Giustizia
Sbatti l’assolto in prima pagina: ok della Camera alla proposta di legge per restituire dignità agli innocenti
Dopo la gogna e lo sputtanamento, arriva la legge che prova a ristabilire la verità. Via libera ieri alla Camera alla proposta di legge sulla pubblicità delle sentenze di assoluzione e dei provvedimenti di proscioglimento. Una battaglia che porta soprattutto la firma di Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio e tra i principali interpreti della linea garantista degli azzurri. Il testo, approvato con 127 voti favorevoli e 82 astensioni, introduce un principio semplice ma destinato a incidere profondamente sul sistema dell’informazione giudiziaria: chi viene assolto, prosciolto o destinatario di un provvedimento di archiviazione potrà chiedere alle testate che avevano dato risalto all’indagine di pubblicare, con adeguata evidenza, anche la notizia favorevole.
Si tratta di una questione di “civiltà giuridica”, ha affermato Costa. Il presidente dei deputati azzurri ha spiegato che pubblicare solo l’accusa senza dare spazio all’assoluzione significa offrire all’opinione pubblica “un’immagine distorta” della persona coinvolta. “Ogni anno circa 500mila persone vengono indagate e poi archiviate o assolte almeno in primo grado”, ha ricordato il parlamentare forzista, sottolineando come il danno reputazionale spesso resti anche dopo il riconoscimento dell’innocenza. Nel tempo, ha aggiunto Costa, si è creato un “processo capovolto”, nel quale il momento centrale del procedimento penale non è più il dibattimento – dove si formano le prove e si arriva alla sentenza – ma la fase delle indagini preliminari, amplificata mediaticamente. È lì che, troppo spesso, si consolida il marchio dell’accusa.
A rafforzare questa impostazione è intervenuto anche Paolo Emilio Russo, capogruppo azzurro in Commissione Affari costituzionali della Camera, che ha definito la riforma “una misura di equilibrio”. “Garantire che l’esito di un’assoluzione, di un proscioglimento o di un’archiviazione riceva la stessa visibilità della notizia di reato iniziale è prima di tutto un atto di equità e di corretto giornalismo”, ha dichiarato Russo. Per l’esponente di Forza Italia, il provvedimento introduce finalmente una “simmetria informativa”, capace di ristabilire equilibrio tra diritto di cronaca e tutela della dignità personale. Russo ha evidenziato come, troppo spesso, il percorso giudiziario si concluda positivamente per il cittadino, mentre il danno umano, professionale e reputazionale accumulato negli anni rimane insanabile perché “la notizia dell’innocenza non trova lo stesso spazio dell’accusa originaria”.
La proposta di legge nasce proprio per correggere questa distorsione. Il diritto di cronaca, peraltro, non viene limitato ma completato. Informare correttamente significa infatti raccontare non soltanto l’avvio di un’indagine, ma anche il suo esito finale. Nel dibattito parlamentare, il testo ha trovato un consenso molto ampio. La Camera, come detto, lo ha approvato con 127 voti favorevoli, nessun contrario e 82 astensioni. Un dato significativo, sottolineato dallo stesso Costa come un segnale importante su un tema che tocca direttamente la qualità della democrazia e dello Stato di diritto. Simonetta Matone, deputata leghista e cofirmataria del testo, ha richiamato il film di Marco Bellocchio “Sbatti il mostro in prima pagina”, ricordando che oggi quella deriva mediatica sia addirittura peggiorata. Matone, ex magistrato, ha denunciato la tendenza a enfatizzare arresti e inchieste salvo poi dimenticare assoluzioni e proscioglimenti, parlando di “demonizzazione” delle persone coinvolte nei procedimenti penali.
Non sono mancate alcune critiche. Roberto Giachetti di Italia Viva, pur condividendo il principio di fondo, ha espresso perplessità sul fatto che il provvedimento attribuisca un potere troppo penetrante al Garante della privacy, in caso di inosservanza da parte dei quotidiani interessati, con possibili pressioni indirette sulle redazioni. Dubbi analoghi sono arrivati dal Movimento 5 Stelle attraverso Federico Cafiero De Raho, che ha parlato di una possibile interferenza nelle scelte editoriali e nella libertà di stampa. Per i promotori, tuttavia, la riforma rappresenta un tassello fondamentale di una visione liberale della giustizia: uno Stato che ha il dovere di perseguire i reati, ma anche quello di proteggere chi, dopo essere stato esposto mediaticamente come colpevole, viene riconosciuto innocente. “Una democrazia matura non può fermarsi alla spettacolarizzazione delle accuse ma deve garantire uguale visibilità anche all’innocenza riconosciuta dai tribunali”, ha concluso Costa.
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