Il ginocchio destro di Jannik Sinner continua a tenere in apprensione il tennis italiano. Il numero uno del mondo ha rinunciato anche al torneo di Pechino, dove avrebbe dovuto difendere il titolo, spiegando di non essere ancora nelle condizioni necessarie per tornare a competere. Il problema lo tiene lontano dalle partite ufficiali dalla finale di Wimbledon del 12 luglio e lo ha già costretto a saltare la stagione nordamericana, compresi gli US Open. Nelle ultime ore, però, intorno all’infortunio è comparso un nome preciso ma non confermato dall’enturage dell’altoatesino: sindrome della bandelletta ileotibiale, conosciuta anche con la sigla ITBS. Una precisazione è necessaria. Non si tratta, almeno per il momento, di una diagnosi ufficialmente comunicata da Sinner o dal suo staff medico. L’ipotesi è stata riferita dal giornalista Gabriele Parpiglia e successivamente ripresa da diverse testate. Le informazioni ufficiali parlano invece di un problema infiammatorio al ginocchio destro e lo stesso Sinner ha confermato che l’articolazione non è ancora pronta per sostenere le sollecitazioni di una competizione. Ma che cos’è la bandelletta ileotibiale e perché un problema apparentemente così circoscritto può tenere fermo per settimane un atleta?

La bandelletta ileotibiale è una robusta fascia di tessuto che percorre la parte esterna della coscia, dall’anca fino alla zona superiore della tibia. Svolge un ruolo importante nella stabilizzazione dell’arto durante il movimento. Quando il ginocchio viene continuamente piegato e disteso, i tessuti nella zona esterna possono irritarsi e provocare dolore. È una condizione particolarmente conosciuta tra chi pratica attività sportive caratterizzate dalla ripetizione continua del gesto atletico. Non a caso viene spesso chiamata anche “ginocchio del corridore”. Ma non riguarda soltanto chi corre. Può interessare ciclisti, sciatori e atleti di altre discipline nelle quali gli arti inferiori vengono sottoposti a carichi ripetuti. Nel tennis professionistico la questione assume una dimensione particolare. Una partita significa accelerazioni, frenate, cambi di direzione e continui piegamenti delle gambe. A questo si aggiungono allenamenti quotidiani e calendari estremamente intensi. Anche un problema che non riguarda direttamente le strutture interne dell’articolazione può quindi diventare fortemente limitante quando bisogna sostenere per ore l’intensità richiesta dal circuito ATP.

Il sintomo caratteristico dell’ITBS è infatti il dolore nella parte esterna del ginocchio, che può presentarsi inizialmente durante l’attività fisica e diventare progressivamente più evidente con l’aumentare dello sforzo. In alcuni casi può essere avvertito anche lungo la parte esterna della coscia fino all’anca. Ed è qui che si comprende perché i tempi di recupero non possano essere stabiliti semplicemente guardando il calendario dei tornei. Il problema non è soltanto riuscire a correre o colpire qualche pallina durante un allenamento. Un professionista deve verificare che il ginocchio sia in grado di sopportare ripetutamente gli stress di una partita senza che il dolore ricompaia. Il ritorno all’attività viene generalmente effettuato in maniera progressiva proprio per verificare la risposta dell’arto all’aumento dei carichi. Il trattamento della sindrome della bandelletta ileotibiale è nella maggior parte dei casi conservativo. Può prevedere una riduzione temporanea delle attività che provocano dolore, fisioterapia, esercizi specifici di stretching e rinforzo della muscolatura dell’anca e della gamba e una graduale ripresa dell’attività. In determinate situazioni il medico può valutare ulteriori trattamenti. La parola che inevitabilmente preoccupa i tifosi è “operazione”. Anche questa possibilità è circolata nelle ultime ore, ma deve essere ridimensionata. Nella sindrome della bandelletta ileotibiale la chirurgia è rara e viene generalmente presa in considerazione quando i trattamenti conservativi non riescono a risolvere una sintomatologia persistente. Non esiste, al momento, alcuna comunicazione ufficiale che indichi un intervento chirurgico per Sinner.

Il vero punto interrogativo resta quindi il rientro. Sinner aveva iniziato un percorso di riabilitazione accompagnato da fisioterapia, lavoro in palestra e progressione dei carichi. Era anche tornato ad allenarsi in campo a Montecarlo. Poi è arrivata la decisione di rinunciare a Pechino. Una scelta che suggerisce prudenza più che allarmismo. Il numero uno del mondo lo ha spiegato direttamente: il ginocchio non è ancora nelle condizioni in cui vorrebbe trovarlo e, soprattutto, non si sente pronto per competere. Il concetto decisivo è proprio quest’ultimo. Allenarsi e disputare un torneo ATP sono due cose profondamente diverse. Per questo il caso Sinner continua ad attirare attenzione. Dopo oltre due mesi lontano dalle competizioni, ogni rinvio alimenta interrogativi sui tempi necessari per rivederlo stabilmente in campo. La sindrome della bandelletta ileotibiale potrebbe fornire una spiegazione più precisa del problema che sta condizionando questa parte della sua stagione. Ma fino a quando non arriverà una conferma da Sinner, dal suo staff o dai medici che lo seguono, rimarrà un’ipotesi giornalistica e come tale deve essere trattata. Una cosa, invece, è certa: Sinner non vuole rientrare semplicemente per giocare. Vuole tornare quando il suo ginocchio sarà nuovamente in grado di reggere il tennis del numero uno del mondo.

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Esperto di social media, mi occupo da anni di costruzione di web tv e produzione di format