La riforma Bonafede rischia di produrre un curioso, duplice effetto: per un verso allungherebbe all’infinito la durata dei processi, per l’altro ridurrebbe drasticamente la durata del governo. E se la giornata di ieri ha segnato una tregua armata nella maggioranza, tra Matteo Renzi, Nicola Zingaretti e il premier Conte il lungo braccio di ferro lascia i duellanti ancora sulle barricate: dopo una settimana di accuse reciproche, mozioni di sfiducia paventate e una crisi che non sembra più essere solo una possibilità remota. La settimana parlamentare riprende dove era rimasta la precedente, con la riforma Bonafede che mette a repentaglio la durata del governo. Anche se i tentativi di dialogo restano aperti. Intanto, ad infiammare ancor di più la contesa, sono stati ieri mattina i leader del Partito democratico e di Italia viva, Nicola Zingaretti e Matteo Renzi, che non riescono a trovare un’intesa. «Non si possono trasformare i cittadini in imputati a vita. Quindi sulla prescrizione noi non molliamo. In aula voteremo coerenti con le nostre idee», ha garantito il leader di Italia viva, trovando l’immediata replica del segretario del Partito democratico, Zingaretti: «A parole sono nati per allargare il campo democratico ai moderati contro Salvini. Oggi, invece, sono la principale causa di fibrillazione in questo campo e stanno facendo un favore a Matteo Salvini».

Parole poco concilianti, come la replica alla minaccia da parte di Italia viva di presentare una mozione di sfiducia nei confronti del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, definita da Zingaretti «un insopportabile teatrino della cattiva politica di cui gli italiani non ne possono più». Nonostante le polemiche, Zingaretti ha richiamato anche la necessità di guardare avanti: «Dico basta con questo tormentone della prescrizione: se c’è la volontà politica, la soluzione è a portata di mano». In questo senso un segnale di distensione apprezzato anche dallo stesso Renzi, che ha parlato di «gesto di buon senso, che evita forzature e spaccature», è arrivato con la decisione del governo di non inserire la riforma della prescrizione all’interno del decreto Milleproroghe. L’alta tensione logora il Guardasigilli. «Non ho commenti da fare sulle minacce. Credo che molestare quotidianamente i cittadini italiani con minacce e toni di un certo tipo, sia sbagliato», ha detto Bonafede.
Ma la guerriglia nel governo va avanti e a sera alla Camera è finita 44-42 contro il Lodo Magi, simile al lodo Annibali. «Hanno rischiato di andare sotto alla Camera, immaginiamo cosa può accadere al Senato», fanno sapere da Italia Viva.

È il senatore Davide Faraone a ribadire al Riformista l’irremovibilità di Italia Viva. «Da subito abbiamo dimostrato che sulla difesa della libertà giuridica non facciamo passi indietro: abbiamo portato avanti in solitudine nella maggioranza questa battaglia perché per noi non esiste nella giustizia giusta uno che è un po’ condannato o un po’ assolto, un po’ colpevole o un po’ innocente. Esistono i condannati o gli assolti in Cassazione. La decisione del Governo di non inserire il Lodo Conte sulla prescrizione nel Milleproroghe ci è sembrato un gesto di buon senso: se e quando arriverà la legge sulla prescrizione in Aula noi voteremo coerentemente con le nostre idee e il garantismo che ci caratterizza. Per adesso registriamo che alla Camera sul Lodo Magi, del tutto simile al lodo Annibali, che abbiamo intenzione di ripresentare, hanno rischiato di andare sotto alla Camera. Vediamo cosa può succedere al Senato». Non crede, Faraone, all’ipotesi di qualche “responsabile” che potrebbe salvare le sorti dell’esecutivo nella strettoia di Palazzo Madama.

«Responsabili nel nome del giustizialismo? Francamente mi pare difficile. Vedo invece più probabile che qualcuno nel Pd possa rinsavire e ricordarsi che una volta, quello, era un partito garantista». E a Bonafede che accusa Italia Viva di molestare i cittadini con la continua polemica, risponde pan per focaccia. «È semmai il ministro della Giustizia che pensa di molestare i cittadini rendendoli imputati a vita soltanto perché vuole portare a casa la bandierina della prescrizione. Perché invece non fa l’unica cosa che dovrebbe fare? Perché non velocizza i processi invece di agitare il vessillo della prescrizione, che, a quel punto, sarebbe anche inutile togliere?». Oggi al Senato arriverà anche il voto su Salvini per il caso Gregoretti. La maggioranza avrà modo di contarsi.