Esteri
Rubio e Trump, caos sulle truppe. Rutte smorza la lite con l’Europa
Alla ministeriale Nato, il Segretario Usa parla di ritiro graduale dei soldati dal Continente ma il tycoon annuncia l’invio di 5mila unità in Polonia. L’Alleanza chiede più responsabilità
Marco Rubio non ha lasciato spazio a dubbi: “Il numero delle truppe statunitensi in Europa finirà per essere inferiore a quello che è stato storicamente”. E questo percorso – ha spiegato il segretario di Stato al termine della ministeriale Nato a Helsingborg, in Svezia – “non dovrebbe sorprendere nessuno”.
Gli Stati Uniti rimangono impegnati nella sicurezza europea. La riduzione delle truppe sarà un processo graduale, ha detto Rubio, coordinato con gli alleati e che “non ha carattere punitivo”. Eppure, quello che viene detto dal capo della diplomazia Usa non sembra in linea con quanto dichiarato di recente dal suo presidente Donald Trump. All’interno della Casa Bianca, è stato fatto capire più volte che la scelta di spostare le truppe dall’Europa era da collegare anche alle divergenze sul piano strategico tra ciò che pensa il tycoon e ciò che fanno i partner atlantici. Il presidente ha minacciato di togliere le forze armate americane da quei Paesi che non raggiungono il livello di spesa richiesto per la Nato o quelli che hanno evitato di fornire le basi o il supporto per la guerra all’Iran. La Spagna è nella lista nera. L’Italia e la Francia un punto interrogativo. Nel momento di massima tensione tra Trump e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, l’amministrazione Usa ha ordinato il ritiro di 5mila soldati proprio dalla Germania. E ieri, The Donald ha annunciato l’invio dello stesso numero di militari in Polonia come “regalo” per la vittoria elettorale del presidente Karol Nawrocki. Scelta per di più in controtendenza rispetto a quanto fatto dal segretario alla Guerra Pete Hegseth, che ha annullato senza preavviso la rotazione di una brigata corazzata proprio in Polonia.
Se quindi l’invio di ulteriori truppe in Polonia è giustificato da Trump dal fatto che un leader che lui ha appoggiato e con cui “ha ottimi rapporti” ha vinto, sembra difficile credere che il ritiro da altri Stati non sia invece da collegarsi a una forma di ritorsione o di raffreddamento dei rapporti tra Washington e quel governo. E questo preoccupa molti funzionari Nato ma anche i leader del Vecchio Continente, che sanno di dovere assumere maggiori responsabilità all’interno dell’Alleanza ma che sono anche consapevoli dell’impossibilità di sganciarsi rapidamente dall’ombrello Usa. Su questo punto, proprio la Germania sembra volere fare alcuni passi avanti. Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, al suo arrivo a Helsingborg ha confermato l’impegno di Berlino di “avanzare verso una Nato 3.0”, e questo implica “una nuova condivisione degli oneri, un’Alleanza con maggiori responsabilità e maggiori capacità europee”. Il segretario generale, Mark Rutte, ha provato a stemperare la tensione sottolineando la necessità di uno stretto coordinamento tra Washington e il resto delle cancellerie europee. Ha parlato di un impegno Usa ma anche di una maggiore “responsabilità” del Vecchio Continente e del Canada, soprattutto sul piano finanziario. Rutte ha anche sottolineato che l’articolo 5, quello sulla mutua difesa, resta un principio “incrollabile”.
Si è tornato anche a parlare di Artico. Ma l’incontro svedese è servito soprattutto a far capire, ancora una volta, la fase di transizione che sta vivendo il blocco occidentale. Un passaggio in cui le due sponde dell’Atlantico si trovano a non essere più cose convergenti su molti punti. Le iniziative Usa non sono più in linea con quanto voluto dai partner europei. E uno dei grandi nodi da sciogliere resta sempre l’Ucraina. Merz vorrebbe partire proprio del destino di Kyiv, con un percorso di associazione all’Unione europea. La questione inizierà a essere discussa tra gli Stati membri, hanno detto da Bruxelles. Sul piano militare, il supporto alle forze ucraine sarà al centro del prossimo summit Nato di luglio ad Ankara, che secondo Rubio “sarà probabilmente uno dei vertici dei leader più importanti nella storia della Nato”. Nella capitale turca ci sarà anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, le cui forze, secondo l’intelligence Usa, avrebbero riconquistato circa 400 chilometri quadrati anche grazie al blocco di Starlink per i russi. Vladimir Putin ieri ha minacciato una pesante rappresaglia dopo che l’esercito ucraino ha bombardato un dormitorio a Luhansk uccidendo diverse persone e ferendone circa 40. Secondo Bloomberg, l’obiettivo del Cremlino è quello di concludere la guerra entro il 2026 con il riconoscimento dell’intero Donbass a Mosca. Ma sia il negoziato che il fronte sembrano, di fatto, paralizzati.
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