«Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) non va mitizzato ma, se si vuole rilanciare il Sud, dev’essere accompagnato da misure compensative del divario meridionale: decontribuzione decennale per chi opera nel Sud, decollo delle Zone economiche speciali (Zes), potenziamento quantitativo e qualitativo delle pubbliche amministrazioni». Maurizio Manfellotto, presidente dell’Unione Industriali di Napoli, detta la strategia al governo Draghi. E, nella sua relazione all’assemblea dell’associazione, non risparmia critiche al governatore Vincenzo De Luca al quale ricorda la necessità di un confronto più forte con gli industriali.
«Auspichiamo un miglioramento del patrimonio infrastrutturale, della qualità della vita del Paese e soprattutto del Mezzogiorno, una marcata riduzione del divario socio-economico territoriale – osserva Manfellotto – ma questi risultati non si ottengono con la semplice redazione di un documento». Perciò servono risorse aggiuntive per il Sud, ma anche intervento pubblico, incentivi per chi opera in aree disagiate e un controllo sull’operato delle istituzioni «per evitare che si perpetuino contraddizioni e difformità tra quanto si enuncia e quanto effettivamente si mette in pratica». Le forze economiche e produttive devono affiancare, sostenere o criticare governo ed enti territoriali, lasciando da parte i luoghi comuni della questione meridionale e guardando solo allo sviluppo del Meridione.«Difendere gli interessi del Sud – spiega il presidente degli industriali partenopei – non significa fare rivendicazioni territorialiste, ma puntare a un recupero di competitività del sistema Italia. La crescita produttiva e occupazionale nel Sud è l’unica strada per ridurre un debito pubblico balzato al 157,5% del pil». Come? «Occorre contrastare ogni tentativo di stralciare risorse destinate al recupero del divario territoriale e garantire finalmente, con la definizione dei livelli essenziali di prestazione, diritti di cittadinanza in ogni area della penisola – suggerisce Manfellotto – Bisogna realizzare grandi opere che connettano il Mezzogiorno col resto d’Italia e d’Europa, seguendo le direttrici della digitalizzazione, dello sviluppo sostenibile e dell’inclusione».

Non basta avere risorse aggiuntive, occorre spenderle e spenderle bene, attivando i poteri sostitutivi del Governo centrale previsti in caso di ritardi da parte degli enti territoriali. Il rischio, soprattutto in Campania, è che i fondi non vengano spesi in tempo. Secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), al 31 dicembre scorso la Campania è riuscita a spendere solo il 33,73% del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e il 35,1 del Fondo sociale europeo (Fse). Ora, però, il Sud e l’intero Paese hanno un’occasione irripetibile per rilanciare l’economia. Ma per vincere la sfida bisogna che le associazioni vengano coinvolte in pianificazione, attuazione e monitoraggio dei progetti, come gli industriali ricordano alla Regione.

«La ricetta proposta dal presidente Vincenzo De Luca, quella dell’uomo solo al comando, può aver contribuito ad accelerare decisioni drammatiche e urgenti durante la crisi sanitaria – aggiunge Manfellotto – È essenziale che il dialogo con le istituzioni, a cominciare dalla Regione, non si esaurisca in un adempimento formale finalizzato ad avallare scelte già assunte. Sarebbe sconcertante se questo anacronistico modo di procedere dovesse prolungarsi anche nella fase della ripartenza e della ricostruzione. La prassi è di concepire il confronto solo come un adempimento formale per avallare scelte già assunte. Non possiamo accettarla né con Palazzo Santa Lucia né con altri livelli istituzionali». Insomma, il confronto serve e serve pure alla Regione, visto che «la Campania è ultima tra le regioni italiane nella graduatoria che misura la qualità dei servizi pubblici».

Infine il presidente degli industriali parla prossimo sindaco di Napoli. «Una svolta – dice Manfellotto – è necessaria e urgente anche per Palazzo San Giacomo. Il nuovo sindaco dovrà recuperare la normalità di una buona amministrazione quotidiana, ponendo fine a battaglie ideologiche e polemiche sterili con altri livelli istituzionali. Occorre rilanciare Napoli come smart city e metropoli europea, baricentrica nel Mediterraneo, riconvertirne le grandi aree urbane, sviluppare strategie e promuovere interventi con una visione da sindaco metropolitano». Le priorità? «Manifatturiero, turismo e industria culturale»

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.