Continua la battaglia per il diritto alla salute in carcere dei detenuti. L’ultimo caso arriva da Napoli direttamente dalle celle di Poggioreale dove un detenuto di 44 anni, Antonio Avitabile, tossisce sangue dalla bocca. Da due mesi in carcere e con una pena di 5 anni da scontare, la vicenda è stata segnalata sin da subito. Il detenuto, infatti, in passato ha subito un’operazione per un tumore alle corde vocali e il timore è che questo possa portare ripercussioni in vista delle sue ultime condizioni instabili. Il suo avvocato, Michele Riggi, ha segnalato il suo caso per richiedere che venisse trattato in maniera approfondita. Come ci spiega Riggi: “Il medico legale e i medici interni della struttura hanno attestato una displasia alle corde vocali e si sospetta sia arrivata fino ai polmoni e potrebbe compromettere gli altri organi. Tutti i cittadini hanno diritto alle cure e chiediamo che sia possibile anche per il mio assistito poter essere trattato come ogni altro cittadino che ha bisogno di cure urgenti”.

Ma procediamo per gradi. Un mese fa l’uomo è stato portato all’Ospedale del Mare per effettuare una laringoscopia, mentre i primi giorni di agosto è stato sottoposto ad una gastroscopia. Ad oggi si attendono ancora dei risultati che sono stati segnalati come urgenti. Nel frattempo, si sono verificati una decina di episodi di perdita di sangue dalla bocca, tra cui l’ultimo avvenuto lo scorso sabato durante un colloquio tra l’avvocato e il detenuto. “Mentre stavo avendo un colloquio con Avitabile, ha cominciato a tossire sangue e ho subito chiamato la polizia penitenziaria per testimoniare la presenza reale di questa emorragia – racconta Riggi –  Ho sottoposto questo episodio al magistrato di sorveglianza, al direttore del carcere di Poggioreale e ai garanti dei detenuti, comunale e regionale, sollecitando l’urgenza di visite più specifiche”. Infatti la richiesta dell’avvocato è quella di avere al più presto la possibilità di far effettuare al suo assistito degli approfondimenti diagnostici strutturali come una total body per verificare l’entità del suo problema: “La Costituzione prevede che tutti i cittadini debbano essere curati e richiediamo che vengano fatti approfondimenti diagnostici strutturali in maniera specialistica per approfondire la sua diagnosi e capire cosa possa provocare questi episodi di emorragia”, conclude il difensore.

Lo stesso garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello ha dichiarato al Riformista che ha personalmente inviato lettere e visitato il detenuto per accertarsi delle sue condizioni di salute: “Il detenuto è nell’ordinario Padiglione Napoli e ha rifiutato di andare al Padiglione San Paolo, una sorta di piccolo pronto soccorso per gli ammalati occupato da una sessantina di detenuti con problemi di salute. La direzione sanitaria del carcere parla di una fuoriuscita di sangue, sono state effettuate visite alla gola, all’esofago e visita otorinolaringoiatrica non ci sono questioni tumorali. Le visite specialistiche vengono effettuate all’esterno – continua il garante – La cosa che più mi premeva, infatti, è che venisse portato in ospedale per ulteriori accertamenti ed è stato effettivamente portato due volte all’Ospedale del Mare per delle visite”.

Questo caso è soltanto la punta dell’iceberg di una situazione drammatica in cui versa la struttura penitenziaria. L’avvocato del detenuto specifica che per il Decreto legislativo 230 del 1999 all’articolo 1 comma terzo le Asl competenti per il territorio dove esistono le strutture carcerarie, sono obbligate ad erigere la Carta dei servizi per i detenuti, un vadevecum di diritti che viene comunicato al detenuto quando entra in carcere e ne denuncia la mancanza a Poggioreale. Samuele Ciambriello ci ha effettivamente confermato che “la carta dei servizi a Poggioreale è rilasciata dalla direzione sanitaria del carcere ma quest’anno non è stata aggiornata e in quanto garante confermo questa mancanza “.

Ma ciò che più gli preme sottolineare sono i dati allarmanti per cui non può essere garantita un’assistenza sanitaria sufficiente per tutti all’esterno dell’istituto penitenziario: “Ci sono richieste oltre 3600 visite negli ospedali e nelle cliniche private, ma almeno 1052 volte non si riesce a garantire la visita per mancanza di agenti e mezzi – dice Ciambriello – C’è necessità di una scorta di almeno 3-4 agenti ogni 6 ore. Bisogna aumentare il numero del personale”. Per lui la panacea per migliorare le condizioni dei diritti alla salute dei detenuti è avere tempi certi e visite specialistiche: “I posti dedicati ai detenuti sono troppo pochi. Due all’ospedale Cardarelli, dieci al Cotugno e tre all’Ospedale San Paolo, per un totale di 35 posti riservati in tutta la Campania. Ce ne vorrebbero molti di più. Per i detenuti della Asl Napoli 1, che abbracciano i carceri di Poggioreale e Secondigliano, sono pochissimi – conclude il garante – All’ospedale San Pio di Benevento, ad esempio, non c’è nessun posto riservato. Mi auguro che venga dedicato un reparto detentivo anche all’Ospedale del Mare“.