Se il “Patto per Napoli” è blindato perché già inserito nel bilancio dello Stato, le tegole per il Comune potrebbero arrivare da altri due fronti: il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e la legge finanziaria che dovrà essere approvata dal prossimo governo. L’accordo siglato lo scorso marzo, tra l’ex premier Mario Draghi e il sindaco Gaetano Manfredi, ha garantito alle casse di Palazzo San Giacomo un miliardo e trecento milioni di euro in 20 anni, di cui è stata già erogata una prima tranche da 59 milioni.

Per quanto riguarda i fondi europei, in totale circa un 1 miliardo di euro, essi sono garantiti – non solo dal Pnrr che inietterebbe subito nelle finanze cittadine 300 milioni – ma anche dal progetto Horizon 2000 (che porterà risorse per un valore di 169 milioni di euro) e dal Piano nazionale di investimenti complementari (Pnc). I progetti approvati erano inizialmente 18, a maggio sono diventati 88 con un investimento previsto di circa 500 milioni di euro. All’appello mancano altri 600 milioni per i quali pare ci siano molte idee e pochi progetti. A questi fondi vanno aggiunti i 350 milioni di euro stanziati per la Città metropolitana attraverso i Piani urbani integrati (Pui). Al solo Comune di Napoli andranno 120 milioni. Sono 65 i progetti approvati e da realizzare entro marzo 2026. Ma la strada per ottenere tutti i fondi stabiliti non è così in discesa, per almeno due motivi: uno è relativo alla crisi di governo, l’altro alla capacità gestionale dell’amministrazione comunale.

Entro la fine dell’anno al Sud dovranno essere erogati circa 46 miliardi del Pnrr (al Mezzogiorno è stato destinato il 40% dei fondi europei stanziati per l’Italia). La metà è stata già vincolata al raggiungimento degli obiettivi previsti per lo scorso 30 giugno. L’arrivo della seconda parte è programmato per la fine del 2022 ma solo se il nuovo esecutivo sarà in grado di portare a termine le riforme necessarie: il rischio di perdere 20 miliardi è alto. L’allarme è stato lanciato anche dal Direttore dello Svimez Luca Bianchi. E veniamo all’aspetto gestionale. La Regione Campania e il Comune di Napoli hanno sempre dimostrato una forte incapacità nello spendere i fondi europei. In merito al Pnrr, i progetti devono essere presentati entro la fine di luglio ed entro il 2024 devono essere resi operativi. È in grado il sindaco Manfredi di giocare e vincere questa sfida? La sua amministrazione dimostrerà di avere il giusto know how, le dovute capacità per non sprecare questa fondamentale occasione? Passiamo al capitolo bilancio.

Il Comune ha approvato quello di previsione per il triennio 2022-2024. Dai numeri è emerso che la situazione economica della città è ancora disastrosa: sono 2.2 i miliardi del disavanzo (dal quale andranno scalati i fondi del noto “Patto” ma sempre al raggiungimento di specifici risultati), 2.7 quelli del debito finanziario, di cui un miliardo è rappresentato dagli interessi. Su questo secondo aspetto Palazzo San Giacomo era in attesa di un ulteriore contributo dello Stato: Roma si sarebbe dovuta accollare parte del debito, quanto meno rinunciando ad una corposa fetta degli interessi. E se con il governo Draghi erano state già avviate le dovute interlocuzioni, cosa accadrà con il nuovo esecutivo? Proprio oggi Manfredi riferendosi alle prossime elezioni ha dichiarato: «Pronti a sostenere chi aiuterà il Sud».

Una frase che da una parte ha ripreso la retorica del Mezzogiorno bisognoso di aiuto, dall’altra è stato un chiaro messaggio: chi ci garantirà una piacevole forma di conciliazione, ovvero chi sarà disposto a mettere la mano al portafoglio, avrà il nostro appoggio. Ma le prospettive non sono delle più rosee: è molto concreto il pericolo di una finanziaria che aumenti il debito pubblico, senza le dovute coperture o che costringa gli italiani fin da subito ad enormi sacrifici. L’Europa non starebbe certo a guardare e questo potrebbe far esplodere la bomba socio-economica rappresentata dal Meridione.