«Il porto di Napoli oggi non può competere neanche con gli scali del Nord, figuriamoci con quelli europei. La soluzione? Una collaborazione con l’amministrazione cittadina perché a Est, con San Giovanni e i nuovi collegamenti infrastrutturali, a Piazza Municipio con la riqualificazione del Beverello e al Molo San Vincenzo con la Darsena Acton si possano esprimere progetti condivisi e obiettivi misurabili per dare un nuovo volto alla città e al suo mare». Ne è convinto Francesco Tavassi, vicepresidente degli industriali di Napoli con delega all’Economia del Mare, che con il Riformista analizza le strategie da mettere in campo per potenziare il porto cittadino.

Dottor Tavassi, quali sono i punti forti del Porto di Napoli e quale strategia bisogna mettere in campo per potenziarli?
«Il porto di Napoli è uno scalo di respiro regionale. Lo sviluppo della portualità di Napoli non può basarsi sul solo miglioramento delle condizioni e delle performance degli scali, ma deve prevedere due visioni strutturali e ben più ambiziose e impegnative: l’implementazione di una vera intermodalità, che renda il porto, il retroporto e l’interporto un’unica ed efficiente area produttiva, del tutto fluida e priva di anelli mancanti e rotture di carico; e l’attuazione delle Zone Economiche Speciali, perché porti e interporti giochino insieme il ruolo di attrattori degli investimenti stranieri e siano volano dell’export. L’implementazione di una vera intermodalità non è più rimandabile: la mia famiglia si occupa di servizi doganali da tre generazioni, e per la mia esperienza professionale posso dire che a oggi non è possibile, a causa della inesistenza di una intermodalità , immaginare Napoli, Salerno, Bari come porti hub di entrata addirittura nemmeno per il nord Italia, figuriamoci per il nord Europa o, soprattutto, per il Mediterraneo stesso».

Il mare, quindi, è una risorsa straordinaria per Napoli, ma poco sfruttata, cos’è mancato in questi anni?
«Con i colleghi imprenditori dell’Unione Industriali Napoli facenti parte del Gruppo Tecnico Economia Mare, che coordino in qualità di vicepresidente dell’Unione delegato alla materia, abbiamo ratificato a gennaio 2021 una relazione programmatica nella quale esponiamo con chiarezza gli interventi per la risorsa mare per le merci e per le persone. Sono argomenti di scuola, noti al Legislatore così come agli Enti Locali. Dal punto di vista eminentemente commerciale, cruciale resta lo sforzo di mettere in relazione i porti con gli interporti di Nola e Marcianise, allo scopo di dotare la Campania di un’autentica rete intermodale. È necessario accelerare l’avvio delle zone economiche speciali, perché porti e interporti giochino il ruolo di attrattori di investimenti stranieri e volano dell’export. In questo senso non è più rimandabile la creazione degli attesi collegamenti ferroviari: gli interporti potranno e dovranno fungere con rapidità come aree di stoccaggio e smistamento delle merci, allo scopo di decongestionare velocemente i porti quando questi si saturano. Per quanto riguarda la risorsa mare per le persone, basta citare il nodo-Beverello: lo scalo necessita di ritrovare il decoro consono al più importante approdo turistico della Regione».

In questo ambito, il Comune quali competenze ha e cosa dovrebbe fare per l’economia del mare?
«Lo scorso 5 agosto l’Organismo di Partenariato della Risorsa Mare dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, presieduta da Andrea Annunziata, ha approvato all’unanimità il Documento di Pianificazione Strategica di Sistema che definisce la gestione del sistema portuale composti dagli scali di Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia. Oltre al necessario parere che il Comune dovrà esprimere circa il documento, è stata più volte ribadita, in fase di valutazione del testo, la necessità di una proficua collaborazione con l’amministrazione cittadina perché a Est, con San Giovanni e i nuovi collegamenti infrastrutturali, a Piazza Municipio con la riqualificazione del Beverello e degli edifici storici, al Molo San Vincenzo con la Darsena Acton, si possano e si debbano esprimere progetti condivisi e obiettivi misurabili per dare un nuovo volto alla città e al suo mare».

Tra pochi giorni i candidati dovranno presentare i programmi, cosa non deve mancare per potenziare la risorsa mare?
«In qualità di imprenditore che opera nei trasporti, nella logistica e nella distribuzione di merci in tutta la città metropolitana di Napoli, auspico ci sia quanto prima un miglioramento della vivibilità a Est della città, con uno spostamento verso gli Interporti delle attività legate allo shipping, con una urgente decisione per la eventuale delocalizzazione dei depositi petroliferi e per permettere quindi un collegamento funzionale ed efficace tra le tre porte di accesso alla città: aeroporto, ferrovia, porto. Ciò permetterebbe di recuperare aree che potrebbero essere destinate al verde e alla creazione di residenze e centri di formazione e di inclusione. Il potenziamento delle infrastrutture e una logistica efficiente che permetta ai cittadini, ai turisti e alle merci di raggiungere nel minor tempo possibile le naturali destinazioni è a mio parere una precondizione per lo sviluppo economico della terza città italiana».

Quale dovrà essere il compito delle istituzioni locali?
«Il Comune e la Città Metropolitana, insieme con la Regione e l’Autorità di Sistema Portuale collaborino per dare ai cittadini, al turismo e alle attività commerciali opportunità di competere ai massimi livelli, offrendo qualità, sostenibilità e servizi concorrenziali. Alcune attività che insistono in città e nel porto di Napoli devono essere delocalizzate verso i porti minori, verso gli Interporti e verso aree appositamente dedicate. Si restituisca alla città l’area portuale monumentale del Molo San Vincenzo e della Darsena Acton. Occorre una visione globale che parta dalle esigenze attuali e discuta con le dovute competenze per intercettare velocemente i cambiamenti in corso».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.