Era in cinta di sei mesi, Maria Pappagallo. E positiva al coronavirus. Ha cominciato a soffrire dolori nella giornata di ieri. Ha partorito in casa, con l’aiuto del marito e del ginecologo. Parto prematuro, il bambino respirava. Ma il neonato, una femmina, è morto poco dopo. È successo a Napoli. E adesso una tragedia può diventare una questione giudiziaria. Perché i medici, il 118, l’ambulanza sarebbero intervenuti troppo tardi e senza l’attrezzatura necessaria. Questa almeno secondo la famiglia, un’accusa rifiutata per intero dai medici. La Procura ha intanto aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo.

Mario Conson e Maria Pappagallo sono sposati. Lui è pizzaiolo del borgo Sant’Antonio Abate. Già lo scorso maggio la donna aveva perso un bambino: necessario l’aborto terapeutico perché il neonato inabile alla vita. Pappagallo ora si trova al Policlinico, dove c’è un reparto di ginecologia per pazienti positivi al coronavirus. L’uomo ha denunciato alla polizia quello che descrive come un caso di mala sanità. Ha raccontato al Corriere del Mezzogiorno: “La mia bambina ha respirato per 25 minuti. Sono certo che poteva essere salvata, ma l’ambulanza è arrivata in ritardo e il personale sanitario non aveva gli strumenti adatti per rianimarla. Ho dovuto prestare io al medico le forbici per tagliare il cordone ombelicale”. Conson ha aggiunto che la moglie “è rimasta mezz’ora nell’ambulanza con la bambina morta in braccio, è terribilmente ingiusto. Chiedo ai magistrati di approfondire quello che è accaduto”.

L’uomo ha raccontato dei dolori nelle prime ore della giornata della moglie; del parto gestito a distanza dal ginecologo; dell’arrivo del 118 chiamato intorno alle 6:44. E, l’accusa di Conson, arrivata troppo tardi; con personale che “non era attrezzato in maniera adeguata. Non avevano un’incubatrice e neppure le forbici per tagliare il cordone ombelicale”. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Simona Di Monte. È stato disposto il sequestro della salma che sarà sottoposta ad autopsia.

LA REPLICA – Non coincide praticamente in nessun punto la versione del 118. “Nessun ritardo nei soccorsi, ho controllato le schede di intervento. Dopo essersi preparati, sono partiti a razzo”, ha detto Giuseppe Galano, responsabile del 118 Napoli e coordinatore regionale campano delle emergenze. “L’équipe è arrivata nel giro di 25 minuti – ha spiegato – Occorre considerare che ad ogni intervento gli uomini del 118 devono prepararsi, indossando tutti i dpi indispensabili per gli interventi”. Una vestizione, necessaria per l’emergenza coronavirus, che dura almeno sei o sette minuti. “Non è pensabile che il personale indossi quei dpi per tutta la durata del turno – ha continuato Galano – Tra l’altro, tute, visiere, mascherine e guanti vanno cambiati a ogni intervento”.

“La donna è stata soccorsa – ha aggiunto – e portata in ospedale, ma purtroppo per la bambina il medico ha potuto constatare soltanto il decesso”. Galano ha anche espresso serenità per le indagini in corso e il “massimo cordoglio per quanto accaduto. Mi dispiace davvero per tutto quello che è successo, per una vita che si è persa, il 118 ha fatto il proprio dovere e fino in fondo”.

Antonio Lamorte