La piazza più grande di Italia si trova a Caserta, precisamente di fronte alla Reggia. Si tratta di Piazza Carlo III e se da quelle parti il verde è oggi curato, e fa rima con decoro e bellezza, è grazie a un gruppo di imprenditori che due anni fa hanno deciso di riqualificare, sostituendosi al Comune, quel luogo fino ad allora preda di erbacce, incuria e degrado. «Nell’ottobre del 2018 la situazione dei giardini antistanti la Reggia era drammatica. Pertanto abbiamo deciso di dare un aiuto per riqualificare uno dei luoghi simbolo del nostro territorio e tra i più suggestivi del mondo», racconta Luigi Traettino, presidente di Confindustria Caserta.

E così, grazie a un’idea del presidente dell’advisory board Nicola Giorgio Pino e all’attaccamento al territorio di una manciata di aziende associate (Gruppo Boccardi, Boston Tapes, Eurogiardinaggio, Ferrarelle, Getra, Landolfi e Traettino Costruzioni, Gruppo Pascarella, Pineta Grande Hospital, Proma, Titagarh Firema), Confindustria Caserta si occupa ancora oggi della manutenzione del verde in piazza Carlo III. E non solo, poiché molte di queste aziende sostengono anche la Fondazione San Carlo. L’intesa firmata con il Comune prevedeva l’intervento di Confindustria per 18 mesi, alla fine dei quali il Comune avrebbe dovuto occuparsi dei giardini, nel frattempo ripristinati dalla Royal Garden di Antonio Maisto. È andata così? «Purtroppo no – fa sapere Traettino – Alla scadenza della convenzione, la situazione è tornata critica e il Comune ha chiesto nuovamente il nostro intervento».

Gli imprenditori non si sono tirati indietro e «con un grosso sforzo da parte di alcune nostre aziende associate, è stato rinnovato l’impegno fino al 31 dicembre 2020 – spiega il presidente degli industriali casertani – Abbiamo sentito un forte senso di responsabilità nei confronti della comunità, dimostrando di voler contribuire attivamente al rilancio del territorio. Di più non possiamo fare». L’intervento dei privati appare, dunque, necessario. Il modello piazza Carlo III si è rivelato vincente, ma venuto dal nulla. «In realtà si tratta di una strategia in parte già utilizzata – dice Traettino – Diverse imprese hanno deciso di contribuire al sostegno di iniziative socio-culturali. L’importante è stabilire dei rapporti di collaborazione chiari e precisi tra i privati e le istituzioni. Spesso, infatti, le imprese si trovano costrette a fare i conti con i meccanismi infernali della burocrazia».

La palude burocratica, infatti, rallenta e mortifica idee che potrebbero essere la chiave di volta per il recupero dei luoghi abbandonati. «L’Art Bonus, per esempio, è uno strumento quasi mai utilizzato – conclude Traettino – in quanto le imprese vengono scoraggiate dagli eccessivi passaggi burocratici che finiscono per vanificare gli interventi. Bisogna semplificare».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.