«I porti aperti hanno salvato diverse vite, mentre i porti chiusi condannano a morte migliaia di persone». Non lo ha detto un rappresentante della Sea Watch, né Carola Rackete e neanche papa Francesco. Ad avere pronunciato questa frase al Senato, tra qualche risolino imbarazzato, è stato l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, il leader dei Porti chiusi, il politico che più di tutti ha fatto campagna elettorale contro le Ong che nel Mediterraneo salvano vite umane. Sigmund Freud chiama questi incidenti della lingua “lapsus”: questi rivelano ciò che si sedimenta nell’inconscio, in quella parte della nostra personalità che non emerge razionalmente ma in cui sono depositati i nostri profondi convincimenti. Quelli indicibili, che nascondiamo anche a noi stessi. Scava scava, oltre la corteccia, oltre l’immagine televisiva scopriamo un Salvini che sa di aver sbagliato e che la scelta migliore sia quella di aprire i porti a chi salva vite umane.

O forse più che Freud dobbiamo scomodare la storia della Chiesa quando racconta la conversione, sulla via di Damasco, di Paolo di Tarso: più che un lapsus quello del leader della Lega sarebbe un vero mutamento, un cambiamento profondo sia dal punto di vista politico che umano. Se fosse così, ci sarebbe da gridare un grosso evviva… Chissà. Stiamo probabilmente correndo troppo e Salvini resta Salvini, con i suoi porti chiusi, i suoi proclami, le sue gaffe. Il problema è invece il governo attuale che, nato per mettere in un angolo il leader leghista, ancora non ha mosso un dito per cambiare i due decreti sicurezza, cuore della sua azione politica. Sì, non ha mosso un dito. Anche in queste ore il capo del governo Giuseppe Conte ha annunciato di voler portare in uno dei prossimi appuntamenti del consiglio dei ministri la proposta di modificarli. Vedremo.

Vedremo anche quali parti metterà in discussione: se si tratterà cioè di cambi significativi o di piccoli ritocchi, qualche bandierina da piantare qui e lì giusto per dire che ha mantenuto le promesse e risposto alle richieste che arrivano da una parte dei suoi alleati (non certo da parte dei suoi 5 stelle). Il tempo è quasi scaduto e la Chiesa, in prima fila nella difesa dei diritti dei migranti, e le varie Ong e associazioni impegnate sul campo chiedono un intervento che ripristini i diritti. Il governo Conte bis avrebbe dovuto agire da subito. Ma qualcosa non ha funzionato. Il lapsus qui è forse al contrario. Si dice di voler cambiare i decreti, ma il vero convincimento è un altro: i decreti di Salvini vanno bene e bisogna portarli fino alla fine della legislatura. In fondo quando erano stati approvati al governo c’era sempre lui, Giuseppe Conte…