Dentro o fuori. È arrivato il giorno del giudizio, nel vero senso della parola, per Luca Palamara. Questa mattina, al piano nobile del “Palazzaccio”, si svolgerà davanti alle sezioni unite civili della Cassazione l’udienza sul ricorso presentato dall’ex zar delle nomine contro la sentenza che ne ha disposto la radiazione dall’ordine giudiziario. La sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura lo scorso ottobre, al termine di un “turbo processo”, aveva emesso nei confronti di Palamara il provvedimento più severo: sono pochissimi i casi di magistrati mandati a casa, anche a fronte di gravi condotte, negli ultimi anni.

Presidente del collegio che deciderà il futuro di Palamara sarà Margherita Cassano, attuale presidente aggiunto della Cassazione. Cassano è “allieva” di Pier Luigi Vigna, già procuratore di Firenze e numero uno della Direzione distrettuale antimafia. La magistrata è iscritta a Magistratura indipendente, la corrente definita di “destra” delle toghe e di cui per anni è stato leader indiscusso Cosimo Ferri, il magistrato coinvolto con Palamara nella celebre cena all’hotel Champagne di Roma a maggio del 2019. Cassano ha fama di essere un giudice poco condizionabile. È stata anche a un passo da diventare la prima donna nella storia presidente della Cassazione. Gli scenari sono due. Anzi, tre.

Il primo, il più tragico per Palamara, è la conferma della sentenza della sezione disciplinare del Csm.
Il secondo, un esito intermedio, è il rinvio a Palazzo dei Marescialli per un nuovo giudizio.
Il terzo, quello per il quale Palamara ha già messo le bottiglie in frigo, l’annullamento della sentenza senza rinvio ed il suo conseguente ritorno in servizio.

I presupposti per l’annullamento ci sono tutti. Fra gli otto motivi del ricorso vi è la ricusazione, non accolta, di Piercamillo Davigo, componente del collegio. L’ex pm di Mani pulite, per Palamara, è stato in quel procedimento giudice, testimone e persona offesa. Davigo, alla luce delle rivelazione dell’indagine sulla Loggia Ungheria, aveva celebrato il processo essendo a conoscenza delle rivelazioni dell’avvocato Piero Amara, il principale teste d’accusa a Perugia contro Palamara. Altro motivo di ricorso, il provvedimento con cui è stata decretata l’utilizzabilità delle intercettazioni captate con il trojan. Le rivelazione di queste settimane da parte del Riformista hanno messo in evidenza il funzionamento “a singhiozzo” del captatore informatico. I vertici della società che ha fornito l’apparecchio, la Rcs, sono tutti indagati, il server è stato sequestrato, la polizia postale sta svolgendo accertamenti per trovare le conversazioni “scomparse”.

Non va dimenticato fra i motivi del ricorso, infine, la decisione del Csm di tagliare tutti i testimoni di Palamara e di dar vita ad una sorta di “turbo processo”. Ad assistere Palamara nel processo della vita ci sarà il professor Roberto Rampioni. Il nome di Rampioni era balzato alle cronache nei mesi scorsi dopo la visita nel suo studio di Alessio Lanzi, laico del Csm in quota Forza Italia. Lanzi era stato avvistato mentre si stava recando in visita dal professore romano da un conoscente del procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, che abita nello stesso palazzo. Il clamore mediatico sull’accaduto aveva spinto Lanzi a chiedere il trasferimento dalla Commissione per le incompatibilità, che il giorno dopo la visita di Rampioni ascoltò Palamara come persona informata dei fatti sulle chat. Per la decisione della Cassazione, presumibilmente, bisognerà attendere qualche mese.