A sbloccare lo stallo sulla prescrizione, dopo il “lodo Conte 1”, potrebbe essere il “lodo Conte 2”. Federico Conte, avvocato e deputato di Leu, fin qui non si è perso un vertice di maggioranza sulla giustizia e ora, quando – a suo dire – «manca l’ultimo miglio – prova a dare un altro contributo al dibattito. Come si supera l’impasse che rischia di spaccare la maggioranza? «Il primo lodo Conte – risponde a LaPresse- si è sviluppato sulla distinzione tra sentenza di condanna e sentenza di opposizione. Uno schema di lavoro che aveva visto tutti predisposti in senso favorevole e costruttivo e Italia viva con una posizione di maggiore prudenza: “bene ma vediamo”. Io ho provato a fare un passo ulteriore in favore di un equilibrio più avanzato che possa accontentare le maggiori aspettative provenienti da Iv, che vorrebbe sospendere la legge Bonafede.

La distinzione potrebbe essere precisata e migliorata in questi termini: con la sentenza di primo grado di condanna il tempo si ferma, però se la sentenza di secondo grado è di assoluzione non solo il tempo riprende a decorrere, ma tu mi restituisci il tempo trascorso, tra la sentenza di primo grado di condanna e la sentenza di secondo grado di assoluzione, perché quel tempo è mio non te lo puoi tenere: sono stato assolto in secondo grado. Il che vuol dire che l’interruzione definitiva della prescrizione si ha solo nel caso vi sia la doppia condanna. E qui nessuno potrà più dolersene». E se invece si è assolti in primo grado? Resta la Bonafede? «Per il caso della sentenza di assoluzione – risponde Conte – non prevederei l’automatismo della sospensione per due anni – che mortifica l’assolto – ma propongo di verificare in quali condizioni, qualora intervenga l’appello del pubblico ministero o della parte civile – e le ipotesi sono statisticamente molto ridotte – si riesca a garantire la celebrazione del secondo grado».

Crede che su questo si possa trovare la quadra? «Ci siamo aggiornati. Ancora la quadra non c’è – ribatte Federico Conte – tanto che ieri siamo stati costretti a chiedere un time out chiedendo il ritorno in commissione della pdl Costa, ma io ritengo che su questo terreno ci siano ancora spazi possibili di convergenza. Significa rendere la norma il più pulita possibile e vedere di tenere insieme le cose». Per Renzi la distinzione tra sentenza di assoluzione e sentenza di primo grado in primo grado è incostituzionale…«Non mi avventuro – è la risposta del deputato di LeU – sul tema della costituzionalità. Siamo comunque in un campo del tutto innovativo ed esplorativo. Ed è un campo pienamente politico. Quello che posso dire è che di provvedimenti nel nostro ordinamento che distinguono tra una sentenza di condanna e una di assoluzione ce ne sono già due: e la legge Severino, che è stata sottoposta ha superato il vaglio della Corte costituzionale, e la legge Orlando che è tutta strutturata su questa distinzione. A suo favore ci sono voci autorevolissime, tra gli altri: Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale e il padre dei processualpenalisti, prof Giorgio Spangher. La questione è dunque tutta politica».