Non voglio assolutamente sottovalutare lo sforzo compiuto dall’attuale Governo nel trasformare un fallimento certo in un misurabile e apprezzabile processo programmatico; né minimizzare il confronto sistematico con la Unione Europea per ottenere nei tempi previsti le rate di finanziamento. Voglio invece, ancora una volta, stigmatizzare un limite intrinseco non nel Governo ma nelle Istituzioni e quindi nei vari Ministeri competenti, nelle Regioni, negli Enti locali e nelle Aziende pubbliche. Un limite legato alla incapacità della spesa o, ancora più grave, alla incapacità di passare da una intuizione progettuale alla concreta realizzazione di un’opera.

E allora veniamo ai dati forniti ufficialmente in questi giorni dal Governo:
• 166 miliardi di euro ricevuti su 194,4 miliardi di euro. Si dimentica che l’Unione Europea ha anche autorizzato il Programma Nazionale Complementare (PNC) al PNRR del valore di 30,6 miliardi di euro. Tale Programma era nato per affiancare il PNRR nel periodo 2021 – 2026 e la Unione Europea aveva accettato questa aggiunta con l’obbligo di rispettare gli stessi vincoli temporali imposti per il PNRR; solo ultimamente si è riusciti ad allungare le scadenze delle opere contenute in tale Programma. Quindi il valore globale del PNRR e del PNC è di 225,4 miliardi di euro

• 93 miliardi di euro sono le risorse spese alla data del 26 febbraio 2026 e si stima che per il 31 agosto prossimo si possa raggiungere il valore di circa 113 miliardi di euro, quindi rischieremmo di perdere 81,4 miliardi di euro se non rispettassimo la scadenza del prossimo 31 agosto e, addirittura, 112,4 miliardi di euro se non rispettassimo la scadenza imposta per il PNC (Piano Nazionale Complementare). È anche utile ricordare che il Centro-Nord ha rendicontato il 52,7% delle spese, il Mezzogiorno soltanto il 39,5%.

Questo denuncia un preoccupante limite del nostro sistema autorizzativo, del nostro sistema istruttorio basato essenzialmente su varie e distinte sedi competenti, basato su procedure concorsuali non solo lunghe ma spesso soggette a contenziosi ingestibili. Penso che sia opportuno dare corso ad un confronto costruttivo con la Unione Europea, un confronto basato su una ipotesi che ritengo perseguibile e che in modo sintetico riporto di seguito:
• Gli interventi inseriti nel PNRR ma non più supportati dallo steso perché fuori dalla scadenza temporale vanno riconosciuti come Opere Giuridicamente Vincolanti (OGV) e quindi realizzati
• La Unione Europea con un tasso di interesse più alto ne garantirà la copertura a condizione che le opere si realizzino entro il 30.6.2028

Concludo ricordando che la esperienza del PNRR è stata soprattutto utile per convincere lo Stato a rivedere il suo approccio con la programmazione, il suo approccio con la progettazione, il suo approccio con la concreta attuazione delle scelte. Forse l’ANCE potrebbe dare vita ad un approfondimento di tale emergenza, di tale criticità che rischia di diventare irreversibile e compromettere in modo sostanziale la crescita del Paese. Oggi rischiamo di perdere 81 miliardi di euro: un dato che denuncia la ormai consolidata incapacità del nostro Paese a spendere e la sua lentezza nel realizzare un’adeguata offerta infrastrutturale.