Bombarda le centrali nucleari. Scatena gli squadroni della morte ceceni, già sperimentati in Siria. Costringe alla fuga disperata oltre un milione di civili, miete vittime anche tra i bambini. Si dice disposto a negoziare ma solo se tutte le sue richieste verranno soddisfatte. È la “soluzione finale” della questione ucraina praticata da Vladimir Putin. Continua senza tregua l’aggressione militare russa, giunta al nono giorno. La centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, è stata bombardata nella notte. Intorno all’una sono comparse su Telegram le prime immagini che mostravano lampi di esplosioni intorno al complesso. Tre i militari ucraini che hanno perso la vita e due quelli rimasti feriti durante l’attacco russo alla centrale, come rende noto la compagnia di Stato che gestisce gli impianti nucleari citata dall’Associated Press.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato Mosca di ricorrere al “terrore nucleare” e di voler “ripetere” il disastro di Chernobyl. “Nessun paese diverso dalla Russia ha mai sparato contro le centrali nucleari. Questa è la prima volta nella nostra storia. Nella storia dell’umanità. Lo stato terrorista ora ha fatto ricorso al terrore nucleare”, ha detto Zelensky che è tornato a parlare, più tardi, sulla vicenda: “Poteva causare un incidente equivalente a 6 Chernobyl” in un discorso diffuso dalla televisione. “Cittadini dell’Ucraina, siamo sopravvissuti a una notte che poteva fermare il corso della storia dell’Ucraina, della storia dell’Europa”, ha esordito il presidente nel messaggio. Rivolgendosi al popolo russo, ha poi aggiunto: “Come può accadere una cosa simile? Non abbiamo forse lottato insieme contro le conseguenze della catastrofe di Chernobyl nel 1986?”. Zelensky ha quindi esortato i russi a “scendere in strada” per dire al loro governo che vogliono “restare in vita”.

Attaccare una centrale nucleare costituisce un crimine di guerra, twitta l’ambasciata Usa a Kiev dopo il blitz russo contro l’impianto ucraino di Zaporizhzhia. Non è più cronaca di guerra ma di una mattanza senza fine. Il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha denunciato casi di donne violentate nei territori occupati dall’esercito russo. “Quando i soldati stuprano le donne nei territori occupati, e abbiamo diversi casi – ha detto al canale televisivo N1 -, quando i soldati russi abusano delle donne nelle città ucraine, è chiaramente difficile parlare dell’efficacia della legge internazionale”. Il presidente del consiglio regionale di Kharkiv ha fatto sapere che “ieri, (giovedì, ndr) abbiamo contato più di 2.000 morti, oltre 100 bambini. Possiamo calcolare morti e feriti a centinaia ogni ora”. Lo ha detto in videocollegamento con il Summit delle regioni in corso a Marsiglia. “Il villaggio di Iakevo nella regione di Kharkiv è stato distrutto, ci sono molti morti in quest’area”, ha spiegato. “In questo momento sto organizzando il lavoro del centro di coordinamento creato nel nostro centro regionale – ha raccontato -. Ci occupiamo di tutti i profughi dell’area di Kharkiv, stiamo organizzando le consegne di medicinali e cibo”.

È salito a 47 morti il bilancio del bombardamento russo sulle zone residenziali di Chernihiv, in Ucraina. Lo riferiscono i servizi di emergenza ucraini, che hanno sospeso le ricerche dei superstiti per gli attacchi in corso. Mariupol è rimasta senz’acqua, riscaldamento, elettricità e sta finendo anche il cibo dopo cinque giorni di attacchi russi. Lo denuncia il sindaco della città portuale nel sud-est dell’Ucraina in televisione, facendo un appello all’apertura di un corridoio umanitario per evacuare i civili. “Siamo semplicemente distrutti”, ha detto Vadym Boychenko, secondo quanto riporta il Guardian. Le forze russe sono ancora a circa 25 chilometri dal centro di Kiev nel nord, e rimangono a 10 chilometri fuori dai centri delle città di Chernihiv e Kharkiv nel nord in Ucraina. Lo rende noto un alto funzionario della difesa Usa, stando alla Cnn. A Kharkiv e Chernihiv, essere a 10 chilometri dal centro della città “equivale a trovarsi davvero alla periferia della città”, a causa del modo in cui la città è distribuita, ha affermato il funzionario.

Le truppe russe sono entrate per la prima volta nella città portuale ucraina di Mykolayiv, sul Mar Nero, a metà strada tra Kherson, caduta nei giorni scorsi, e Odessa. Lo hanno affermato le autorità regionali, riferisce il Telegraph online. Mariupol è isolata, Odessa si prepara a combattere. I cittadini e i militari puntellano le difese con quello che hanno. Cavalli di frisia, sacchetti di sabbia, fossati. Militari e civili. È una resistenza popolare. L’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha affermato che almeno 331 civili sono stati uccisi e 675 sono rimasti feriti dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Lo riporta Sky News. Intanto sono oltre 1,2 milioni le persone fuggite dall’Ucraina dall’inizio dell’invasione russa, come rende noto l’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Il numero dei profughi è aumentato di 171.000 persone rispetto a ieri, per un totale a oggi di 1.209.976 rifugiati. L’Onu stima che quattro milioni di persone potrebbero voler fuggire dal Paese. Alcune unità russe si stanno avvicinando da est a Kiev, incontrando la resistenza dell’esercito ucraino. È un’ulteriore traccia di come tentino di chiudere il cerchio. Un’azione già condotta a Mariupol, dove hanno isolato l’area per poi tagliare luce e acqua. I filo-russi dicono che non vi sarà assalto ma un “assedio” per negoziare la resa.

Il convoglio – quello diretto sulla capitale – ha incontrato nuovi ostacoli: fonti americane affermano che i resistenti prima hanno fatto saltare un ponte, quindi hanno sferrato nuovi attacchi. La situazione nelle città occupate dai russi sta peggiorando e la popolazione sta subendo violenze da parte delle truppe russe. È la denuncia un abitante della cittadina di Kherson nel sud dell’Ucraina raccolta dalla Cnn. “Non possiamo uscire”, racconta, spiegando che “gli uomini vengono sequestrati e portati via”. Gli abitanti di Melitopol, città nel sud dell’Ucraina, ieri sono scesi di nuovo in piazza per protestare contro le forze russe che controllano la città. In un video diffuso sui social si vedono decine di persone sfilare per le vie della città sventolando bandiere ucraine. Anche giovedì i residenti della città avevano sfidato gli occupanti e si erano uditi spari al corteo. Il presidente russo non sembra conoscere limiti. In una telefonata con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, Putin ha affermato che “La Russia è aperta al dialogo con la parte ucraina, così come con tutti coloro che vogliono la pace in Ucraina. Ma a condizione che tutte le richieste russe siano soddisfatte”.

In Ucraina, “stiamo assistendo sempre più alla comparsa di mercenari da Paesi terzi, tra cui Albania e Croazia, militanti del Kosovo e persino jihadisti con esperienza di operazioni militari in Siria”. E poi esprime una “speranza”. Che Kiev “sia ragionevole” nel terzo round dei negoziati. Lo riporta l’agenzia di stampa russa Tass. Il presidente Putin ha ribadito che:” Nel corso della sua operazione speciale, l’esercito russo sta adottando tutte le misure possibili per salvare la vita dei civili e le notizie di presunti bombardamenti di Kiev e di altre grandi città sono grossolani falsi di propaganda”. Secondo l’agenzia russa Ria Novosti il presidente russo ha chiesto a Scholz di fare pressione su Kiev affinché permetta a “circa 6mila studenti stranieri bloccati in Ucraina” di lasciare il Paese. A detta del capo del Cremlino questi individui rischiano di essere impiegati come “scudi umani” dai vari “gruppi radicali di estrema destra” che parteciperebbero al conflitto dal lato ucraino. Putin, sempre stando a quanto riferisce l’agenzia russa, ha più volte fatto riferimento a queste organizzazioni paramilitari “neonaziste” sottolineando che l’Occidente ne starebbe “ignorando i crimini”.

Stando a quanto riferisce il portavoce del governo tedesco Steffen Hebestreit, rilanciato dal Deutsche Welle, il capo dell’esecutivo di Berlino ha esortato Putin a “cessare immediatamente tutte le ostilità” in Ucraina e “a consentire l’accesso umanitario alle aree” colpite dal conflitto. Putin ha informato il cancelliere Scholz che Russia e Ucraina terrebbero il terzo round di colloqui nel weekend. Lo riferisce sempre il portavoce del governo tedesco in una nota, dopo la telefonata fra il cancelliere e il presidente russo. “Sappiamo che questo conflitto è lontano dalla fine. E siamo pronti a nuove severe sanzioni, se Putin non ferma e inverte la rotta della guerra che ha scatenato”. Così la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, in una dichiarazione alla stampa congiunta con il segretario di Stato Usa Antony Blinken, che ha incontrato ieri a Bruxelles, a margine delle riunioni della Nato e del Consiglio Esteri dell’Ue a cui Blinken è intervenuto. “La visita in Europa di Blinken illustra quanto vicine siano le relazioni fra Usa ed Europa nella risposta all’aggressione russa all’Ucraina: abbiamo deciso e dispiegato sanzioni in tempo record, sanzioni che mostrano la determinazione di fermare la guerra di Putin”, ha detto von der Leyen. I Paesi del G7 “continueranno ad imporre ulteriori severe sanzioni in risposta all’aggressione russa” che è stata “facilitata dal regime di Lukashenko in Bielorussia”. Lo si legge in una nota del G7, che promette anche di “contrastare la campagna di disinformazione” di Mosca. Il mondo non s’inginocchia ai piedi del “Milosevic” russo.

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.