Sul caso Venezuela-M5S sembra destinato a diradarsi il porto delle nebbie. Secondo le ammissioni dell’ex capo dei servizi segreti di Caracas, Hugo Carvajal – attualmente detenuto a Madrid – nel 2010 l’allora cancelliere del regime chavista Nicolas Maduro e l’ex ministro Tareck el Aissami, avevano autorizzato la consegna tramite il console del Venezuela a Milano Gian Carlo Di Martino di una valigetta contenente 3,5 milioni di euro, destinata a Casaleggio senior.

Le autorità vogliono vederci chiaro: i servizi segreti, il Copasir, la giustizia penale si stanno muovendo. Si intuisce che si intravedono informazioni di peso: con urgenza i pm Maurizio Romanelli e Cristiana Roveda vogliono acquisire tutte le carte in possesso della magistratura iberica. Gli inquirenti hanno formalizzato una richiesta di rogatoria internazionale inviata ieri dalla Procura della Repubblica milanese. Destinatario della richiesta – pervenuta alla Sesta sezione della Corte Nazionale spagnola – è il giudice Manuel Garcia Castellòn, che sta interrogando da giorni il super testimone, Carvajal.

L’indagine italiana prende le mosse da quella degli omologhi spagnoli; in Spagna il sospetto è che i fondi neri venezuelani, derivanti dalla triangolazione di petrolio e narcotraffico, siano andati a finanziare illecitamente Podemos in Spagna e M5S in Italia, così come altri partiti populisti e anti-sistema considerati particolarmente amici dal regime di Maduro. E non vi sono dubbi sull’amicizia del Movimento con il chavismo, una amicizia protrattasi nel tempo e resa manifesta attraverso interventi legislativi, associazioni di italiani all’estero, viaggi di delegazioni curiosamente folte di deputati grillini verso la Mecca di Caracas.

Agli atti della rogatoria internazionale con cui si chiede di interrogare Carvajal, un documento nel quale si dava indicazione al servizio segreto venezuelano di agire “per favorire l’invio di 3.5 milioni di euro in sicurezza e in segreto al fondatore di un movimento italiano rivoluzionario e anticapitalista”. Ma anche il Copasir vuole vedere le carte e capire meglio i contorni dell’inchiesta. Così come si chiede di capire se qualche potenza straniera, come l’Arabia Saudita, abbia tentato di influenzare la politica italiana tramite consulenze e incarichi a politici italiani, il Copasir ha chiesto di acquisire il fascicolo di indagine di Milano ed i suoi aggiornamenti futuri.

Alla presenza del direttore dell’Aise, generale Giovanni Caravelli, il Copasir ha affrontato le ipotesi di finanziamento illecito e riciclaggio sul caso del denaro versato dal Venezuela al M5S. “Nel corso dell’audizione del direttore dell’Aise si sono approfonditi questi casi e valutato se considerarli come possibili attività di soggetti esteri contro gli interessi nazionali italiani”. Del resto i tentativi di ingerenza straniera sono attentamente monitorati dall’intelligence. Il Copasir, da parte sua, vuole vederci chiaro ed ha fatto ricorso ad un articolo della legge di riforma dei servizi, la 124 del 2007, che gli consente di ottenere, “anche in deroga al divieto stabilito dall’articolo 329 del codice di procedura penale, copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organi inquirenti”. Dalle procure di Firenze e Milano saranno così acquisiti gli atti delle due inchieste per valutare eventuali profili di competenza del Comitato.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.