Penso che il mio amico Travaglio debba studiare un po’. Non è mica tanto bravo a ricostruire le vicende della politica. Il suo archivio – zeppo di avvisi di garanzia – funziona male sulla politica. Così, per frustare i 5 Stelle dissidenti che non vogliono votare il Mes – neanche loro sanno bene perché – e rischiano di far cadere Conte, si è spinto a paragoni temerari senza sapere bene come andarono le cose. Ha messo tal Barbara Lezzi (una economista convinta che il Pil d’estate si impenni perché ci sono molti ventilatori: non sto scherzando) sullo stesso piano di Fausto Bertinotti, leader sindacale per molti decenni, protagonista di tante conquiste operaie e poi segretario di Rifondazione comunista. Per farlo, ha citato molto a vanvera tre episodi che evidentemente non conosce.

La caduta del governo Prodi 1, la crisi rientrata del Prodi 2 e poi la definitiva caduta del Prodi 2. Travaglio sostiene che il Prodi 1 cadde perché Bertinotti si ostinò a chiedere la follia della riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore. Non è vero. La storia delle 35 ore è dell’anno prima, non era proprio una follia perché nasceva da una legge varata in Francia e andava nel solco di un possibile asse Franco-Italiano nella guida delle politiche del lavoro europee, e non provocò comunque nessuna caduta di governo. Anzi, si concluse con la definizione di un progetto di legge, primo firmatario proprio Romano Prodi, che prevedeva l’introduzione anche in Italia delle 35 ore. Pensa un po’, Marchetto, che errori che fai certe volte. Il governo Prodi poi cadde perché Bertinotti, un anno dopo, si oppose a una legge di bilancio che riduceva i fondi per sanità e scuola. Bertinotti era convinto che il futuro del paese dipendesse dallo sviluppo e non dalla contrazione della sanità pubblica e della scuola pubblica. Non fu ascoltato. Da allora, e grazie a quella legge del bilancio, sanità e scuola iniziarono la discesa della quale, oggi, finalmente ci accorgiamo.

Secondo errore, meno grave. La vicenda Turigliatto, sulla quale scivolò e non cadde il Prodi due. Un gruppetto di minoranza trotzkista di Rifondazione si ribellò al partito (che era al governo con due ministri) e votò contro il governo Prodi 2 su una mozione di politica estera di scarsissima rilevanza. Il governo rischiò di cadere, ma Bertinotti riuscì a rimetterlo in piedi. Il gruppetto trotzkista del quale il senatore Turigliatto era l’esponente al Senato, era guidato dall’attuale vice direttore di Travaglio. A voi viene da ridere un po’, vero? Vabbé, è così, niente di grave. Piccole gaffe che poi si riparano. E già son due errori belli gravi.

Il terzo errore sta sulla ricostruzione della caduta del Prodi due, che spalancò le porte al centrodestra. Travaglio la attribuisce un po’ a Turigliatto e un po’ a Mastella. No, fu determinata dalla magistratura. Un giovane e ambizioso Pm di Catanzaro, un certo de Magistris, spedì un avviso di garanzia al ministro della Giustizia, Mastella, e arrestò sua moglie. Mastella, ovviamente, si dimise da ministro della Giustizia e il governo cadde. Poi Mastella e la moglie furono del tutto assolti insieme pressoché alla totalità degli imputati di de Magistris. ma de Magistris era riuscito a rovesciare l’esito delle urne. E che ve lo dico affà.