Dopo snervanti ore di attesa, ritardi, telefonate e incontri online alla fine Silvio Berlusconi ha sciolto la riserva. E fa un passo indietro: si ritira dalla corsa al Quirinale. Lo ha comunicato Licia Ronzulli agli alleati di centrodestra collegati via Zoom. “Faremo una proposta condivisa col centrodestra in grado di avere il massimo consenso possibile”, ha spiegato. Berlusconi, dunque, fa un passo indietro e rinuncia, in nome della ricerca dell’unità del Paese.

Intorno alle 19 è iniziato il vertice di Centrodestra dopo un ulteriore slittamento di 1 ora rispetto alle 18 che erano previste per l’appuntamento su Zoom. Ma tra i collegati non c’era sin da subito Silvio Berlusconi. Per Forza Italia presenti Antonio Tajani e Licia Ronzulli. In un primo momento si è detto che Berlusconi avrebbe preferito non essere presente perchè si potesse parlare liberamente di lui.

Alla fine ha deciso di disertare il collegamento via Zoom con gli alleati. Davanti allo schermo ci sono Salvini, Meloni, Cesa, Lupi, Toti, Brugnaro ma non il Cavaliere. A comunicare la posizione di Berlusconi è Antonio Tajani: “Il governo Draghi deve completare la sua opera”. La linea è quella comunicata prima ai ministri e capigruppo di Forza Italia: “La linea di Forza Italia è che Mario Draghi non vada al Quirinale, rimanga a Palazzo Chigi, dove è inamovibile, e che nel governo non ci debbano essere nè rimpasti nè nuovi ingressi”.

Accanto a Tajani Licia Ronzulli, connessi entrambi dal pc di Berlusconi. Berlusconi fa sapere di aver verificato l’esistenza dei consensi per una sua eventuale corsa al Quirinale, ha ringraziato chi lo ha supportato e ha ribadito di aver servito il Paese. La rinuncia è dunque ufficiale.

Ronzulli ha letto la nota di Berlusconi, riportata da Repubblica per intero: “Sono davvero grato, dal profondo del cuore, alle molte migliaia di italiane e italiani che, in questi giorni, mi hanno manifestato affetto, sostegno e incoraggiamento da quando il mio nome è stato indicato per la Presidenza della Repubblica.

Sono grato in particolare alle forze politiche del centro-destra che hanno voluto formulare la mia candidatura, ai tanti parlamentari di tutti gli schieramenti che hanno espresso il loro appoggio e il loro consenso, agli importanti esponenti politici stranieri, in particolare ai vertici del Partito Popolare Europeo, che si sono pronunciati a favore di questa proposta.

Dopo innumerevoli incontri con parlamentari e delegati regionali, anche e soprattutto appartenenti a schieramenti diversi della coalizione di centro-destra, ho verificato l’esistenza di numeri sufficienti per l’elezione.

E’ un’indicazione che mi ha onorato e commosso: la Presidenza della Repubblica è la più Alta carica delle nostre istituzioni, rappresenta l’Unità della Nazione, del Paese che amo e al servizio del quale mi sono posto da trent’anni, con tutte le mie energie, le mie capacità, le mie competenze.

Nello stesso spirito, ponendo sempre l’interesse collettivo al di sopra di qualsiasi considerazione personale, ho riflettuto molto, con i miei familiari ed i dirigenti del mio movimento politico, sulla proposta ricevuta.

L’Italia oggi ha bisogno di unità, al di là della distinzione maggioranza-opposizione, intorno allo sforzo per combattere la gravissima emergenza sanitaria, per far uscire il paese dalla crisi.

La Nazione riparte nei momenti difficili se tutti sappiamo trovare, come avvenne nel dopoguerra, un senso comune di appartenenza nella nostra democrazia, superando le lacerazioni e al di là delle legittime ed anzi necessarie distinzioni.

Per queste ragioni sono stato il primo a volere un governo di Unità Nazionale che raccogliesse le migliori energie del Paese, e che – con il concorso costruttivo anche dell’opposizione – è servito ad avviare un percorso virtuoso che oggi più che mai, alla luce della situazione sanitaria ed economica, deve andare avanti. Per questo considero necessario che il governo Draghi completi la sua opera fino alla fine della legislatura per dare attuazione al PNRR, proseguendo il processo riformatore indispensabile che riguarda il fisco, la giustizia, la burocrazia.

In questo stesso spirito, ho deciso di compiere un altro passo sulla strada della responsabilità nazionale, chiedendo a quanti lo hanno proposto di rinunciare ad indicare il mio nome per la Presidenza della Repubblica.

Continuerò a servire il mio Paese in altro modo, come ho fatto in questi anni, da leader politico e da Parlamentare Europeo, evitando che sul mio nome si consumino polemiche o lacerazioni che non trovano giustificazioni che oggi la Nazione non può permettersi.

Da oggi lavoreremo quindi con i leader del centro-destra – che rappresenta la maggioranza nel Paese ed a cui spetta l’onere della proposta – per concordare un nome in grado di raccogliere un consenso vasto in Parlamento.

Occorre individuare una figura capace di rappresentare con la necessaria autorevolezza la Nazione nel mondo e di essere garante delle scelte fondamentali del nostro Paese nello scenario internazionale, l’opzione europea e quella atlantica, sempre complementari e mai contrapponibili, essenziali per garantire la pace e la sicurezza e rispondere alle sfide globali. Spero che il Parlamento e i rappresentanti delle Regioni sappiano compiere questa scelta nel tempo più breve possibile e con un’ampia convergenza”.

Le reazioni alla decisione di Silvio Berlusconi

Subito dopo la dichiarazione di Berlusconi sono arrivati i commenti alla sua decisione. “Scelta decisiva e fondamentale, Berlusconi rende un grande servizio all’Italia e al centrodestra che ora avrà l’onore e la responsabilità di avanzare le sue proposte senza più veti dalla sinistra”. Lo dice il leader della Lega, Matteo Salvini dopo la decisione del Cavaliere.

“Una scelta saggia e giusta. Ora però basta con il gioco dei veti, con le veline ai giornali e i tatticismi. Sediamoci insieme e parliamo di Governo e Quirinale. Non conta solo il nome ma anche il modo in cui ci si arriva. E lo spettacolo fino ad ora è stato piuttosto indecoroso”. Lo scrive su Twitter il leader di Azione, Carlo Calenda, commentando il passo indietro del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. “Dire No Draghi al Colle, come ha fatto il centrodestra, senza rendersi disponibile per un patto di legislatura serio, rischia di portarci a perdere Draghi per entrambe le posizioni – aggiunge Calenda -. Questo rischio aumenterà se non si sceglierà insieme una candidata/o di altissimo profilo”.

Tensione al vertice di centrodestra sulle parole di Silvio Berlusconi. Secondo quanto si apprende Fdi non avrebbe gradito, contestandolo, il passaggio in cui il Cav mette nero su bianco che Mario Draghi deve non solo rimanere premier ma fino alla fine della legislatura.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.