Come sarà il 2021? Non chiediamolo a Nostradamus, meglio rivolgersi ai pubblici ministeri e ai giudici. Ce lo suggerisce il Fatto quotidiano, con quattro pagine e un folto gruppo di cronisti d’assalto a ricordarci che sul banco degli imputati ci saranno ancora Renzi e Salvini e Berlusconi. E poi Palamara e Descalzi. E questo è il vero e unico, per loro, calendario dell’anno in corso.
All’inizio dell’anno si rinnova il calendario. In gran parte del mondo, come in Italia, si usa il calendario gregoriano, che si fonda sull’anno solare. Ma c’è poi il Calendario cinese, che è lunisolare, quindi alterna anni di dodici mesi con anni di tredici, proprio come il Calendario ebraico. Mentre il Calendario islamico è un calendario lunare e si basa sulla durata del mese lunare, mentre il Calendario indiano è di dodici mesi, cui si aggiunge un giorno quando l’anno è bisestile. Queste sono le tipologie di calendari che regolano la nostra vita.
Ma arriva comunque per tutti, tra poco anche per i cinesi, un momento in cui si fanno i conti con il recente passato e si fa il punto sull’anno che verrà. Che governo avremo? Quali progetti per l’economia il lavoro la scuola l’ambiente la giustizia? E per la salute, a che punto saremo nella lotta al tremendo Coronavirus che sta distruggendo tante nostre speranze, oltre a molte vite umane?
Ci vogliono veramente delle menti ossessionate e ossessive per proporre ai propri lettori (che immaginiamo non siano proprio tutti così paranoici) un calendario fatto tutto quanto solo di imputati. Il titolo è promettente: “Un 2021 di indagini e processi”, con un bel panorama, composto solo da “nemici”, politici o imprenditori, degli estensori e di chi li dirige. Il quale direttore, purtroppo per noi che siamo suoi affezionati estimatori, da quando si è autoproclamato come addetto stampa del signor Giuseppe Conte (che casualmente fa il presidente del consiglio) purtroppo non si occupa più di giustizia. Ma ogni giorno, dalla solita colonnina di destra della prima pagina, tira sciabolate a tutti i quotidiani e i giornalisti non allineati con lui e con l’Amor Suo. Ma i suoi cronisti d’assalto non gli sono da meno.
I protagonisti politici sul banco degli imputati sono i soliti tre: Berlusconi, Salvini, Renzi. Solo quest’ultimo merita la prima pagina, con sua foto insieme a Maria Elena Boschi e una domanda ficcante, “Chi vuole piazzare 2 indagati al governo?”, che pare aprire il calendario processuale del 2021. Dal punto di vista dell’accusa, naturalmente, nel solito circo mediatico-giudiziario d’antan. Matteo Renzi è indagato a Firenze per una vicenda che si sta un po’ trascinando e che riguarda finanziamenti privati alla Fondazione Open, che un pubblico ministero definito dal segretario di Italia Viva come “ossessionato” dalla sua persona, ritiene essere la cassaforte del partito, che sarebbe stata riempita sotto banco per far confluire i soldi direttamente e fuori bilancio a Iv. La difesa non è riuscita a far spostare la competenza territoriale, sulla base dei luoghi dove erano avvenuti i primi versamenti. Niente da fare. Ma una qualche soddisfazione era arrivata nel settembre dell’anno scorso da un’ordinanza della sesta sezione della cassazione che annulla vari sequestri di computer e telefonini disposti nei confronti di tutti i componenti della famiglia che gestiva la multinazionale farmaceutica di Firenze Menarini. Naturalmente il Fatto non ne parla, ma nel testo del provvedimento si legge che «Il sequestro sulla Fondazione Open fu invasivo e sproporzionato», oltre che «onnivoro e invasivo». L’ordinanza della Suprema Corte dice esplicitamente che chi indagava per i finanziamenti alla Fondazione Open cercava di usare i sequestri per individuare altre notizie di reato. Se questo era lo stile, cioè individuare il “reo” prima di aver trovato il reato, forse non aveva tutti i torti Matteo Renzi quando diceva che un certo magistrato era “ossessionato” dalla sua persona.
Ma non è il solo. Certe patologie riguardano anche la stampa, o almeno una sua parte. Se Renzi è il numero uno delle ossessioni travagliesche, sicuramente Salvini, con annessi e connessi della Lega, a partire dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, è il numero due. Sono quattro i servizi dedicati a lui e ai suoi amici. Il primo, “Salvini in aula per i sequestri degli immigrati” non teme il ridicolo. Non un’ombra di dubbio sfiora il cronista, mentre racconta, con il tono virtuoso del bravo cronista, la storia di Open Arms. Neanche un accenno alla testimonianza dell’ex ministro Toninelli e dei suoi 42 “non ricordo”. Neppure un dubbio sul fatto che per esempio anche quando ormai c’era il governo Conte due e il ministro dell’interno era già Luciana Lamorgese, un’altra nave fu tenuta a lungo ferma in porto con i suoi passeggeri “sequestrati”. Magari perché si era in campagna elettorale.
Gli altri articoli su persone legate alla Lega servono solo a uno scopo: cercare di dimostrare – dimenticando il piccolo principio costituzionale che afferma essere la responsabilità penale personale – che tutto fa brodo e tutto va ricondotto al finanziamento illecito al Carroccio. Si rispolvera persino (un invito al magistrato?) l’episodio dell’hotel Metropol di Mosca, di cui non si sa più niente, forse perché non esiste il reato e l’inchiesta potrebbe essere finita su un binario morto, come si fa quando non si ha la forza di archiviare.
Il terzo politico preso di mira non potrebbe che essere Silvio Berlusconi. Ci sono tre tronconi sparsi per l’Italia del processo “Ruby ter” in cui il leader di Forza Italia è a giudizio perché accusato di aver corrotto testimoni delle due precedenti cause. Anche qui una ruga di dubbio non solca mai la fronte del cronista. Questi testimoni dovrebbero dire la “verità” su quel che succedeva nelle cene di Arcore. Ma nulla dello svolgimento di quelle serate costituisce reato, come ha stabilito una sentenza di assoluzione passata in giudicato. Che bisogno c’era quindi di corrompere testimoni che nulla avrebbero potuto dire oltre a quel che è stato sancito da una sentenza definitiva?
Gli altri casi giudiziari che avranno sviluppi nel 2021 riguardano l’ex magistrato Palamara e il suo processo di Perugia e anche quello sul crollo del ponte di Genova dopo la perizia che ha appurato la mancanza di manutenzione nel corso degli anni. E infine la vicenda Eni e la presunta maxitangente nigeriana per la quale viene processato l’amministratore delegato Claudio Descalzi per corruzione. Come dimenticare l’arringa del pm milanese De Pasquale che ha chiesto otto anni di carcere il 20 luglio scorso, nella stessa data tragica del suicidio nel carcere di San Vittore nel 1993 di un altro presidente Eni, Gabriele Cagliari, da lui indagato e “imbrogliato” sulla concessione della libertà? E come dimenticare il fatto che in un’inchiesta gemella, ma che riguardava l’Algeria, lo stesso preside te Descalzi è stato assolto dalla corte d’appello di Milano? I cronisti del Fatto non ricordano. Ricordano solo che il loro calendario non è né lunisolare né lunare, ma giudiziario. Anzi giustizialista.