Si torna a scuola o si torna alla didattica a distanza? Questo è il dilemma, ma nel frattempo gli ospedali pediatrici lanciano l’allarme: troppi bambini ricoverati per Covid. Il dibattito è accesissimo e non mancano le polemiche. Il governo ha detto chiaramente che gli studenti dovranno tornare tra i banchi di scuola lunedì prossimo. Nel frattempo, la curva dei contagi continua a crescere in tutto il Paese, solo in Campania siamo arrivati a quota 16.972 contagiati in un giorno, in molte scuole le classi sono tutte in quarantena per il numero altissimo di positivi.

L’impennata dei contagi di Covid ha travolto anche i reparti pediatrici di due ospedali a Napoli. Il Santobono, specializzato per le cure dei più piccoli, e il Policlinico. «La situazione è molto difficile perché abbiamo raddoppiato i posti letto per i bimbi con il Covid, passando da 10 a 20 che oggi sono tutti pieni – ha fatto sapere – Vincenzo Tipo, primario del Pronto Soccorso dell’ospedale pediatrico Santobono – Nel reparto non c’è un letto libero. Abbiamo una percentuale di accessi al pronto soccorso di bimbi malati di Covid di 50 al giorno. Sono numeri inimmaginabili fino a due settimane fa, che non avevamo mai avuto». Stessa situazione al Policlinico. «Siamo pieni ormai come ci accade da alcune settimane. Abbiamo otto posti letto sempre tutti occupati, facciamo un turnover di ricovero molto veloce, mandando a casa i bimbi che sono migliorati – spiega Alfredo Guarino, professore ordinario di pediatria all’università Federico II di Napoli – La situazione è molto difficile soprattutto con il cluster di bambini dai 2 ai 12 anni che sono cronici oncologici e prendono il Covid, che non è una malattia terribile sui bimbi sani ma in questo momento molto grave per chi ha già delle proprie malattie.

Non facciamo in tempo a dimetterne qualcuno che ne arrivano altri, il nostro telefono è una red line. Il reparto, in questo momento, è nelle massime dimensioni possibili, poi se sarà necessario allargare bisogna trovare soluzioni». Una pressione sugli ospedali tale che l’Asl Napoli 1 ha scritto ai dirigenti delle principali strutture chiedere di rinviare visite, controlli e ricoveri che sono procrastinabili. A fronte di questa situazione di emergenza, il governatore della Campania Vincenzo De Luca e molti presidi stanno chiedendo a gran voce di rimandare almeno di due settimane il ritorno in aula e ricorrere alla didattica a distanza. D’accordo con la linea del presidente della Campania anche il garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza Giuseppe Scialla: «C’è un decreto del presidente del Consiglio dei Ministri che impone il ritorno in aula il 10 gennaio e va assolutamente rispettato, ma mi sento di condividere l’idea di De Luca di aspettare qualche settimana – spiega Scialla – rientrare il 10 o il 18 non cambia molto ai fini dell’apprendimento e nella gestione dei programmi, perché a fronte di un rischio di tornare in Dad dopo poche settimane dal rientro e di moltiplicare i contagi, credo sia meglio aspettare».

Aspettare sì, ma secondo il garante la Dad non è un’alternativa valida da perseguire: «La Dad non è un’alternativa possibile, i docenti dovrebbero essere maggiormente preparati per svolgere la didattica a distanza che non significa fare lezione come la faccio a scuola ma davanti al pc – afferma Scialla – I ragazzi necessitano di una dimensione scolastica anche a casa e questo non sempre è possibile, a volte mancano gli strumenti, gli spazi necessari e ci sono troppe distrazioni che interferiscono con il corretto e sereno apprendimento delle materie». La soluzione? «Credo sarebbe meglio che i ragazzi stiano a casa a leggere un libro, a ripetere da soli le cose che hanno studiato di meno e poi riprendere i programmi direttamente in presenza – conclude Scialla – lasciarli soli tanto tempo con pc e tablet fa bene alla loro istruzione, alimenta solo confusione e li porta a utilizzare ancora di più i social».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.