La politica è anche saper sognare. Avere progetti concreti e idee per poter cambiare. Senza schemi, senza regole. Solo con la forza di una visione futura. Questo vale specialmente per chi vuole provare a fare il sindaco di Roma. Tobia Zevi incarna alla perfezione queste idee. E sta lottando per imporre il suo progetto per Roma. Romano e innamorato della sua città. Attivista e militante Pd che sogna un mondo più giusto, che si ribella alle ingiustizie e ancora si indigna quando succedono. Ha ricoperto diversi incarichi politici, presso la Provincia di Roma, il Ministero degli Affari Esteri, la Presidenza del Consiglio. Ha scelto il Riformista per raccontare il suo piano da sindaco.
Perché un romano dovrebbe votarla?
Perché conosco molto bene i diversi volti di Roma e da molti anni svolgo un lavoro civico, sociale e politico sul territorio, promuovendo iniziative di vario genere soprattutto nelle scuole, e portando avanti delle ricerche sulle questioni più urgenti per la vita dei cittadini: trasporti, rifiuti, pubblica amministrazione, qualità dello spazio pubblico. 
Sono responsabile del Programma sulle Global Cities presso l’Istituto di Studi di Politica Internazionale, un osservatorio sulle città più importanti e influenti del pianeta, che mi consente di avere una visione privilegiata sia sul potenziale della nostra città che sulle soluzioni da mettere in campo.
Per il suo partito, il Pd, è ancora troppo giovane…
Ho la stessa età che avevano Rutelli e Virginia Raggi quando sono stati eletti. A forza di dire che sono giovane mi sto invecchiando…
Ha scelto di correre alle Primarie del Pd, non le trova inutili? Gualtieri sembra le abbia già vinte.
Partiamo da un dato di fatto: in pochi sanno che domenica 20 giugno ci saranno le primarie del centro-sinistra per eleggere il candidato sindaco di Roma. Tutti dicono che è una partita già decisa, ma io non ci credo: possiamo vincere per cambiare la nostra città. Sarebbe utile per tutti riuscire a fare un confronto tra tutti i candidati in tv, in questo modo si potrebbe far uscire dall’anonimato questo voto e si potrebbe sfruttare questa opportunità per scegliere  il candidato giusto.
Il suo pronostico per le elezioni?
Credo che il vincitore delle Primarie sarà il futuro sindaco di Roma. Al ballottaggio andranno centrodestra e centrosinistra, Raggi terza, poi Calenda.
Non le sembra che questo voto sia un po’ anomalo? I candidati in campo danno come l’impressione di aver paura di vincere, lei e Calenda avete fame di fare e siete quasi boicottati: perché?
Ho notato anche io questa sorta di disinteresse. Ma è assolutamente deleterio per Roma. Le dirigenze di partito in questo senso stanno sbagliando tutto. Non si può continuare così. Roma deve tornare ad essere il motore dell’Italia. E solo con idee e progetti si rimette in moto una macchina ormai in panne da troppo tempo. Riguardo me e Calenda è vero: abbiamo molte similitudini ma secondo me lui ha sbagliato a non voler entrare nella tornata delle Primarie. Così si rischia di indebolire il centrosinistra a favore del centrodestra e della Raggi. Francamente la trovo una scelta suicida.
Zevi sindaco cosa farebbe per Roma?
Lavoro, green e cultura sono i capisaldi. Io punto nei primi cinque anni di mandato di far crescere il Pil del 20%. Poi puntare sul lavoro giovanile. Non possiamo permetterci di avere, fonti Uil, 130.000 gi0vani che lasciano Roma per trovare un impiego altrove. Dobbiamo essere attrattivi e non allontanare i ragazzi.
Oggi Roma che città è?
Una capitale anomala. Bellissima per natura ma per certi versi stranissima. Il centro è ormai un’isola abitata da elite economiche o anziani, le periferie invece sono il terreno delle famiglie: peccato che nelle nostre periferie manchino proprio i servizi per le famiglie. Dobbiamo studiare un modello Roma per portare servizi e rendere vivibile anche l’hinterland.
Se fosse sindaco quale sarebbe la prima cosa che farebbe dopo aver cambiato i quadri della stanza di palazzo Senatorio?
Sicuramente sistemare Atac ed Ama. Poi mi concentrerei su altro.
Tipo?
Mi piacerebbe sanare delle ferite aperte in città. Penso agli ex mercati generali, all’ex Fiera di Roma, al parcheggio di piazza dei Cinquecento. Cantieri bloccati e morenti che potrebbero portare forze lavoro, economia e darebbero un nuovo volto alla città.

 

Franco Pasqualetti