Un detenuto nel padiglione Milano, nel carcere di Poggioreale, è risultato positivo alla scabbia e ora si trova in isolamento. Alla luce di questo episodio, il Riformista ha approfondito il tema della sanità negli istituti penitenziari della Campania nei quali risultano in aumento le malattie cardiovascolari e soprattutto i disturbi della personalità che affliggono circa il 65% dei detenuti. Nonostante ciò e a dispetto dell’emergenza-Covid che le ha investite, nelle carceri della Campania scarseggia il personale medico e infermieristico che, tra il 2018 e il 2019, si è ridotto addirittura del 23%.

In altri termini, quasi un medico o infermiere su quattro ha dato forfait evidenziando così le già chiare carenze sotto il profilo dell’organico sanitario: come si fa a garantire il diritto alla salute di circa 7mila detenuti quando si può contare sulle forze di meno di 350 unità di personale medico e infermieristico? A complicare il tutto ci pensa il fatto che molti medici sono assunti con contratto a tempo determinato: di qui il continuo turn-over che allunga i tempi di presa in carico dei pazienti detenuti.

Sul punto il Riformista, oltre a evidenziare la necessità di assumere personale sanitario, ha raccolto il parere dell’esperto Francesco Ceraudo traendo una serie di spunti di riflessione e di proposte utili. A cominciare da quella sul passaggio di competenze dal Ministero della Giustizia al Servizio sanitario nazionale: «Bisogna attuare la riforma del 2008 – dice Ceraudo – garantendo medici e infermieri negli istituti di pena, oltre che farmaci salvavita e quanto occorre per assicurare il diritto alla salute dei detenuti».