Armi e disarmi
Rutte smaschera Trump, la Nato non ha tradito gli Stati Uniti contro l’Iran: la mutua assistenza che non ha bisogno di autorizzazioni politiche
“L’Italia e la Nato non ci sono state su Hormuz, sono una delusione”. Nulla di troppo nuovo nelle parole di Donald Trump successive alla crisi diplomatica innescata dalle dichiarazioni esplosive su Giorgia Meloni rilasciate al giornalista Daniele Compatangelo. È un mantra che il tycoon continua a ripetere da mesi, sostenendo l’irreversibilità della frattura dei rapporti atlantici dopo le orecchie da mercante opposte dai leader Nato alle richieste di supporto attivo all’operazione “Epic Fury” contro l’Iran. Il negato via libera alla concessione della base di Sigonella a caccia militari americani diretti in Medio Oriente, a fronte della mancata richiesta preventiva dell’Amministrazione, ha sostanzialmente segnato la fine dell’idillio tra i governi di Roma e Washington. Da quel giorno, non a caso 27 marzo, poco dopo la sconfitta referendaria in cui secondo molti commentatori non ha pagato la posizione italiana troppo vicina al “Trump guerrafondaio” in Medio Oriente, le tensioni sono state un crescendo rossiniano.
La forma è molta sostanza. In Trump, più che di forma si dovrebbe parlare di apparenza, ma il ritorno alla realtà può sempre far bene. Se non a lui, a noi. Così, ieri le dichiarazioni del Segretario generale Nato, Mark Rutte, hanno messo un paletto al dibattito: “Più di 500 aerei americani destinati a operazioni logistiche in Epic Fury sono decollati da basi italiane”. Cosa vuol dire Rutte? Che, nei perimetri degli accordi internazionali stipulati, gli alleati Nato e l’Italia non si sono tirati indietro, con lealtà e rispetto. Come da trattati, la mutua assistenza per operazioni non offensive e movimenti logistici è implicita e non ha bisogno di autorizzazioni politiche, come invece le operazioni di attacco e schieramento di truppe, o la concessione straordinaria di basi all’interno dei territori nazionali.
Così, tutti i Paesi dell’organizzazione, compresa la Spagna fin dal primo momento molto critica, non hanno fatto mancare il supporto minimo all’alleato americano. Rutte – per necessità equilibrista, vista la scomoda posizione che lo vede alla guida di un board in cui l’azionista principale è in perenne polemica con gli altri partner – compie una mossa retorica sottile. Con queste dichiarazioni toglie a Trump la giustificazione vittimista al disimpegno dall’Alleanza, rimarcando che da parte europea gli impegni sono sempre stati rispettati. Dopo la tensione, il governo italiano ha assunto la postura del pompiere. Questa la linea dettata da Meloni durante l’ultimo Cdm, che si riflette nelle caute uscite pubbliche del ministro Crosetto, che non esclude l’impegno dei mezzi italiani di eccellenza per lo sminamento di Hormuz “in una cornice di sicurezza condivisa”.
Intanto, tra le righe del caos non si ferma il cammino italiano ed europeo verso una Difesa autonoma e integrata, con la conferma da parte del nuovo Ad di Leonardo, Lorenzo Mariani, del programma “Michelangelo Dome”. Parole di grande rilevanza politica, a testimonianza dell’impegno italiano in prima linea nel progetto di autonomia strategica europea. Alla pubertà comunicativa del “Commander in chief” americano, gli europei devono rispondere come gli adulti nella stanza. Perché, come ricorda Crosetto, “l’Italia non è alleata di un Presidente pro-tempore, ma degli Stati Uniti d’America”.
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