Che la Confindustria di Carlo Bonomi fosse, in una ideale contrapposizione tra falchi e colombe, decisamente in linea con i primi, era chiaro ormai da tempo. Ma oggi ne è arrivata l’ennesima dimostrazione con la conferenza tenuta dal capo degli industriali italiani al termine dell’Assemblea generale di Assolombarda all’Hangar di Linate.

Parlando del rinnovo dei contratti in concomitanza con quella che è la peggiore crisi economica dell’ultimo secolo, peggiore anche di quella già sperimentata nel 2008 per i subprime americani, Bonomi ha sottolineato che “in questo momento gli scioperi sono deleteri per il Paese, la frattura non aiuta nessuno. Invito le categorie a sedersi a un tavolo e trovare una soluzione”. Una risposta alla nota di giovedì scorso in cui i sindacati dei metalmeccanici avevano proclamato sei ore di sciopero: quattro il 5 novembre, due per le assemblee che si terranno in questi giorni dopo l’interruzione della trattativa con Federmeccanica sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici per il 2020-2022.

La premessa, ha sottolineato Bonomi, è che “i contratti li firmano le associazioni di categoria e i sindacati. Vulgata comune è che Bonomi non voglia firmare i contratti, ma non li firmo io. Io mi ero preso un impegno personale, quello di portare a termine il rinnovo del contratto della sanità privata e a fine settembre è stato raggiunto”. Per l’Italia quindi la strada è quella di “sedersi a un tavolo e parlarsi”, e non “di fare sciopero”. Secondo Bonomi i contratti vanno rinnovati, i soldi in tasca ai lavoratori vanno messi ma “in maniera sostenibile e intelligente”.

Una ‘sparata’ motivata da Bonomi per i numeri del Pil: l’Italia, ha spiegato Bonomi, “perderà oltre il 10% nel 2020: siamo tornati indietro a un Pil pro capite di 26 anni fa con numeri da guerra”. “E tuttavia – ha aggiunto – c’è un dato eclatante: il rimbalzo manifatturiero, di quell’industria che sta facendo da locomotiva del Paese. Io dico non fermiamo quella locomotiva, acceleriamo”.

LA QUESTIONE LICENZIAMENTI – Altra questione toccata da Bonomi quella dello stop ai licenziamenti imposto dal Governo durante la crisi dovuta al Coronavirus. Il capo di Confindustria parlando dell’Assemblea generale di Assolombarda ha prima ricordato come l’associazione fosse favorevole all’introduzione della norma “nel momento emergenziale”, ma ha chiarito anche come al momento “non ci è ancora chiara” la Fase2. Bonomi infatti guarda già avanti, quando il decreto verrà meno “per due motivi: il primo è che negli altri Paesi non c’è e il secondo è che stiamo bruciando parecchie risorse”, in particolare “quelle di SURE non erano dedicate solo al blocco dei licenziamenti e alla cassa integrazione, ma erano per le politiche attive del lavoro”.

Per questo il ‘falco’ chiede mano libera al Governo e pur ammettendo che “non possiamo lasciare queste persone senza un reddito”, gli industriali devono “guardare al futuro”. Credo che una risposta sia dovuta, non a Confindustria ma nell’interesse dei lavoratori. Mi sembra che qui l’interesse dei lavoratori l’abbia a cuore solo Confindustria”, è il commento di Bonomi.

Dichiarazioni che saranno certamente destinate a far discutere…