“La pandemia ha creato uno sconvolgimento tale da rimettere in discussione anche i modelli insediativi. La crisi che viviamo porta a un ripensamento profondo anche di quale possa essere l’organizzazione parziale e funzionale del nostro modo di vivere”, afferma Bruno Discepolo, architetto e assessore all’Urbanistica della Campania. Il particolare momento storico ripropone con più impellenza il tema della riqualificazione di una città che come Napoli deve fare i conti con anni di scelte politiche e amministrative che non sono riuscite a evitarle di finire agli ultimi posti della classifica delle città italiane per qualità di vita. “Questa condizione – aggiunge Discepolo facendo riferimento alla pandemia – oggi fa avvertire l’esigenza di un cambiamento”.

A partire da una nuova dimensione di vivere e attraversare la città. “In questi mesi di lockdown abbiamo scoperto cose che non immaginavano di poter fare, come lo smart working – sottolinea Discepolo – Questo, ad esempio, è un elemento che cambierà il modo di gestire il lavoro e di vivere la città anche in futuro”. Difficile immaginare un ritorno delle cose a come erano prima dell’esplosione del Covid-19. La crisi ha imposto il distanziamento sociale come nuovo parametro di riferimento nella vita di tutti e ha evidenziato la necessità di una diversa gestione della città e dei servizi essenziali.

“La cosa peggiore sarebbe se, passata la pandemia, in noi dovesse prevalere un sentimento di rimozione e il desiderio di ritornare esattamente a come eravamo prima – osserva l’assessore regionale – La crisi va interpretata nella sua accezione positiva come spinta verso un cambiamento, per rivoluzionare alcune cose, mettere in discussione alcuni paradigmi e pensare a una nuova cultura urbanistica. A differenza di quella del passato che propendeva per una specializzazione delle aree funzionali, con una divisione della città in zone dove si lavora, zone dove si vive, luoghi per il tempo libero e così via, oggi si potrebbe ragionare su come perseguire un modello con quartieri e zone dove nel raggio di quindici minuti a piedi il cittadino possa trovare tutte le situazioni di cui ha bisogno, un modello con centri dotati di autonomia e dove le persone non sono necessariamente costrette a grandi e frequenti spostamenti. Si inciderebbe in questo modo sulla mobilità che, in questo momento, è uno dei problemi principali da risolvere”.

Del resto il settore dei trasporti pubblici viveva, già prima della pandemia, forti criticità e attualmente, con le rigide prescrizioni anti-contagio, deve sostenere gli effetti di flussi di passeggeri ridotti a un terzo delle normali capacità. “Una risposta al problema è abbassare la domanda di trasporti pubblici – spiega Discepolo – riducendo le necessità di spostamento dei cittadini ma anche favorendo una mobilità alternativa con sistemi leggeri e sostenibili come le biciclette”. Non è l’unico cambiamento a cui pensare. “Andrà ripensato anche il concetto dell’abitare che con il tempo è stato poco valorizzato. Tutta l’attenzione per anni si è concentrata su spazi pubblici e luoghi all’aperto, lasciando che la casa diventasse un tema residuale – conclude l’assessore – Ora riscopriamo le case come luogo non solo dove vivere, ma anche dove lavorare e c’è spazio per una riflessione più ampia e correttivi significativi anche da questo punto di vista”.