Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha presentato il suo atteso piano di pace per il Medioriente, definendolo “un’opportunità win-win” sia per Israele sia per i palestinesi. Tra i punti chiave, la proposta prevede il riconoscimento degli insediamenti israeliani in Cisgiordania da parte dei palestinesi, in cambio di un congelamento di 4 anni delle attività legate alle colonie. Riconosce Gerusalemme come “capitale indivisa” dello Stato ebraico, propone il raddoppiamento del territorio sotto controllo palestinese e la nascita di uno Stato palestinese con capitale a Gerusalemme Est. Il tycoon ha presentato il suo ‘Piano del secolo’ in una lunga conferenza stampa alla Casa Bianca, a fianco del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Davanti a loro, un’audience filo-israeliana che non ha lesinato gli applausi. Grande assente sia al podio, sia in sala, la controparte: i palestinesi.

Trump ha ammesso di aver fatto molto per Israele, a partire dall’uscita dal “terribile” accordo sul nucleare iraniano allo spostamento dell’ambasciata a Gerusalemme, ma ha detto di volere essere “giusto”: la proposta di pace è un “grande accordo per i palestinesi”, una “opportunità storica” per loro di avere un proprio Stato, nonché forse “l’ultima chance”. Secondo Trump, i 4 anni di stop alle nuove colonie nei Territori occupati fornirà il tempo per negoziare un accordo completo. Il piano prevede ‘concessioni’ ai palestinesi che gli analisti avevano previsto, ma impone loro condizioni che già in precedenza hanno rifiutato: come la citata accettazione delle colonie esistenti. Si fonda, inoltre, su un piano economico di 30 pagine che la leadership palestinese ha già bocciato nel giugno scorso.

Netanyahu, che Trump ha ringraziato per il suo “grande coraggio”, e il suo sfidante al ruolo di premier Benny Gantz, hanno accettato la proposta. Non così i palestinesi, che ancor prima della sua presentazione si sono opposti e hanno accusato gli Usa di voler favorire Israele a loro spese. Khalil al-Hayya, funzionario di Hamas, ha bollato come “cospirazioni” di Usa e Israele gli annunci, dicendo che “tutte le opzioni sono aperte”. La reazione del presidente Mahmoud Abbas non è stata immediata, ma già in precedenza aveva respinto il piano e chiesto alle fazioni palestinesi di incontrarsi per discutere la situazione, mentre migliaia di persone protestavano a Gaza City: invito accettato, così Hamas, Fatah e altre fazioni ritroveranno rara unità. Contraria al piano anche la Giordania, attore chiave nella questione mediorientale, che ha messo in guardia dalle “pericolose conseguenze” di una “annessione delle terre palestinesi” a Israele, ribadendo il suo impegno per uno Stato palestinese lungo le linee del 1967.