Due grammi scarsi di coca, trovati nella casa di chicchessia, fosse anche il papa, non destano scandalo quasi a nessuno. Non perché tutti approvino o apprezzino. Ma perché è nell’ordine delle cose non stupirsi per il mondo che cambia. Ci sono cose del mondo di ieri –il sesso e le droghe soprattutto- che sono ormai viste con gli occhi dell’indifferenza. Non stupirebbero più oggi quegli orecchini in vendita da Harrods dove le ragazze inglesi (e le italiane in gita, soprattutto) nascondevano il profilattico, mentre le famiglie non erano ancora pronte, così come per le canne o gli shottini dei figli o per la coca del mondo di quelli che contano. Assuefazione e indifferenza.

Per questo il fatto che Luca Morisi, ex addetto stampa, e molto di più, di Matteo Salvini detenesse in casa quei due grammi, e anche una boccettina di un liquido che potrebbe essere un’altra droga di nome Ghb, non dovrebbe meritare neanche dieci righe in cronaca. Anche se il personaggio è alquanto noto. Piuttosto dovrebbe solleticare le pruderie maliziose di tutti coloro che danno consigli non potendo più dare il cattivo esempio, il fatto della “cessione” a quei due. Non tanto perché teoricamente anche passare uno spinello a un’altra persona potrebbe configurare il reato di spaccio (assurdità di certe nostre leggi), quanto per quell’immagine vagamente pasoliniana dell’uomo più fidato di Matteo Salvini che passa il weekend di ferragosto in compagnia di due ventenni romeni. Due ragazzi cui poi lui regala, secondo quanto hanno detto loro ai carabinieri, una sostanza che viene definita la “droga dello stupro” perché rende incosciente chi la assume e facilita il rapporto sessuale anche con persona non del tutto consenziente. Un quadro d’insieme che cozza terribilmente con un mondo politico, quello della Lega, che non appare proprio di tendenza psichedelica e trasgressiva.

Ma ancora fin qui ci si aspetterebbe al massimo qualche risatina o qualche sillaba incontrollata sulla bocca di uno come Simone Pillon, un personaggio che pare uscito da un libro sul Medioevo, il quale, intervistato dal Foglio, sente il dovere di dire non solo che Morisi a lui non è mai piaciuto (e ci fa ricordare la rubrica di Cuore che si chiamava “chi se ne frega”), ma anche che la Lega è piena di gay e che, tra Camera e Senato “non bastano due mani per contarli”. E’ questo dunque il problema? Dobbiamo interessarci degli affetti e della sessualità di chiunque appaia su un giornale o su un social? Ma che fatica! È chiaro che le paginate, i passaggi di racconti e notizie in tv e altrove che stanno inondando il mondo della comunicazione politica da qualche giorno dicono altro, e fanno anche abbastanza schifo. Sul piano politico, e anche su quello umano, se si può usare un concetto così desueto. Fanno schifo in diversi modi. Il primo è l’uso della cronaca, con la diffusione ad arte di “retroscena” per lasciare intendere che il soggetto preso di mira abbia qualcosa da nascondere, magari un giro di spaccio o di prostituzione. Se poi nell’appartamento accanto abita un russo, ecco che la cosa si fa sospetta

La titolazione è fondamentale, come la parola “festino”, come a dire orgia senza nominarla. E il moralismo si taglia a fette. Poi ci sono tutti quelli del “sono garantista però”, e infine i peggiori, quelli del “non ne approfitterò”. La sagra di un’ipocrisia che è solo violenza, questo viene riservato oggi a Luca Morisi, e non è il solo né è la prima volta di questo tipo di trattamento. E pensare che, su proposta della ministra Cartabia, la Commissione giustizia della Camera ha detto di sì alla proposta che non si infierisca sulle persone indagate o arrestate. Quanti minuti è durato quel buon proponimento? La verità è che di Luca Morisi non importa nulla a nessuno.

Il boccone più saporito è Matteo Salvini, è tutto politico, con una voglia matta da più parti di approfittare di un suo momento di difficoltà per bastonarlo mentre è a terra. Certo, dicono tutti che se lo meritano, per le modalità di comunicazione della “Bestia”, il meccanismo che i due, Luca e Matteo, ha visto complici nel tagliare il mondo con l’accetta, di qua i buoni, di là i cattivi (ma non è quello che fanno ogni giorno certi pm?), e tra i cattivi c’erano anche “i drogati”. Che cosa di più facile se non di evocare la nemesi storica, che non perdona, e citare a macchinetta (che noia) la battuta sul citofono? Non si tratta oggi di dare un giudizio su quel che Salvini fece allora a Bologna. Oggi stiamo parlando di altro, di Luca Morisi, di due grammi di coca e di due ragazzi romeni fermati dai carabinieri.

L’oscar della banalità, nel pantano delle schifezze, possiamo assegnarlo al “se citofonando” del direttore del Fatto, piuttosto che all’uso dell’aggettivo “stupefacente” di Danilo Toninelli, che non si è neanche accorto del fatto che il copyright di quella scempiaggine era proprio del duo Salvini-Morisi e indirizzata a Lapo Elkann. Il solo che in questi giorni abbia detto cose sensate. Cosa che capita spesso a chi ha sofferto portando le ferite sul proprio corpo, a causa della violenza del circo mediatico. Ma il premio della brutalità cinica vestita di compassione, va agli intellettuali come Michele Serra. I “problemi familiari” e la “fragilità esistenziale” esibiti da Morisi con semplicità a spiegazione delle sue dimissioni e di quel che le ha precedute e motivate, sono liquidati in poche false e pietistiche righe di comprensione. Ma il capoverso successivo, e le sessanta righe che seguono, sono precedute da un grande MA. E lì si può vomitare di tutto. Tanto Morisi è distrutto e anche Salvini non si sente molto bene.

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.