L‘intifada globale – ovvero urla e cartelli offensivi davanti tutte le sinagoghe del mondo, il boicottaggio di cittadini israeliani ovunque si trovino (in un evento culturale, al ristorante, in un autogrill, in vacanza), gli insulti e l’aggressione verso chiunque porti segni di appartenenza alla religione ebraica, lo sfregio di simboli a memoria dell’olocausto, l’irrisione verso gli ultimi testimoni della Shoah, gli impedimenti a studiare, commerciare, investire se sei israeliano, il sostegno ormai sdoganato e aperto a Hamas e Hezbollah o ai pasdaran, fino agli episodi sanguinosi degli accoltellamenti per le strade d’Europa o il massacro di Bondi Beach, cose che non hanno rapporto diretto con quanto prima detto ma è l’acqua bassa in cui nuotano gli squali assassini – è una attività squisitamente nazista. Perché nazista è il concetto che ogni ebreo è colpevole, in quanto ebreo – oggi: ogni israeliano è complice e colpevole in quanto israeliano. Che si apra la caccia.

L’intifada globale non ha alcuna utilità per alleviare le sofferenze della popolazione di Gaza né è di alcun supporto e aiuto per la lotta per i suoi diritti, non ha fermato in alcun modo il massacro della guerra, non è alcuna opzione per un processo di pace e di ricostruzione. L’unica “ricaduta” è quella di continuare ad alimentare qui (in Occidente) un’aura della “resistenza” di Hamas; l’unica “capitalizzazione” è quella di alimentare qui (in Occidente) l’idea di riprodurre la “resistenza” di Hamas: Gaza sarebbe ovunque, a Roma come a Berlino, a New York come a Sydney. E se Gaza è ovunque, ogni israeliano che vive ovunque è un “occupante” e un nemico. Il “genocidio” è globale perché il potere di Israele (sin dai Savi di Sion) è globale. Il genocidio è globale perché il capitalismo è ormai genocidiario. A genocidio globale, intifada globale.

Questa demente spazzatura da quasi tre anni viene teorizzata, prodotta, diffusa, organizzata dalla sinistra radicale globale. Si può quasi dire che oggi l’identificazione e la prassi della “sinistra radicale globale” sia l’anti-israelismo. Solo l’anti-israelismo. Anti-israelismo che ha ormai esondato la labile e ipocrita distinzione tra anti-sionismo e anti-semitismo. Come nella più vieta rappresentazione degli ayatollah, Israele è Satana (nelle sue varie declinazioni, fino a Israele = ᛋᛋ, con la quale si sradica definitivamente ogni considerazione morale e politica per l’essere stati secolari vittime della storia: andavano bene finché passavano per il camino di Auschwitz, ora sono anch’essi “carnefici”).

Questa demente spazzatura da quasi tre anni viene riprodotta a piene mani in ogni trasmissione, in ogni talk-show, in ogni evento, in ogni spettacolo, in ogni scuola, da professori, giornalisti, uomini politici, cantanti e scrittori: se non dici “genocidio” non sei di questo mainstream. E il mainstream del genocidio è ormai diventato un banale luogo comune. Serve a “riconoscersi”. La militanza dell’opposizione al genocidio è “la caccia all’ebreo”.

Come persone di sinistra, troviamo che tutto ciò sia vergognoso: vergognosa è la strumentalizzazione della tragedia di Gaza, ovvero “capitalizzare” il sentimento umanissimo di dolore per le sofferenze della popolazione di Gaza in un delirio che giustifica Hamas e sollecita l’odio contro Israele. Come persone di sinistra siamo con l’opposizione al governo reazionario di Netanyahu, Smotrich e Ben-Gvir; come persone di sinistra siamo con qualunque iniziativa in Israele abbia mantenuto i fili di una comune attività politica tra israeliani e palestinesi; come persone di sinistra siamo stati contro il 7 ottobre e il massacro di Gaza; come persone di sinistra ci siamo espressi per la tregua e la pace e l’ingresso massiccio di aiuti alla popolazione; come persone di sinistra non abbiamo alcun dubbio che il nodo per qualunque processo di pacificazione e ricostruzione sia il disarmo di Hamas. Hamas è stato, è e sarebbe la iattura del popolo gazawi. Come persone di sinistra indichiamo nell’Iran e nella sua rete di relazioni con Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano, Houthi nello Yemen e milizie sciite un fattore costante di instabilità politica, commerciale, militare nell’area.

L’intifada globale è considerata “a dangerous reality” in Gran Bretagna e Australia, e ce n’è abbondante motivo, diciamo così. Da noi è invece giustificata, promossa e esibita, come libertà di opinione (che è un lieve ossimoro, se a “libertà di opinione” aggiungiamo “Hamas e ayatollah”). Ma noi, si sa, col nazismo abbiamo lunga frequentazione e complicità. Non in nostro nome.

Lanfranco Caminiti, Gianluca Cicinelli, Chicco Galmozzi, Brunello Mantelli, Angelo Mammone Rinaldi

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