Il progetto Borgo 4.0 è al rush finale, come riportato dal Riformista, riferendo quanto affermato dal suo fautore, Paolo Scudieri, patròn della Adler Pelzer Group che è primo produttore italiano e secondo nel mondo di sistemi di confort acustico e termico per veicoli. All’industriale campano, che è anche presidente della Aifa, l’associazione che riunisce l’industria della filiera automobilistica italiana, si deve il piano assai audace, arrivato alla campanella dell’ultimo giro dopo che la Regione Campania ha approvato il piano strategico. Si tratta di trasformare una vasta area dell’Irpinia, per noi con qualche anno in più tristemente nota per il terremoto di 40 anni fa, in un “laboratorio diffuso” dedicato alla smart mobility, ossia al mondo innovativo della mobilità intelligente. Baricentro di questo villaggio all’avanguardia sarà Lioni, una delle cittadine più gravemente colpite dal terremoto del 1980, quando quasi l’intero patrimonio edilizio venne distrutto o gravemente danneggiato e dalle macerie emersero i resti di 228 vittime.

Ma torniamo a Scudieri e alla Adler Pelzer Group, motore di un importante ricollocamento di risorse umane ed economiche in un territorio compreso tra i 450 e i 1.579 metri sul livello del mare, parte integrante del parco regionale dei Monti Picentini. I comuni confinanti? Ognuno è famoso per il vulnus subito col terremoto e le riprese tv con l’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che invitava istituzioni e soccorritori a fare presto: Bagnoli Irpino, Calabritto, Caposele, Morra De Sanctis, Nusco, Sant’Angelo dei Lombardi, Teora. Comuni che sono oggi chiamati a beneficiare degli effetti positivi di una grande occasione di riscatto e di sviluppo qual è Borgo 4.0.

Il piano prevede un investimento di 76 milioni di euro, a cui partecipano 54 imprese (tra cui Fca), cinque università campane e diversi centri di ricerca tra cui il Cnr. Il centro di Lioni, è bene ricordarlo, sorge in zona collinare a 48 chilometri dal capoluogo di provincia. È circondato da aree rustiche caratterizzate dalla presenza delle tipiche costruzioni rurali. L’inverno è rigido con frequenti piogge. La temperatura scende spesso sotto lo zero tra i mesi di dicembre e febbraio. Abbondanti sono anche le nevicate. Nel periodo primaverile e autunnale frequenti sono invece le nebbie che, dalla sera, si protraggono fino al mattino seguente causando spesso gelate.

Ma l’estate risulta abbastanza mite. In questo periodo raramente si superano i 35 gradi. Che cosa ci faranno e come vivranno qui gli «oltre 200 ingegneri che verranno da tutto il mondo a popolare la zona»? La domanda sarebbe stata legittima nel secolo scorso, quando Cristo oltre Eboli non andò. Oggi è piuttosto peregrina. Con la diffusione del World Wide Web su scala planetaria, come sostengono molti osservatori a cominciare da Pino Aprile nel suo libro Mai più terroni, il Sud non è più Sud, viverci non sa di ghetto e tornarci diviene prospettiva allettante. Nell’era di internet, il Mezzogiorno interno ha smesso di essere un’anomalia, ha smesso di essere considerato una sporgenza desolata del Paese protesa verso l’arretratezza e la marginalità. La disperante dimensione della separatezza è evaporata e al suo posto sorge il desiderio (la nostalgia?) di un mondo più pulito, più tranquillo e più armonioso in cui insediarsi.

Vivo da anni negli Stati Uniti, dopo aver viaggiato in mezzo mondo. In California, dopo una lunga stagione di lavoro nel campo delle biomasse, oggi mi occupo di food e di cultura culinaria legata alla dieta mediterranea e alla cucina italiana. Qui condivido con cinque amici, italiani trapiantati in America come me, l’idea di tornare a casa puntando gli occhi su un borgo abbandonato, ma che i poteri locali vogliono restituire alla vita. Mario Scarpa, ricercatore di Oncologia molecolare alla University of Maryland, vive a Baltimora. Alberto Taiuti, ingegnere informatico alla Apple, risiede a San Francisco. Francesco Rizzo Marullo, è consulente cassazionista esperto in tassazione internazionale. Vive a Boston. Mario Barbero, amministratore delegato di una multinazionale del settore imballaggi, vive a Greenville SC. Infine Andrea Molle, professore di Scienze sociali alla Chapman University, abita a Los Angeles. Insieme condividiamo l’idea che con internet nessun luogo è lontano se le cose vengono percepite da una inedita prospettiva cognitiva.

Il web ha spazzato, come accade per ogni innovazione tecnica, con il suo poderoso processo di “livellamento”, vecchi recinti e tradizionali steccati, anzitutto mentali. Nell’era digitale, si va e si viene ogni volta che si vuole. Basta un clic. E lo smart working, che pure mostra i suoi limiti negli ambienti industriali e produttivi, è tuttavia utile quando si lavora a progetti di ricerca e ad attività di consulenza. Con il lockdown lo abbiamo sperimentato in presa diretta. E ci siamo chiesti: ma se lavoriamo da casa abitando nel Maryland o nel New Jersey, perché non farlo anche da una costa dei Monti Picentini o in un villino sommerso dai castagni in un bosco dell’avellinese?

La risposta sorge spontanea. Nasce così Itaca, il nostro progetto. Abbiamo individuato zone non diverse da quelle irpine, per cultura e genuinità e qualità di vita, di quelle lionesi. In Campania e, non di meno, in Toscana e Molise: qui intendiamo insediare le attività che attualmente svolgiamo all’estero. Siamo convinti che tra le linee di fondo del Recovery Fund, andrebbero inserite anche misure per favorire i progetti di rientro, nei luoghi dell’attuale spopolamento, di centinaia di italiani che all’estero sono diventati eccellenze scientifiche e imprenditoriali. Facilitando la loro reintegrazione, si incoraggiano per davvero tanti giovani a restare, dando il meglio della loro intelligenza e vitalità in favore delle proprie comunità.