e sicurezza, sostegno alla famiglia e alla natalità, centralità del lavoro e dell’impresa. L’UDC continuerà a portare nella coalizione la propria sensibilità popolare, moderata e cristiano-democratica. Con gli alleati troveremo una sintesi capace di valorizzare tutte le culture della maggioranza. Migliorare la legge elettorale significa garantire governi stabili e dare risposte concrete al Paese».

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.