Il lavoro e la previdenza, l’area commerciale e le imprese, il contenzioso con la pubblica amministrazione. Le materie che impegnano la giustizia civile napoletana ruotano soprattutto attorno a temi che interessano il tessuto socio-economico. E non si possono ignorare le ricadute che sul territorio hanno i ritardi con cui i processi sono definiti. Dall’annuale report stilato dai vertici degli uffici giudiziari di Tribunale e Corte di Appello emerge che i giudici napoletani fanno quello che possono, che ci sono carenze di organico (soprattutto tra il personale amministrativo) e che gli sforzi sono concentrati a ridurre gli arretrati. Ma se sulla carta l’obiettivo è chiudere i processi entro i due anni, così come impone la legge, nella pratica rispettare i tempi ragionevoli del processo non è facile. E potrebbe essere ancora più difficile nei prossimi mesi, a causa dei rinvii che si sono accumulati per effetto del lockdown e della lenta ripresa della giustizia durante la Fase 2 dell’emergenza Covid. «Il problema è molto serio – spiega l’avvocato Francesco Caia, componente del Consiglio nazionale forense – E per risolverlo servono risorse». Lo sguardo adesso è proiettato verso i fondi che arriveranno dall’Europa.

«Una parte dei Recovery Fund dovrebbe andare al sistema giustizia per velocizzare i processi – aggiunge Caia – Il Consiglio nazionale forense sta studiando una proposta seria da sottoporre al ministro. E speriamo che questa volta si ascolti l’avvocatura. La nostra posizione – sottolinea – è sempre stata contraria a modifiche dei riti che si traducono in soluzioni di natura formalistica ma non risolvono il problema della celerità del processo civile. Sembra un refrain che ripetiamo da anni, ma il vero problema del processo civile sono le risorse. Occorre investire nell’informatizzazione, negli organici degli amministrativi per colmare i vuoti che ci sono in tutti gli uffici, da quelli del giudice di pace alla Corte di appello, e anche negli organici della magistratura».

Il nodo è tutto qui, secondo gli avvocati. Lo ripetono da anni, eppure il loro appello sembra essere stato sempre poco compreso o ascoltato. Ora il tema degli organici torna di prepotente attualità. Negli uffici giudiziari l’esodo dei pensionamenti continua, le cancellerie hanno bisogno di innesti di personale, lo smart working sperimentato durante l’emergenza ha introdotto nuovi sistemi di lavoro ma non ha risolto il problema alla radice e il numero di nuovi processi è in aumento. «La politica deve darci ascolto. Servono riforme vere per investire nell’organizzazione. Le modifiche di rito invece sono sempre fallimentari – osserva Caia – Per migliorare il sistema giustizia non occorre creare limiti di accesso, perché rendere la giustizia lontana dai cittadini aumenta i problemi senza risolverli. Serve un diverso approccio, una filosofia diversa, per investire in maniera progettuale partendo da verifiche dal basso, e quindi da un attento studio del territorio».

Imprese e commerciale – La materia commerciale e quella di impresa sono due materie cruciali e delicate della giustizia civile. La prima, più che con la complessità dei procedimenti, impatta con il loro elevato numero: si calcolano, in media, 300 nuovi procedimenti di contenzioso ordinario all’anno per ciascun magistrato togato e 630 procedimenti speciali. Le stime più recenti propendono per un trend in aumento dei contenziosi in tema di rapporti bancari e procedure cosiddette “consumeristiche”, espressione della cronica penuria di risorse materiali che affligge il testo socio-economico di riferimento. E nonostante da alcuni anni sia possibile utilizzarlo in alternativa al rito ordinario, lo strumento processuale del procedimento sommario di cognizione risulta molto poco utilizzato nella materia dell’area commerciale (appena il 5% dei procedimenti di nuova iscrizione). Quanto alla materia d’impresa, i procedimenti in questo settore sono invece caratterizzati da particolare complessità non solo per il valore e le questioni giuridiche implicate, ma anche per lo spessore tecnico, per il numero di domande, per le parti costituite, per l’attività istruttoria che richiede lo studio di documenti contabili di difficile lettura. Nell’ultimo anno si sono registrati 808 nuovi procedimenti, 202 dei quali speciali e un’incidenza del 25% di procedimenti cautelari.

Lavoro – Tre sezioni del Tribunale di Napoli e 14 magistrati non sembrano bastare per smaltire gli arretrati relativi alle cause di lavoro pendenti dinanzi alla giustizia napoletana. Nonostante gli interventi normativi e le riforme che, come quella in materia di contributo unificato o l’introduzione del nuovo rito, puntavano anche a un effetto deflattivo per ridurre il numero di contenziosi, la materia del lavoro continua ad essere, nel settore della giustizia civile, quella che copre la quota maggiore dei procedimenti iscritti e definiti ogni anno. Basti pensare che dinanzi al Tribunale di Napoli il 2017 si è chiuso con oltre 9mila cause di lavoro ancora da definire, che nel 2018 la pendenza superava le 8mila cause e il 2019 si è concluso con una pendenza di 7.346 procedimenti. Mentre i numeri sono più alti se si fa riferimento alle statistiche della Corte di Appello: 1.204 nuovi processi in un anno, 1.819 definiti e 5.500 pendenti. Sono, dunque, ancora troppe le cause che attendono una sentenza, le storie di lavoratori in attesa di una risposta. E i numeri potrebbero aggravarsi se si considera che gli arretrati sono aumentati durante il lockdown e che per via della pandemia, le cause hanno subìto rinvii.

Fallimenti – Nuovi magistrati e più soluzioni negoziali. Per la materia dei fallimenti, nel Tribunale di Napoli c’è stato, nell’ultimo anno, un rilevante turn over di magistrati tanto che il 50% di quelli attualmente in forza all’ufficio lavora nella sezione da poco più di un semestre. Sul carico di lavoro ha inciso l’incremento delle soluzioni negoziali della crisi d’impresa (concordati preventivi, accordi di ristrutturazione dei debiti, transazioni fiscali eccetera) sulla scia del favor normativo che concede, all’impresa in stato di crisi, di proporre il concordato in bianco con la conseguente immediata sospensione di qualsiasi azione esecutiva. È una sorta di ombrello protettivo per consentire un piano di risanamento e che ha trovato largo consenso nell’utenza, anche se poi non sempre si è tradotto in un concreto programma di ristrutturazione aziendale. Parallelamente, però, sul fronte giudiziario si è registrato nell’ultimo anno un incremento delle procedure fallimentari di rilevanti dimensioni, numerosi fallimenti di ritorno, cioè concordati omologati che non hanno trovato concreta attuazione determinando la riapertura della procedura di crisi. Nell’ultimo anno, in materia di fallimenti, si sono registrati a Napoli 1.300 nuovi procedimenti.

Controversie con la Pubblica Amministrazione – È costituito in gran parte da cause che hanno ad oggetto pretese creditorie nei confronti degli enti pubblici, comprese le Asl, per lo più per il ritardato pagamento dei corrispettivi contrattuali soprattutto nei settori della sanità e dei lavori pubblici. Alla base vi è una situazione che nel report annuale della giustizia viene definita “di grave inefficienza dell’apparato amministrativo” per il mancato rispetto dei termini di pagamento fissati dalla legge. E ciò soprattutto a causa delle condizioni di difficoltà economiche in cui si trovano notoriamente gli enti pubblici. Si tratta di cause di particolare rilevanza economica, cause con importi milionari specialmente quando si tratta di appalti pubblici, finanziamenti ed espropriazioni. Di recente sono in aumento quelle che hanno ad oggetto provvedimenti di revoca dei finanziamenti pubblici, di origine comunitaria, che vengono adottati dalla Regione Campania. Il Tribunale di Napoli sta provando ad accelerare i ritmi di definizione, tanto che nell’ultimo anno le cause pendenti sono passate da 5.220 a 4.798, mentre sul fronte della durata le cause ultratriennali sono state 1.880 a fronte delle 2.012 dell’anno precedente.