Quanto male ha fatto Gomorra a Napoli e quanto bene: quanta denuncia e quanto fango sulla città e su Scampia, il quartiere di Napoli Nord protagonista delle faide degli anni Zero e della Serie tv che è già un cult, la più nota tra le italiane a livello internazionale. La quinta e ultima stagione della fiction nata da un’idea dello scrittore Roberto Saviano e ispirata al suo romanzo no-fiction, Gomorra (2006, Mondadori), arriva oggi venerdì 19 novembre su Sky e in streaming su Now. E il dibattito è sempre lo stesso, sempre aperto, quello che stamane ha provocato una costumata e articolata protesta proprio nei pressi delle Vele, il simbolo di Gomorra.

“Un quartiere così complesso come Scampia non può avere come lettura solo quello della serie Gomorra. Francamente non credo sia stato questo l’intento dei creatori. Scampia non è Gomorra, la narrazione è cambiata”, dice Rosario Esposito La Rossa, direttore editoriale della casa editrice Marotta&Cafiero e scrittore: Esposito La Rossa che ha appena presentato il “Polo del Libro”, un centro industriale dell’editoria che mette al centro l’ecologia, la collaborazione tra realtà del territorio e la capacità di programmare; e che ha perso il cugino Antonio Landieri, vittima innocente della Camorra, disabile, ucciso a 25 anni durante la faida.

È intersezionale, insomma, la sua figura: ferita personalmente dalla criminalità e votata al racconto, alla narrazione, editoria e scrittura. La sua attività – rilevata dalla storica sede a Posillipo, fondata da Alberto Marotta, e portata a Napoli Nord – l’anno scorso ha festeggiato i dieci anni. Pubblica storie dal sud del mondo, grandi autori internazionali, emergenti su carta riciclata certificata con inchiostri non inquinanti e colle senza plastificanti. Del progetto fa parte anche la prima libreria di Scampia e Melito: La Scugnizzeria. E poi la Marotta&Cafiero Recorder, piccola casa discografica indipendente. Alla casa editrice si definiscono “spacciatori di libri”.

Non sono “e’sord che fann l’omm onest”, dice Esposito La Rossa, come sentenziava invece il boss Pietro Savastano interpretato da Fortunato Cellino nella serie. “Da responsabile di una casa editrice nata e che sta crescendo in questo quartiere posso dire che si sta facendo tanto sia a livello sociale e culturale. Questo grazie al tessuto associativo presente sul territorio e alla presenza di tantissima brava gente, la maggioranza a Scampia, che vuole un quartiere diverso. Come casa editrice continueremo a fare la nostra parte, rispondendo alle polemiche pubblicando Stephen King, Daniel Pennac, il premio Nobel William Golding e a fine mese Jacopo Fo. I libri fanno l’uomo onesto”. Quest’ultima frase è stata scritta dagli “spacciatori di libri” su uno striscione appeso stamattina davanti alle Vele.

Solo una settimana fa il sindaco di Napoli appena eletto Gaetano Manfredi aveva osservato in un’intervista a Il Venerdì di Repubblica: “Gomorra ha rappresentato una faccia della città in una determinata fase storica, che in parte è alle nostre spalle. Per un periodo Napoli è stata identificata totalmente con la fiction. Scampia oggi è un quartiere molto diverso anche grazie all’attenzione determinata da Gomorra, che ha fatto da sponda per la parte sana, ha contribuito alla rigenerazione sociale denunciando i problemi”. Non tutto fango insomma.

Zero fango invece per Marco D’Amore, interprete e regista di alcune puntate della serie tv, diventato famoso nel ruolo di Ciro Di Marzio “L’Immortale” che nell’ultima stagione affronterà in un duello campale l’altro protagonista assoluto della fiction, Genny Savastano interpretato da Salvatore Esposito. “Anche Gratteri può sbagliare – ha detto l’attore in conferenza stampa rispondendo a un giornalista – nessuno è infallibile. Si venga a fare un giro con noi a Scampia, Ponticelli, Caivano, così si rende conto che in questo territorio lo Stato non c’è. I giovani con Gomorra si fanno quattro risate”.

Dibattito  ancora aperto insomma, si può continuare a bisticciare: ma dopo Scarface, Il Padrino, la questione dei cattivi esempi e dell’emulazione nel cinema, la reputazione internazionale (vedi l’articolo del quotidiano francese Le Figaro che tanto ha fatto discutere in questi giorni) non sarà sicuramente Gomorra a risolverla. E non sarà certo Gomorra la narrazione definitiva di Napoli né tantomeno di Scampia.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.